Governo, Fioramonti: può ancora fare molto per paese con coraggio

Gci

Roma, 26 dic. (askanews) - "Le dimissioni sono una scelta individuale, eppure vorrei che, sgomberato il campo dalla mia persona, non si perdesse l'occasione per riflettere sull'importanza della funzione che riconsegno nelle mani del Governo. Un Governo che può fare ancora molto e bene per il Paese se riuscirà a trovare il coraggio di cui abbiamo bisogno". Lo scrive sul suo profilo Facebook l'ormai ex ministro dell'Istruzione, Lorenzo Fioramonti spiegando e confermando le sue dimissioni dal vertice del dicastero di viale Trastevere.

"Il tema non è mai stato 'accontentare' le mie richieste, ma decidere che Paese vogliamo diventare, perché è nella scuola, su questo non vi è alcun dubbio, che si crea quello che saremo", argomenta. "Alcuni mi hanno criticato per non aver rimesso il mio mandato prima, visto che le risorse era improbabile che si trovassero. - prosegue Fioramonti - Ma io ho sempre chiarito che avrei lottato per ogni euro in più fino all'ultimo, tirando le somme solo dopo l'approvazione della Legge di Bilancio. Ora forse mi criticheranno perché, in coerenza con quanto promesso, ho avuto l'ardire di mantenere la parola".

Assicurando che il suo "impegno per la scuola e per le giovani generazioni non si ferma qui, ma continuerà - ancora più forte - come parlamentare della Repubblica Italiana", Fioramonti afferma di essersi "impegnato per rimettere l'istruzione, fondamentale per la sopravvivenza e per il futuro di ogni società, al centro del dibattito pubblico, sottolineando in ogni occasione quanto, senza adeguate risorse, fosse impossibile anche solo tamponare le emergenze che affliggono la scuola e l'università pubblica". "Non è stata una battaglia inutile e possiamo essere fieri di aver raggiunto risultati importanti: lo stop ai tagli, la rivalutazione degli stipendi degli insegnanti (insufficiente ma importante), la copertura delle borse di studio per tutti gli idonei, un approccio efficiente e partecipato per l'edilizia scolastica, il sostegno ad alcuni enti di ricerca che rischiavano di chiudere e, infine, l'introduzione dell'educazione allo sviluppo sostenibile in tutte le scuole (la prima nazione al mondo a farlo)".