Governo, Alpa: Conte neutrale ma prima o poi dovrà schierarsi

Afe

Roma, 2 nov. (askanews) - "Giuseppe Conte vuole sempre mantenere il ruolo di super partes nelle coalizioni di cui è stato premier, ma prima o poi sarà costretto a schierarsi". A dirlo in una intervista a 'La Stampa' è Guido Alpa, uno dei più importanti avvocati italiani, 'mentore' del premier Giuseppe Conte.

"Lui - racconta Alpa - è molto impegnato. Però rivelo una cosa: mi chiama la domenica, per chiedermi come sto, come mi vanno le cose. Non gli do alcun consiglio, non ne ha bisogno". La politica è un argomento di conversazione? "No, non ne parliamo mai. Anche perché la pensiamo diversamente, io sono sempre stato socialista e morirò socialista".

Alpa parla poi delle polemiche sulla vicenda del parere legale per l'affare Retelit, che s'intreccia con le attività del finanziere Raffaele Mincione e con la vicenda Carige. Per Alpa l'idea è che "vogliano colpire me, per colpire il premier. E' penoso vedere come siano costruite ad arte fake news sulla base di una tecnica semplicistica, l'associazione casuale di immagini e parole. Questa tecnica è stata condannata dalla corte di Cassazione, già dal 1984".

Per quanto riguarda Mincione, prima della questione Carige vi conoscevate già? "Fino a poche settimane precedenti l'assemblea di Carige (il 20 settembre, ndr) non conoscevo Mincione, non l'avevo mai incontrato né avevo avuto modo di interessarmi alle sue attività". Poi "mi chiese assistenza professionale e io lo aiutai, sia in giudizio, sia nel corso dell'assemblea. Dopo quella vicenda non l'ho più incontrato. È del tutto improprio quindi accostare il mio nome a Mincione nella vicenda degli acquisti immobiliari a Londra da parte del Vaticano".

Conte ha detto di non aver mai avuto contatti diretti con i vertici del fondo di Mincione nella vicenda Retelit. Qualcuno ha sospettato che la pratica possa avergliela girata lei. "Non è andata così. Io - precisa - ho conosciuto Mincione due settimane prima dell'assemblea di Carige. L'incarico a Conte è precedente. Poi c'è un altro elemento. Il segreto professionale. Anche con un amico, con il collega vicino di stanza. Sono stato presidente del Consiglio nazionale forense che si occupa di deontologia, è assurdo pensareche l'abbia potuta violare".

C'è poi la vicenda della Link, l'università del Russiagate. "Ho accolto l'invito della Link a far parte di un comitato scientifico per la pubblicazione di una collana editoriale, ma l'associazione tra Link e Russiagate ha fatto sì che i giornali insinuassero che ero coinvolto in questa vicenda! Non c'entro nulla e non ne so nulla". Ha mai conosciuto o almeno incontrato Mifsud? "No, non l'ho mai visto"

Anche sul concorso universitario si sono concentrati gli oppositori del premier... "La commissione era stata estratta a sorte: era composta da me e da altri quattro membri. Data la mia giovane età non ne ero il presidente. Conte ebbe l'unanimità dei giudizi positivi. Anche se non lo avessi votato, avrebbe avuto quattro voti e gli altri candidati ne ebbero zero: Conte avrebbe vinto egualmente. Tutte le illazioni sul concorso sono infondate". Siete mai stati soci, lei e il professor Conte? Ci sono le foto delle targhe sul portone che riportano entrambi i vostri nomi. "Chiarisco che io ero associato fino a qualche anno fa con un valoroso avvocato genovese (Tommaso Galletto e infatti lo studio professionale era conosciuto come Alpa-Galletto, ndr). Quindi non potevo essere membro di un'altra associazione; basta leggere la disciplina della professione forense per rendersene conto. Avevo ed ho studio a Genova e ho anche una sede romana. In quella sede eravamo semplici coinquilini", conclude Alpa.