"Governo crei reddito cittadinanza per orfani femminicidio"

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di Antonietta Ferrante"Un reddito di cittadinanza per gli orfani di femminicidio". Un risarcimento per chi vittima lo è due volte: di un padre violento che uccide una madre e di uno Stato che, spesso, non sa tutelare una donna che ha già denunciato maltrattamenti e stalking. E' la proposta di Assunta Bianco (VIDEO), sorella di Antonia uccisa il 13 febbraio 2012 a San Giuliano Milanese, comune alle porte di Milano, davanti all'abitazione dell'ex compagno. "Sono anni che attendiamo una legge e io non credo più alle promesse. Al governo chiedo un provvedimento urgente, immediato, che risponda a un'esigenza concreta. Lo faccio per i miei nipoti e per chi vive il loro stesso dramma".  

Un esercito che ogni giorno incrementa le proprie fila: 2.100 dal Duemila, 500 gli orfani di femminicidio solo dal 2017 ad oggi.  Antonia, italo-argentina, aveva 43 anni quando Carmine Buono, condannato in via definitiva all'ergastolo, l'ha colpita con una stilettata che le ha perforato il cuore. Un solo foro sotto l'ascella sinistra, "più piccolo di una moneta di centesimo", che le ha tolto il respiro, mentre a casa il loro figlio di sei anni non smetteva di chiedere dove fosse sua madre. Maximiliano e Florencia, gli altri figli della vittima nati da precedenti relazioni, non sono riusciti a dirgli la verità. Ci hanno pensato gli assistenti sociali, che seguivano la difficile separazione, a spiegare al piccolo che la mamma non c'era più, colpita a morte dal papà.  

Dopo sette anni il processo penale, che ha avuto un iter travagliato, ha risposto al bisogno di giustizia della famiglia di Antonia, ma lo Stato continua a latitare. "Mia sorella - denuncia all'Adnkronos Assunta Bianco - è morta per colpa di chi allora non ha saputo proteggerla e che oggi non sa ancora riconoscere nulla ai suoi figli. In tre anni Antonia aveva presentato una dozzina di denunce per maltrattamenti contro il suo assassino, ma a nulla è servito. Dopo la sua morte lo Stato, a cui siamo pronti a fare causa, si è dimenticato dei suoi figli".   

Dal primo minuto Assunta e sua madre di 78 anni hanno fatto i conti "con il più tremendo degli incubi" e si sono rimboccate le maniche, ma forze materiali e fisiche non sono sempre facili da reperire. Maximiliano, che a 23 anni ha visto la madre morire sotto i suoi occhi, si è sposato e ha una messo su famiglia; Florencia ha 20 anni, studia per diventare un'odontotecnica e vive insieme alla nonna che ha una pensione di 600 euro, il piccolo di casa è accudito da una famiglia affidataria che non gli fa mancare nulla.   

Da quell'uomo, nullatenente, riconosciuto colpevole nessuno ha ottenuto un solo euro di risarcimento, nonostante il giudice abbia riconosciuto un risarcimento di 1,3 milioni di euro: "Un assassino gli ha già tolto tanto, ma lo Stato non sta facendo nulla" sottolinea Assunta Bianco. La legge 4 dell'11 gennaio 2018, entrata in vigore un mese dopo, per ora resta sulla carta. Assistenza medica e psicologica, accesso al gratuito patrocinio, soldi per formazione e sostegno alla scuola, solo per citarne alcuni, restano delle belle intenzioni perché dopo quasi due anni mancano i decreti attuativi, cioè i regolamenti necessari a rendere operativa la legge. Il Fondo per gli orfani dei crimini domestici è un salvadanaio vuoto.   

"Il premier Giuseppe Conte ha annunciato di recente che sbloccherà quei fondi, ma io non credo più ai politici. Mia nipote si è vista respingere la richiesta del reddito di cittadinanza, eppure non lavora e vive con mia madre. Allo Stato non è importato che fosse un'orfana di femminicidio, eppure quello stesso governo sa trovare risorse per immigrati e disoccupati", aggiunge.  "Io non voglio favoritismi, ma chiedo che lo Stato si assuma le sue responsabilità perché se avesse fatto la sua parte mia sorella sarebbe ancora viva. La mia è una battaglia perché le donne non smettano di denunciare stalking e abusi, ma anche perché i figli delle vittime possano ricevere quanto gli spetta. Credo che un reddito di cittadinanza sia una giusta soluzione", conclude Assunta Bianco che continua a lottare perché quanto accaduto a sua sorella Antonia non succeda più.