Banche, salta rafforzamento incentivi per M&A in decreto sostegni

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Una bandiera italiana sopra al Palazzo del Quirinale a Roma

di Giuseppe Fonte e Valentina Za e Andrea Mandala

ROMA (Reuters) -Il governo ha stralciato dal decreto Sostegni bis, approvato oggi, la discussa misura sull'innalzamento del tetto agli incentivi fiscali per le fusioni bancarie, ma ha concesso più tempo agli istituti per organizzare eventuali operazioni straordinarie.

Secondo quanto si legge nella bozza del decreto, l'accesso agli incentivi è subordinato al via libera alla fusione in cda entro fine 2021, mentre attualmente è necessario l'ok da parte dell'assemblea degli azionisti.

Il decreto, tuttavia, non include più la norma che aumenta il tetto sull'ammontare delle Dta trasformabili in crediti di imposta al 3% degli asset della banca più piccola coinvolta nella fusione, mantenendo l'attuale limite al 2%.

Secondo una fonte governativa, il Tesoro potrebbe riproporre la norma in futuro.

L'innalzamento della soglia avrebbe potuto modificare lo scenario delle fusioni bancarie rendendo alcune operazioni più attraenti rispetto ad altre.

In particolare, il rafforzamento contenuto nella bozza del 3 maggio aveva accresciuto l'appeal di Banco Bpm, alimentando le scommesse del mercato su un takeover da parte di UniCredit, soprattutto in un momento in cui, secondo fonti vicine alla situazione, i colloqui per una possibile fusione con Bper sono in stallo.

L'ipotesi ha messo in allarme l'AD di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, che punta ancora alla creazione del terzo polo bancario attraverso una combinazione con Bper.

Secondo fonti vicine alla situazione, nei giorni scorsi il banchiere è sceso a Roma per incontrare esponenti della maggioranza di governo e discutere sull'impatto degli incentivi nei diversi scenari di M&A.

Gli incentivi alle aggregazioni aziendali erano stati introdotti dal precedente governo per rendere più appetibile una acquisizione di Mps da parte di UniCredit che, sotto la guida del nuovo AD Andrea Orcel, ha aperto le porte all'M&A come acceleratore della strategia del gruppo.

In questo quadro, un aumento del 50% dell'incentivo fiscale come conseguenza del tetto al 3% avrebbe potuto spingere più facilmente UniCredit verso una fusione a tre, con Mps e Banco Bpm, massimizzando in questo modo il vantaggio in termini di capitale, secondo alcuni banchieri d'affari.

Al contrario, non avrebbe portato benefici aggiuntivi in caso di una fusione tra Banco Bpm e Bper, viste le dimensioni simili tra di due istituti, sottolineano gli analisti.

Il Tesoro sta lavorando per rispettare la scadenza di metà 2022 per ridurre la sua partecipazione del 64% in Mps, ma i colloqui con UniCredit, iniziati già da Jean Pierre Mustier, non hanno finora prodotto risultati.

Secondo fonti vicine alla situazione, il Tesoro punta a delineare una soluzione su Mps entro luglio, quando le autorità di vigilanza bancaria pubblicheranno i risultati degli stress test, una prova particolarmente difficile per l'istituto senese.

(In redazione a Milano Sabina Suzzi)

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