Governo, accuse incrociate sulla responsabilità della crisi

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Roma, 21 lug. (askanews) - La vittoria ha molti padri mentre la sconfitta è orfana. La caduta del governo Draghi appartiene evidentemente alla seconda categoria: il M5s accusa lo stesso premier e il centrodestra; il centrodestra accusa il M5s e il Pd; i centristi accusano "i populisti"; e il Pd prova ad ancorarsi al dato di realtà: la responsabilità è di chi non ha votato la fiducia. Ovvero M5s, Fi e Lega.

Se per Matteo Renzi i colpevoli sono "i populisti", per Enrico Letta, semplicemente, "le responsabilità dei partiti che non hanno votato la fiducia" al governo Draghi "sono le stesse, hanno sbagliato tutti, non mi si venga a fare classifiche di responsabilità". Che è invece quello che provano a fare i partiti che la fiducia non l'hanno votata.

A partire da Giuseppe Conte, che riunito con i suoi parlamentari sintetizza così la vicenda: "Abbiamo preso atto che non ci volevano e abbiamo tolto il disturbo". Il presidente M5s ha lamentato l'assenza di "risposte" da parte del premier Mario Draghi sui temi posti dal Movimento, come sul "superbonus", su cui anzi c'è stato un "attacco frontale". La decisione di non partecipare al voto di fiducia in Senato era dunque "obbligata": l'intenzione era quella di dare un "appoggio esterno", ma l'intervento di Draghi e poi la "scelta del centrodestra" avrebbe fatto saltare tutto, secondo quanto ricostruito dal leader M5s.

Versione opposta dal centrodestra. Matteo Salvini incolpa "la follia dei 5 Stelle e le provocazioni del Pd", formula che già ripete come un mantra. Antonio Tajani allarga la responsabilità anche al premier: "Ieri siamo rimasti stupiti dalla scelta di Mario Draghi di mettere la fiducia su una risoluzione presentata dal senatore Casini. In quel momento ha scelto il Pd e non ha scelto il centro destra di governo che gli chiedeva di andare avanti con un nuovo patto".

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