Governare il futuro. In Iran arriva l’app di dating di Stato contro la crisi della famiglia

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Si chiama Hamdam che significa partner in siriano.

È un’app di incontri che il Governo iraniano ha appena deciso di autorizzare e anzi promuovere come strumento di contrasto alla crisi della famiglia e delle nascite.

Le app di dating più famose al mondo – Tinder in testa – in Iran sono vietate perché si ritiene che siano strumenti di corruzione dei valori e dei principi della famiglia.

Ma, ora, il Governo ha scelto di mandare in campo la tecnologia, quella che ritiene la tecnologia buona, contro uno dei problemi più seri che affligge il Paese: la crisi demografica.

I cittadini si sposano poco e tardi e non fanno figli, minacciando di condannare il Paese a invecchiare e tanto nel prossimo trentennio.

Hamdam è, sostanzialmente, un’agenzia matrimoniale di Stato che funziona attraverso un’app che, appunto, ora, le Autorità siriane stanno promuovendo perché più sicura rispetto a quelle di mercato e, soprattutto, rispettosa dei valori tradizionali.

Su Hamdam si entra solo dopo essere stati identificati con documento di identità in mano e, soprattutto, sono gli algoritmi di intelligenza artificiale dietro all’app a fare gli abbinamenti secondo parametri non noti agli utenti ma, evidentemente, ritenuti compatibili con i principi islamici dal Governo.

E non basta perché una volta che un algoritmo abbina due persone e i due decidono di approfondire la conoscenza e eventualmente di sposarsi la stessa app affianca ai due un consulente matrimoniale che li accompagnerà nei primi quattro anni del loro matrimonio.

Senza dire che non è facile, probabilmente, sottrarsi a un matrimonio suggerito da un’app di Stato o, quasi.

Inutile e sbagliato provare a giudicare dal nostro angolo visuale, geograficamente e culturalmente così tanto lontano, la scelta del Governo iraniano.

E, però, è fuor di dubbio che sia una conferma, una ulteriore, di quanto gli algoritmi e l’intelligenza artificiale potranno, negli anni che verranno, essere pervasivi nelle nostre esistenze.

La storia di Hamdam, infatti, racconta addirittura di un algoritmo certificato dallo Stato come coerente con i propri principi a differenza di decine di altri algoritmi, quelli che animano tante altre piattaforme di dating online, che, invece, sono stati bollati come contrari a tali principi.

Dating a parte, forse, la vicenda ci suggerisce, nel guardare avanti e nel nostro quotidiano esercizio di discussione sul governo del futuro di prestare attenzione rispetto al rischio, niente affatto lontano e niente affatto fantascientifico, che gli algoritmi e le intelligenze artificiali diventino in fretta strumenti e veicoli per l’imposizione di un pensiero unico, un modo universale o, almeno diffuso tanti quanto il pubblico di una determinata app o servizio online, di guardare alle cose del mondo, di agire, di comportarci e rapportarci agli altri.

Se avvenisse il ricordo di quanto i media tradizionali, televisione in testa, hanno condizionato e plasmato, a immagine e somiglianza dei pochi che li controllano e li hanno controllati, il modo di pensare di molti, diventerà pallido, sbiadito, quasi impercettibile con buona pace di tanti diritti e libertà condannati all’estinzione per desuetudine perché i cittadini potrebbero, semplicemente, non avvertire più l’esigenza di rivendicarli e esercitarli.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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