Governo, Draghi: "Avanti, non guardo calendario elettorale"

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E' agguerritissimo Matteo Salvini, che pur, dopo l'affondo di ieri contro la decisione del premier Mario Draghi di tirare dritto sulla delega fiscale nonostante l'altolà della Lega, sembra oggi abbassare un tantino i toni. Ma continuando a pungere, pungolare, sollevare temi potenzialmente divisivi. Se da un lato il leader del Carroccio ribadisce infatti a chiare lettere la presenza della Lega al governo -"Letta e Conte se ne facciano una ragione"- dall'altra apre un nuovo fronte, tornando a cavalcare il dibattito sulle riaperture: “Discoteche riaperte, col Green Pass, ma solo col 35% di capienza? Presa in giro senza senso scientifico, sanitario, sociale ed economico, con questi numeri rischiano di fallire 3.000 aziende e di rimanere a casa 200.000 lavoratori”, tuona il capo della Lega.

Che alza il tiro anche sulle cartelle esattoriali. "Un impegno che chiedo personalmente al presidente Draghi, gliel'ho chiesto già nel marzo scorso, è un intervento risolutivo. Ci sono 120 milioni di cartelle esattoriali di Equitalia che rischiano di essere una mazzata definitiva nella ripresa post-Covid per famiglie e imprese". "Ogni giorno la sua pena", commenta un ministro del fronte progressista, e così il Cdm che dovrebbe tenersi tra domani pomeriggio e venerdì sulle riaperture potrebbe serbare nuove sorprese.

Intanto da Brdo, dove ha preso parte al summit informale Ue, Mario Draghi risponde a Salvini, incalzato dai cronisti che in conferenza stampa chiedono conto dello scontro. "Ieri rispondendo alla stessa domanda ho detto 'chiedete a Salvini'. Oggi lui ha parlato e ha detto che la partecipazione al governo non è in discussione: ci vedremo nei prossimi giorni", promette ravvisando la necessità di un incontro che a questo punto appare non più rinviabile. Quanto alla tenuta del suo esecutivo Draghi mostra di non serbare alcun dubbio, riservando quella che sembra suonare come una stilettata: "Il governo va avanti, la sua azione non può seguire il calendario elettorale". Chi ha da intendere, intenda.

Draghi risponde anche alle singole accuse mosse dal fronte leghista sulla delega fiscale, oggetto della contesa. La riforma del catasto "non è una patrimoniale", puntualizza con forza. "Questo governo non tassa, non tocca le case degli italiani. L'ho detto fin dall'inizio: questo governo non aumenta le tasse", ribadisce.

Intanto le altre forze di governo picchiano duro su Salvini e la Lega. Il leader del Carroccio "dà del bugiardo al premier e chiede agli italiani chi ha ragione. Per noi ha ragione Draghi, chiedo agli italiani di fare lo stesso", tuona il segretario del Pd, Enrico Letta. Giuseppe Conte, arrivato in Sicilia, usa lo stesso pugno duro: "Noi e il Pd fuori dal governo? Ma siamo seri, non è tempo di battute… Così rimane lui? A fare cosa? A parte i numeri che non avrebbero? Così direbbe ogni giorno una cosa diversa, come si governa un paese con il suo sostegno? Dobbiamo essere seri e siamo ancora in emergenza, lasciamo le battute a parte".

Dal canto suo Forza Italia non prende parte alla disputa - probabilmente per rispetto dell'alleato di coalizione - ma si rivolge al suo elettorato, ribadendo che le tasse sulla casa non subiranno alcun balzo in avanti. "Nella delega fiscale approvata ieri in Consiglio dei ministri non ci sono aumenti di tasse, né sui redditi, né sui patrimoni. E ovviamente neanche sulla casa - rimarca e puntualizza la ministra azzurra e capodelegazione dei forzisti al governo, Mariastella Gelmini - Le parole di Draghi lo confermano oltre ogni ragionevole dubbio. Forza Italia non avrebbe mai approvato, e non lo farà neppure in futuro, un inasprimento della pressione fiscale sulle case degli italiani, già peraltro ingiustificatamente esosa".

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