Governatori divisi sul "modello Austria", il Governo allontana l'ipotesi

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Quando il Natale in giallo si presenta non come romanzo di Agatha Christie ma come pericolo imminente, tutto può succedere. Anche che a scavalcare la cautela del governo e i distinguo dei partiti siano due governatori forti, in prima linea sulla lotta alla pandemia, e di centrodestra, come il friulano Massimiliano Fedriga (leghista nonché presidente della conferenza delle Regioni) e il ligure Giovanni Toti (Coraggio Italia). Protagonisti di un’offensiva coordinata, partita da due interviste gemelle, per evitare nuove chiusure a danno dell’economia in faticosa ripresa e della stragrande maggioranza di cittadini vaccinati. “Ero al telefono con Fedriga – rende noto Toti in mattinata – Come Regioni chiederemo che le restrizioni legate alle fasce di colore valgano solo per i non vaccinati”. Idem sentire con il collega friulano, che lunedì potrebbe già toccare la zona gialla: “Se arrivassimo all’arancione, il prezzo delle chiusure non possono pagarlo gli immunizzati che sono l’85% degli italiani”.

Giovedì mattina si riunirà la conferenza delle Regioni e nel pomeriggio l’organismo di raccordo tra Stato e Regioni. Ma già oggi Fedriga a Roma ha incontrato i capigruppo parlamentari, spiegando che i costi sanitari aggiuntivi della pandemia sono “insostenibili” per le Regioni. Fonti governative però raffreddano gli animi: l’ipotesi di restrizioni per i non vaccinati non sarebbe “sul tavolo”.

Tra i governatori per ora non c’è una linea unanime. I timori di una quarta ondata che aggravi la situazione di ospedali, scuole, trasporti, commercio, turismo, ci sono. E le prossime luminarie natalizie hanno l’effetto del drappo rosso davanti al toro. Ma l’idea di intestarsi la scelta di nuove strette, togliendo le castagne dal fuoco al governo, non convince tutti. Favorevole il presidente della Lombardia Attilio Fontana: “Non possiamo pensare a restrizioni per gli 8 milioni di lombardi che si sono vaccinati dimostrando fiducia, consapevolezza e senso del bene comune”. Il forzista Roberto Occhiuto vede la situazione per ora sotto controllo, ma se peggiorasse è sulla linea Toti-Fedriga. Mentre il veneto Luca Zaia è perplesso, paventa dubbi di costituzionalità per lockdown selettivi contro i non vaccinati, ma soprattutto preferirebbe che fosse Draghi a farsi carico di ulteriori restrizioni.

Vincenzo De Luca preferisce accelerare sulla terza dose. Alcuni presidenti, davanti alla “fuga in avanti”, vorrebbero piuttosto linee guida comuni decise da Palazzo Chigi e dalla Salute, su parere del Cts. Un modo anche per non intestarsi misure economicamente onerose (il raddoppio dei tamponi a validità accorciata da 48 a 24 ore), complesse da mettere in atto e impopolari per una minoranza di elettori. Prospettiva che, infatti, innervosisce il leader della Lega Matteo Salvini: “Stiamo lavorando per non chiudere, non proibire, niente a nessuno. Stiamo tra i paesi più vaccinati al mondo, siamo all′85%. Allora facciamo la terza dose. Mi avevano spiegato che con vaccino e green pass era tutto a posto, mi rifiuto di pensare a nuove chiusure” avvisa.

Si vedrà giovedì, perché è evidente la pressione a cui è sottoposto Fedriga sul suo territorio, mentre Toti è dagli albori del virus sulla linea del rigore. E i governatori del Nord per una serie di contingenze sono i più esposti: nella Lombardia di Fontana c’è il tema dei trasporti pubblici locali, metro e tram di Milano in primis; in Veneto, come in Friuli e Alto Adige, c’è la pressione degli operatori sciistici che rischiano di non sopravvivere a un’altra stagione di black out. In più a Trieste hanno toccato con mano i danni arrecati alle attività portuali e al turismo dai cortei scomposti: “Il dato di fatto è che hanno provocato il più grande cluster della storia pandemica del Friuli – si infuria il governatore – Sono stati tracciati più di 200 positivi, oltre a centinaia che non dicono dove sono e migliaia che non vogliono farsi il tampone...”.

Ecco che all’interno del “modello Italia” cominciano a farsi strada gli esempi più drastici dell’Austria (che prevede forme di lockdown per i No Vax) e della Germania (che in diversi laender esclude il tampone dal green pass). Fedriga, anche per il ruolo istituzionale che riveste, è meno esplicito: “Non parlo di maggiori restrizioni per i non vaccinati ma di maggiori aperture per i vaccinati”. Toti, invece, ha il ruolo di sfondare le linee avversarie: se i dati peggioreranno sì al green pass a “due velocità” con quello basato sui tamponi limitato a lavoro, spesa al supermarket e farmacia, senza accesso a ristoranti, cinema, palestre e altre attività. Nonostante la Liguria al momento non sia a rischio immediato, i numeri salgono anche lì, e il governatore è cauto. Come lo è il neo-presidente forzista della Calabria Occhiuto: “La situazione è sotto controllo, ma se dovesse peggiorare oltre il giallo allora le restrizioni coinvolgano esclusivamente i non vaccinati”. Perché Capodanno in arancione sarebbe direttamente un film horror.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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