Governare il futuro. Il brand simbolo del sapone eco lascia i social per protesta

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Si chiama Lush, tra gli adolescenti è un cult per le saponette dalle forme più disparate e per le bombe, di sapone si intende, super colorate.

Ora ha annunciato di voler lasciare i social per protesta.

Il 26 novembre, il black Friday, proprio il giorno nel quale la più parte dei brand più cool del momento, in tutto il mondo, si riverseranno sui social con le loro offerte imperdibili, Lush farà un passo indietro e chiuderà le sue pagine e i suoi profili su Facebook, Tik Tok, Instagram e Snapchat.

Non una scelta di poco conto per un gigante con novecento negozi in giro per il mondo e un discreto seguito proprio sui social.

Ma quella del brand del sapone è una decisione di protesta.

I social network – evidentemente in modo particolare quelli che ha deciso di lasciare mentre resterà su Twitter e YouTube – secondo la società non fanno abbastanza per garantire la salute mentale dei loro utenti e, anzi, la danneggiano.

Un’accusa forte veicolata attraverso un’iniziativa che, certamente, non passerà inosservata anche se, inesorabilmente, resterà travolta dal chiasso digitale del black Friday.

“Come inventore di bombe da bagno, dedico tutti i miei sforzi alla creazione di prodotti che aiutino le persone a staccare la spina, rilassarsi e prestare attenzione al proprio benessere”, ha dichiarato in un comunicato Jack Constantine, chief digital officer e inventore di prodotti di Lush. “Le piattaforme di social media sono diventate l’antitesi di questo obiettivo, con algoritmi progettati per spingere le persone a continuare a scorrere i contenuti e impedire loro di staccare i dispositivi e rilassarsi”.

Sempre difficile interpretare decisioni di questo genere di un marchio importante come Lush e guai a dare per scontata la genuinità delle motivazioni ma, se fosse così, sarebbe un bel segnale, verrebbe da dire persino a prescindere dall’effettiva sussistenza o meno delle responsabilità imputate ai social network che ha in animo di abbandonare.

Significherebbe che c’è ancora spazio per società commerciali che hanno voglia di assumere un impegno civile nella dimensione digitale e di farlo anche entrando in rotta di collisione con giganti del web senza i quali, per molti, invece, non sarebbe più possibile fare business o, forse, addirittura, esistere online.

C’’è vita, insomma, oltre i social che conosciamo.

Difficile pensare che l’iniziativa di Lush valga a cambiare le cose.

Difficile pensare che una società – per quanto cool tra gli adolescenti – che scende dai social o, almeno da alcuni di essi, suggerisca, per davvero, questi ultimi di cambiare direzione.

Ma il segnale è importante e, forse, è l’occasione per chiedere ai brand più grandi di unirsi alla società civile nel governo dell’ecosistema digitale con scelte, anche non necessariamente radicali tanto quanto quella di Lush, ma, comunque, capaci di veicolare più forte di quanto non sappia fare la voce degli utenti un messaggio ai gestori delle grandi piattaforme perché garantiscano in maniera sempre più efficace la salute, anche mentale, dei loro utenti a cominciare, naturalmente, dai più piccoli.

E’ una strada lunga ma, come è stato per le tematiche ambientaliste e per quelle consumeristiche, la si può percorrere e, probabilmente, il momento giusto per iniziare e ora perché, domani, quando saremo immersi più di oggi in quello che Mark Zuckerberg ha già battezzato il metaverso, farlo sarà ancora più difficile.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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