Governo in bilico, attesa per conferenza stampa di Renzi

di Angelo Amante
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L'ex presidente del Consiglio Matteo Renzi

di Angelo Amante

ROMA (Reuters) - La conferenza stampa fissata per questo pomeriggio da Matteo Renzi alla Camera dovrà sciogliere il nodo della permanenza o meno di Italia Viva nell'esecutivo, con l'Italia sull'orlo di una crisi di governo mentre infuria la pandemia di coronavirus.

L'ex premier è da settimane ai ferri corti con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte riguardo la ripartizione dei miliardi di euro offerti dall'Unione europea nell'ambito del Recovery fund varato per rilanciare l'economia del continente nel post pandemia.

L'appuntamento coi giornalisti, previsto alle 17,30 alla Camera, vedrà la partecipazione delle ministre di Italia Viva - Elena Bonetti e Teresa Bellanova - e del sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto.

La presenza dell'intera squadra di governo di Italia Viva lascia presagire l'annuncio delle dimissioni e della fine del sostegno all'esecutivo, sebbene dal partito di Renzi non arrivino conferme al riguardo.

Proprio nella tarda serata di ieri si è consumato l'ultimo strappo nella maggioranza, con l'astensione delle ministre renziane sul Recovery plan nazionale licenziato dal Consiglio dei ministri.

Sebbene il governo abbia accolto parte delle richieste dell'ex premier, raddoppiando ad esempio da 9 a circa 20 miliardi le risorse da destinare alla sanità, i renziani lamentano fondi insufficienti, specie per i loro ministeri - Famiglia e Agricoltura - e soprattutto la mancata richiesta dei prestiti per la sanità al Meccanismo europeo di stabilità (Mes).

Quest'ultimo, detto anche fondo salva-Stati, potrebbe offrire circa 36 miliardi di euro da convogliare nella sanità italiana fortemente provata dalla pandemia.

Sul punto c'è però il no deciso dei 5 stelle, convinti che le condizionalità imposte dai prestiti Mes costituirebbero una pesante ipoteca sulla futura sostenibilità delle finanze nazionali.

"Chi dice prendiamo i prestiti del Recovery fund e non il Mes non si rende conto che il Recovery ha condizionalità maggiori", ha detto Renzi in un'intervista a Rai 3 ieri sera.

A Palazzo Chigi si preparano allo scontro totale. Il premier ha già fatto sapere di non voler discutere di nuove maggioranze assieme a Italia Viva nel caso in cui Renzi ritirasse il suo sostegno, mentre il Partito Democratico spinge per la trattativa a oltranza, convinto che la maggioranza possa ancora salvarsi.

"Io non mi arrendo, il Pd non si arrende, (il segretario Pd Nicola) Zingaretti non si arrende, dobbiamo fare di tutto per salvare questa maggioranza", ha detto il capogruppo del Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci, vicino a Renzi, in collegamento con la trasmissione l'Aria che tira.

Si fanno insistenti le voci secondo cui Conte - una volta formalizzata la crisi - potrebbe rimpiazzare i 18 senatori renziani con una pattuglia di "responsabili" per rimanere a galla.

A oggi non ci sono conferme che un gruppo così corposo possa venire in soccorso del premier a Palazzo Madama.

Nel caso in cui Conte dovesse abbandonare Palazzo Chigi, tutte le ipotesi sarebbero aperte. Assieme al salvataggio del premier ad opera dei responsabili, c'è la riproposizione di questa stessa coalizione con un nuovo premier oppure le larghe intese, un governo con tutti i partiti per fronteggiare l'emergenza Covid.

A sorpresa, a proporre un "patto" alle forze presenti in Parlamento è Beppe Grillo, il fondatore del Movimento da tempo allontanatosi dalla gestione quotidiana della sua creatura.

"Non può esistere in questo momento una distinzione tra maggioranza ed opposizione perché tutti i rappresentanti del popolo devono contribuire uniti a sostenere, in uno dei momenti più bui della sua storia, il Paese", ha scritto il comico su Facebook rilanciando la lettera aperta di un parlamentare pentastellato.

"È sottinteso che il governo è di Conte", ha precisato Grillo in un commento sotto lo stesso post.

Nel caso in cui tutti i tentativi di salvare la legislatura fallissero, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella non rimarrebbe che sciogliere le Camere e convocare elezioni anticipate.

(In redazione a Roma Francesca Piscioneri)