Governo, decreto sicurezza: “Diciamo tutti la stessa cosa”

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Tra continui battibecchi seguiti da botta e risposta e ultimatum, il Movimento 5 Stelle ha precisato in serata che sul decreto sicurezza ci sarebbe un punto d’accordo con il Pd, nonostante i recenti scontri. “Stiamo decidendo tutti la stessa cosa: ci sono dei rilievi fatti dal capo dello Stato, bisogna tenerne conto. Lo stiamo dicendo tutti, mi sembra anche il Pd“. Così il capogruppo alla Camera, Francesco D’Uva all’uscita da Palazzo Chigi, rassicurando su un punto di incontro tra i due partiti, ora apparentemente lontani.

Governo, il nodo decreto sicurezza

Le dichiarazioni di Zingaretti sono chiarissime” ha poi detto il capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli, che ha proseguito: “Ha parlato di adeguare i decreti sicurezza alle indicazioni autorevoli del presidente della Repubblica“. Patuanelli ha poi approfondito la questione dell’immigrazione: “Rivendichiamo il fatto che l’atteggiamento sull’immigrazione deve essere molto chiaro: quando una barca arriva sul nostro territorio arriva in Europa, ed è in Europa che bisogna gestire i flussi migratori. Su questo pare non ci sia alcuna divergenza” ha poi aggiunto Patuanelli, prima di concludere: “L’autorevolezza del presidente Conte mi pare che su questo abbia portato ottimi risultati“.

L’attacco di Di Maio

Nella serata di venerdì, Di Maio aveva lanciato un duro attacco, che aveva tutta l’aria di essere un ultimatum: “O siamo d’accordo a realizzare i punti del nostro programma, o non si va avanti. Non guardiamo a un governo solo per vivacchiare, consideriamo alcuni dei punti del documenti imprescindibili“. Anche in quest’occasione, però, era stato toccato il tasto del decreto sicurezza, che aveva innescato polemiche: “Non ha senso parlare di modifiche, vanno tenute in considerazione le osservazioni del Capo dello Stato ma senza rivedere le linee di principio“. La replica di Zingaretti non aveva tardato però ad arrivare: “Basta con gli ultimatum o non si va da nessuna parte“. “Dire o si accetta il nostro programma o voto è prima di tutto una delegittimazione del presidente incaricato” ha poi commentato Orlando.