Governo in bilico, cosa succede se sarà crisi? La richiesta del Quirinale

La tensione tra MoVimento 5 Stelle e Lega è ormai massima, i continui battibecchi tra i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini proseguono ed il rapporto sembra essere ai ferri corti.

Le scintille tra i due vanno avanti ormai da settimane, i contrasti tra il carroccio e i pentastellati aumentano sempre più e non si perde occasione per tirare uno le orecchie dell'altro. Nella giornata di giovedì a tuonare è stato il ministro degli Interni Matteo Salvini che da Helsinki, dove si è recato per il vertice tra i ministri degli interni europei, ha attaccato frontalmente i 5 stelle: "Con il M5s si è persa la fiducia, anche personale. Oltre questo governo ci sono le elezioni". Il diktat del leader del carroccio è sempre lo stesso: "Se non si fa niente si va a casa e parlano gli italiani". Ma cosa succederebbe in caso di crisi di Governo?

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L'ipotesi di crisi, le tempistiche

Stando a quanto riportato da alcuni membri della Lega, Matteo Salvini avrebbe già deciso di rompere con il MoVimento, ma avrebbe chiesto pazienza ai suoi per capire come gestire la situazione. Settantadue ore, secondo le indiscrezioni, per decidere se andare avanti col Governo di marca giallo-verde o andare al voto anticipato. I passaggi che portano dalla crisi al ritorno alle urne, però, sono regolati dalla Costituzione. Infatti tra la formalizzazione della crisi e le nuove elezioni deve trascorre un tempo minimo di 45 giorni ed un massimo di 70. Prassi sono 60 giorni nei quali vengono adempiute tutte le procedure necessarie per permettere il voto agli italiani residenti all'estero.

I passaggi istituzionali restano sempre gli stessi con le dimissioni del premier, le consultazioni del presidente della Repubblica e, nel caso di assenza di maggioranza, lo scioglimento delle camere.

La richiesta del Quirinale

Ma lo stesso Sergio Mattarella ha posto un paletto, ovvero la messa in sicurezza dei conti del paese attraverso l'approvazione della legge di bilancio nei tempi previsti. L'iter prevede la presentazione della Nota di aggiornamento al Def entro il 27 settembre, il Documento programmatico di Bilancio da inoltrare alla Commissione dell'Unione Europea entro il 20 ottobre e l'approvazione della manovra non oltre il 31 dicembre. Scadenze tassative poiché se il governo non dovesse approvare la manovra entro fine 2019 si entrerebbe in esercizio provvisorio di bilancio, provvedimento che vincola il Governo a gestire mese per mese (fino al 30 aprile) l'ordinaria amministrazione con margini di spesa estremamente ridotti.

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Crisi? Ecco le finestre di voto

Se dovesse essere proclamata la crisi di Governo ecco allora quali potrebbero essere le possibili finestre di voto a disposizione. Considerando che una possibile crisi in autunno comporterebbe il ritorno alle urne nei primi mesi del 2020, l'eventuale divorzio entro fine luglio porterebbe gli italiani al voto tra il 22 ed il 29 settembre. Dovesse arrivare lo scioglimento delle camere nella prima settimana di agosto, ecco allora che si andrebbe al voto il 6 ottobre. Per andare al voto nella seconda metà di ottobre le camere dovrebbero essere sciolte prossime a Ferragosto (voto il 13 ottobre) o subito dopo (20 ottobre, finestra di voto che causerebbe lo slittamento della presentazione della nuova manovra alle camere).

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