Governare il futuro. Tante, troppe applicazioni pericolose negli store

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Sono 813mila le applicazioni complessivamente rimosse nel primo semestre del 2021 dagli store di Apple e di Google perché, per una ragione o per l’altra, insicure.

Una vera ecatombe di app che, però, sono state utilizzate da milioni di utenti e restano installate su milioni di dispositivi.

È impietosa, preoccupante, allarmante la fotografia del mercato delle applicazioni per smartphone e tablet che rimbalza dal rapporto pubblicato la scorsa settimana da Pixalate.

Nello scaricare un’app dai due grandi supermercati online gestiti da Apple e Google c’è davvero poco da star tranquilli perché spesso, molto spesso si spalancano le porte dei nostri dispositivi a spioni di ogni sorta.

E non parliamo di applicazioni ai margini del mercato, dimenticate, ignote o non considerate dagli utenti.

Le app cancellate dal Play Store di Google nei primi sei mesi del 2021, prima di essere cancellate, erano state complessivamente scaricate oltre 9 miliardi di volte.

Mentre le app cancellate dall’Apple store erano state oggetto di quasi 22 milioni di recensioni da parte degli utenti.

Eppure, tanto per fare qualche esempio, il 25% delle applicazioni cancellate dal Play Store erano semplicemente e completamente prive di un’informativa sulla privacy e altrettanto capitava per il 59% delle app cancellate dall’Apple Store.

Insomma, centinaia di migliaia di applicazioni installate da milioni di utenti che non si preoccupavano neppure di spiegare a questi ultimi chi avrebbe fatto cosa con i dati personali raccolti attraverso l’uso dell’app e, naturalmente, men che meno di riconoscere agli utenti qualsivoglia diritto in relazione ai dati personali.

Una situazione che definire allarmante è probabilmente poco.

Eppure una situazione che impallidisce davanti all’altra che rimbalza dallo stesso rapporto: il 66% delle applicazioni ora cancellate dal Play Store, una volta installate sui dispositivi degli utenti, attivavano, in assenza di qualsivoglia autorizzazione, una serie di funzionalità straordinariamente invasive.

In qualche caso il GPS dello smartphone o del tablet così da raccontare al fornitore dell’app dove il suo utilizzatore si trovava, in altri casi addirittura la cam del dispositivo così da permettere al fornitore e, magari, anche a terzi persino di guardare dentro casa degli utenti o di guardarli in faccia.

Taiwan per le applicazioni rimosse dal Play Store e la Cina per quelle rimosse dall’Apple Store i Paesi di produzione della più parte delle app rimosse.

Ma, nella più parte dei casi, non è neppure dato sapere da dove arrivassero le applicazioni ora cancellate.

E, come se non bastasse, in oltre l’80% dei casi, le applicazioni pericolose erano app destinate a bambini under dodici.

Uno scenario da non credere eppure drammaticamente documentato nella sua esistenza e consistenza dai numeri.

Quel mondo, quello delle applicazioni da installare sui nostri dispositivi è, o almeno appare – a leggere il report – come un mondo decisamente insicuro.

Ma gravità della fotografia a parte, difficile scorrere il report senza convincersi che è urgente fare qualcosa per scongiurare il rischio che centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo cadano vittima, di furbi, furbetti, banditi e truffatori golosi dei loro dati, delle loro vite e dei loro soldi e desiderosi di metterci le mani sopra attraverso questa o quell’app.

Come sempre, navigante avvisato è mezzo salvato.

Scaricare un’applicazione, specie se gratuita, dal Play Store o dall’Apple Store è operazione straordinariamente semplice che si fa in un paio di tap e una manciata di secondi ma vale decisamente la pena, se si vogliono evitare brutte sorprese, spendere qualche minuto a leggere la relativa documentazione e provare a capire se e quanto è affidabile l’app che si è impossessata dei nostri desideri.

Frattanto meglio leggere l’elenco completo delle app rimosse disponibile nel report e se c’è una delle app presenti sul nostro smartphone, cancellarla definitivamente.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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