Governare il futuro. Inghilterra: bufera su uso chat ed email private nel Governo

·3 minuto per la lettura

Chat su questioni di Governo su Whatsapp e questioni di Stato affrontate con scambi di mail utilizzando il servizio di posta elettronica di Google.

In Inghilterra un’autentica bufera legale si sta abbattendo sul Governo per un fenomeno che, in realtà, travalica i confini del Regno di Elisabetta.

Good Law Project, un’associazione non profit inglese, è convinta che i membri del Governo e del sotto-Governo di Sua Maestà non dovrebbero usare servizi privati di chat e e-mail per questioni di carattere pubblico e che, viceversa, tale pratica sia straordinariamente diffusa a tutti i livelli dell’apparato pubblico.

Secondo l’associazione che ha appena promosso un’azione legale nei confronti di molti esponenti del Governo il ricorso a Whatsapp, Gmail e decine di altri analoghi servizi di messaggistica e posta da parte di componenti dell’esecutivo e loro staff per affrontare questioni di rilevante interesse pubblico non è solo sbagliato ma assolutamente illegale perché minerebbe alla radice alcune delle garanzie che la legge riconosce a cittadini, media e società civile in particolare in termini di accesso a tutti i contenuti connessi all’attività di chi amministra il Paese.

Le contestazioni di Good Law Project, in effetti, non sembrano infondate né nei fatti, né in diritto.

Per un verso, infatti, sembra innegabile – perché lo hanno raccontato una serie di recenti fatti di cronaca rimbalzati sui tabloid inglesi – che capiti con una certa frequenza che Ministri e relativi staff si scambino messaggi collegati alle loro funzioni via Whatsapp e, per altro verso, è fuor di dubbio che quando si affida un contenuto a un fornitore di servizi privati – specie se si tratta di un servizio destinato al grande pubblico – è difficile dirsi certi che, in caso di bisogno, si sarà in grado di recuperarne una copia per metterla a disposizione di un cittadino o di un’organizzazione che legittimamente ne facessero richiesta come, ad esempio, potrebbe accadere in forza del c.d. FOIA, il Freedom of Information act, la disciplina inglese – analoga a quella italiana – che garantisce a chiunque il diritto di accedere, anche a prescindere da uno specifico interesse, alle informazioni in possesso della Pubblica Amministrazione.

Diversi esponenti del Governo di Sua Maestà si difendono negando il ricorso a WhatsApp, Gmail e altri analoghi servizi per questioni di governo o sostenendo che quando capita che utilizzino tali servizi per finalità di ufficio utilizzerebbero accortezze idonee a fare in modo che tutti i messaggi siano adeguatamente conservati a disposizione di chiunque abbia eventualmente diritto di accedervi.

Ma, almeno guardando alle cose di casa nostra, prender per buona questa tesi non è facilissimo.

Non resta che stare a vedere come andrà a finire la vicenda ma, frattanto, forse vale la pena porci qualche domanda e cercare qualche risposta anche da questa parte della Manica perché chiunque conosca qualcosa delle cose della politica e delle Istituzioni sa che, in effetti, lo stesso vizietto – semplicemente per una questione di comodità e senza nessuna malizia – è diffuso anche tra gli occupanti delle nostre stanze dei bottoni.

E che in Inghilterra, alla fine, abbiano la meglio gli attivisti di Good Law Project o i membri del Governo, il problema esiste e, in qualche modo, va gestito e affrontato anche perché, a prescindere dalle conseguenze connesse all’eventuale incapacità dell’amministrazione di adempiere a una legittima richiesta di accesso da parte dei cittadini, in molti casi, per questa via, si finisce con il consegnare contenuti anche sensibili in una dimensione di sicurezza nazionale e internazionale e una miriade di dati personali a fornitori di servizi privati che rispondono a ordinamenti e Governi stranieri.

 

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli