Governo, Casalino: "Mio futuro? Forse in Parlamento"

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"Il mio futuro? Forse in Parlamento". Così Rocco Casalino, ospite de L'Intervista di Maria Latella su Skytg24. Un futuro in tv? "Non so nulla, Sky ha una proposta? Scherzi a parte, mi stanno arrivando tante proposte, per ora sono orientato a restare nell'ambito della politica", spiega. Alla domanda se, come altri portavoce prima di lui, potrebbe mai candidarsi, "sono molto schietto: credo di aver servito lo Stato, ho imparato tante cose, il flusso naturale sì, potrebbe essere in Parlamento". Ma sulla candidatura "ho un po' il panico, soffro il giudizio", ammette.

Casalino ammette anche la sua amarezza per gli attacchi subiti dai media. Si toglie un sassolino dalla scarpa col Corriere della Sera, "trattato sempre coi guanti, sarà che venivo da Milano. Io non volevo riconoscenza, ma ho letto un pezzo così cattivo in un giorno che per me era comunque un giorno di dolore", dice riferendosi al giorno in cui ha lasciato Palazzo Chigi.

E a Latella, che gli contesta di aver ignorato molto spesso le chiamate dei cronisti e di avere avuto un suo inner circle, "io ricevevo anche 800 sms al giorno, alle due di notte, ma anche alle 4 di mattina. Un flusso di informazioni infinito". Sulla sua presunta arroganza, "io gioco - assicura - non avevo in realtà questa arroganza, usarla è anche un modo per difendermi dai pregiudizi, contro di me c'era un certo snobbismo. Anche quando è girata la voce di un mio libro, spesso commentavano: 'ma perché Casalino fa un libro???'.

"Forse l'unico problema - dice poi incalzato sul suo ruolo da portavoce - è che mi sono fidato, alcuni giornalisti li conoscevo da 5-6 anni, li trattavo con confidenza, con scherzo, a volte con leggerezza. Quando sono arrivato a P. Chigi erano gli stessi giornalisti, per me degli amici. L'errore più grande è stato quello di non rendermi conto che non potevo mandare audio con leggerezza ad esempio, perché tutto veniva usato contro di me o contro il presidente. Alcuni, non tutti, sono stati terribili con me".

Per il portavoce dell'ex premier Giuseppe Conte - che in futuro vede "leader di partito e non solo federatore" - il nuovo presidente del Consiglio Mario Draghi "è rimasto nel suo stile, molto naturale, non studiato. Mi è piaciuto che ha toccato in modo molto importante il tema ambiente, che sarà 'il tema' dei prossimi anni. Se devo essere sincero, sto attento nell'uso delle parole, ma manca di empatia, almeno secondo me". E il suo linguaggio "sembra diretto a una platea medio-alta, direi quasi d'elite".

"Sento spesso il presidente" Conte, "ora - aggiunge - è in una fase in cui sta facendo diverse valutazioni, è normale del resto: siamo usciti da pochi giorni da Palazzo Chigi e deve fare un suo percorso. La mia impressione è che se dovesse assumere un ruolo da federatore, io, per esperienza personale, so che se un leader non dà un riferimento diretto a un partito, sporcandosi le mani in campagna elettorale, paese per paese, provincia per provincia", ma si limita al "'votate la coalizione', chi vota M5S continua a votare M5S, chi vota Pd continua a votare Pd, chi vota Leu, Leu. Adesso abbiamo ancora un gap con il centrodestra di 7-8 punti e quelli non si recuperano con un leader di coalizione: serve un leader di partito, altrimenti quei punti non li recuperi", sottolinea. Conte "gode di un consenso straordinario, che è rimasto sempre alto, è l'unico che è riuscito a mantenerlo". Quanto alla sua caduta, Casalino ammette che era attesa. "Il sentore lo avevamo - dice - avevamo capito che c'era un progetto prestabilito: Renzi voleva farlo cadere. E' come quando dici a una persona se vuole un caffè e ti risponde: 'sì ma con lo zucchero no, senza zucchero nemmeno, con il latte non lo voglio, con la soia nemmeno... finché non capisce che il caffè non lo voleva dal principio".

Per quanto riguarda la Lega e Matteo Salvini, spiega ancora Casalino, hanno fatto "tante capriole, faccio fatica a capire alcune posizioni, anche su Draghi. Credo che tutti facciano attenzione ai sondaggi, dicono che non contano ma appena il trend scende inizia il panico" e "quando accade tutti iniziano ad agitarsi. Può darsi che Salvini possa provare a spingere su alcuni temi, come ha fatto con noi. Lui è una macchina di consensi, tanto di cappello su questo. Gira, è molto sensibile al senso comune".

E sulla 'crisi' che sta attraversando il Movimento 5 Stelle, con i voti contrari di alcuni senatori al governo Draghi, "secondo me si riprenderà, i valori, come quello dell'ambiente sono rimasti gli stessi. Certo, l'appoggio a Draghi ha avuto un costo molto alto e peserà. Dopodiché, noi in 3 anni abbiamo fatto moltissimo: forse non abbiamo aperto la scatoletta di tonno, ma l'abbiamo spaccata sì".

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