Governare il futuro. La scuola è il nido della democrazia, parola della Corte Suprema

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Una reazione, anche se sopra le righe, di un’adolescente su Snapchat postata fuori dall’orario scolastico anche se relativa a vicende scolastiche deve essere considerata esercizio della libertà di parola e non può formare oggetto di un provvedimento disciplinare.

La storia è quella di Brandi Levy della quale avevamo già parlato proprio in questa rubrica.

All’epoca dei fatti aveva quattordici anni e un giorno, uscendo da scuola dopo aver appreso che non era stata ammessa nella squadra delle cheerleader si fece un selfie con il dito medio alzato mandando a quel paese – o, forse, a voler tradurre letteralmente dall’inglese un po’ più in la - la scuola, la sua squadra di football e quella delle relative cheerleader e caricò il post su Snapchat, la popolare piattaforma di social network per immagini che ha un particolare successo specie tra i più giovani.

La notizia arrivò all’orecchio del Preside della scuola che sospese la ragazzina dalla partecipazione alle attività delle cheerleader per un anno intero.

Brandi e famiglia decisero di portare la questione davanti ai giudici contestando il potere della scuola di adottare provvedimenti disciplinari nei confronti di una studentessa per un fatto accaduto fuori dalla scuola e, comunque, costituente esercizio della liberà di parola.

E i giudici, quelli di primo e secondo grado le avevano dato ragione.

Ieri è arrivata la decisione della Corte Suprema che conferma le precedenti decisioni.

La scuola ha sbagliato a punire la Levy per quel post perché la Levy con quel post, per quanto utilizzando un linguaggio e un’immagine volgari ha espresso semplicemente il suo pensiero in un contesto, per quanto ampio, di amici e conoscenti senza interferire in maniera rilevante con l’attività scolastica.

Sono eccezionali, scrivono i Giudici della Corte Suprema le ipotesi nelle quali la scuola pu&ogra...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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