Governo, l'ombra di Rousseau

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Procede la trattativa per la nascita del governo giallo-rosso. M5S e Partito democratico continuano a cercare di trovare la quadra. Luigi Di Maio ha riunito lo stato maggiore del Movimento a palazzo Chigi per fare il punto della situazione, mentre per le 13 è stata convocata dal segretario dem Nicola Zingaretti al Nazareno la cabina di regia Pd.  

"Nessuno sta pensando alle poltrone" e la discussione col Partito democratico "non mi sembra sia bloccata, perché stiamo andando avanti sui punti. Oggi ne abbiamo parlato, è stato un bel procedimento", ha detto Carlo Sibilia del M5S uscendo da Palazzo Chigi, al termine della riunione dello 'stato maggiore' 5 Stelle con il capo politico Luigi Di Maio, al quale sembra che da dentro qualcuno stia chiedendo di fare un passo indietro e di rinunciare al ruolo di numero due di Giuseppe Conte all'interno del prossimo governo. Ad attaccare Di Maio anche Beppe Grillo, stupefatto "per l’incapacità di cogliere il bello intrinseco nel poter cambiare le cose". 

Di Maio vicepremier o ministro? "Credo che Di Maio e Conte si vedranno e parleranno loro della questione", ha sottolineato Sibilia precisando: "Non è che io scelga il ruolo di Di Maio. Io ritengo debba essere un ruolo di primo piano, perché è il nostro capo politico ed è giustissimo che porti avanti le politiche del M5S. Se non lo fa lui chi lo deve fare?". "Io penso che stiano facendo tutto loro (il Pd, ndr) sulla questione della vicepresidenza, a noi non interessa. Il mio obiettivo è risolvere i problemi dei cittadini", ha rimarcato Sibilia.  

In tutto questo c'è il voto sulla piattaforma Rousseau, prevista per domani, in cui il quesito e di conseguenza la risposta non lascerà adito a dubbi: 'Sei d’accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?'". La base M5S su Rousseau potrebbe quindi dire no all'accordo col Pd. "Assolutamente sì, questa è una caratteristica del Movimento 5 Stelle. L'abbiamo portata avanti anche nell'altro accordo, la stessa cosa poteva succedere anche con la Lega: se vinceva il no non si andava avanti", ha affermato Sibilia. "Se i cittadini capiranno questo sforzo che stiamo facendo, e io me lo auguro, si andrà avanti facendo le cose per il bene del Paese", ha poi aggiunto il sottosegretario al Viminale. 

"La piattaforma" Rousseau "è un mezzo" di cui "un movimento politico ha deciso di dotarsi per prendere le proprie decisioni, pari ad una direzione di partito. Se dovessero prevalere i no, il presidente del Consiglio dovrà sciogliere la riserva di conseguenza: in modo negativo. Non vedo alternativa", ha detto a 'Radio Capital' il capogruppo del M5S al Senato, Stefano Patuanelli per il quale sul tema vicepremier "sono certo che si troverà una soluzione". 

"Ci sono confronti in atto. Non si tratta di un vezzo, è una questione di assetto, di come due forze politiche si interfacciano con il presidente del Consiglio - spiega -. Siamo due forze che si sono per lungo tempo contrastate, non è un problema di poltrone. Preferiremmo due vicepremier ma non è certo una questione per cui non si procederà. Credo che ci siano buone possibilità che il dialogo di questi giorni porti ad un risultato positivo".  

"Un posto centrale di Di Maio" all'interno del futuro governo "serve a prescindere. Perché è un ministro che ha lavorato bene e per noi va confermato", ha affermato Manlio Di Stefano del M5S lasciando Palazzo Chigi al termine della riunione con Luigi Di Maio. "Noi non stiamo parlando di poltrone. E ancora, vi posso dire con certezza che Conte non ha neanche affrontato la questione schema di governo, al 100%", ha aggiunto. "Se abbiamo rinunciato al vicepremier? Non c'è niente da rinunciare, non abbiamo parlato di vicepremier. Oggi abbiamo parlato di programma, dei 20 punti. Per noi non c'è questo dibattito. Lo medierà Conte e basta". In ogni caso, se il voto sulla piattaforma Rousseau dovesse andare male "ne trarremo le conseguenze, oggi parliamo di programma". Quanto a Grillo, "sapete che lui parla a nuora perché suocera intenda...". In ogni caso, "il voto di domani su Rousseau ha conseguenze precise e nette in entrambi i casi, in base alle quali ho deciso di votare sì", si legge in un lungo post pubblicato su Facebook. Se vince il sì, scrive Di Stefano, "1. Nasce un governo fondato su un programma nuovo che ci garantisce comunque continuità sulle cose buone già fatte, anche in tema di immigrazione, ma inserisce una forte spinta sui nostri temi storici come l'economia circolare, la green economy, il taglio ai costi della politica e gli aiuti alle famiglie; 2. Il MoVimento 5 Stelle continua a rappresentare il 33% del Parlamento con una maggioranza quasi doppia rispetto al secondo partito più rappresentato; 3. Il M5S continua ad avere la maggioranza netta dei ministeri indirizzando quindi in modo netto le politiche del governo; 4. Giuseppe Conte resta presidente del Consiglio; 5. Riusciamo a concludere l'iter di buona parte dei provvedimenti già avviati". Se prevale il no, prosegue l'esponente grillino, "1. Mattarella scioglie le Camere e si torna alle urne; 2. Si insedia un nuovo governo intorno alla metà di novembre quindi impossibilitato a fare una manovra fiscale. Di fatto è possibile prevedere l'aumento dell'Iva e la cancellazione di Quota 100 e del Reddito di Cittadinanza; 3. Stando ai sondaggi attuali (per quel che valgono) consegniamo il Paese al trio Salvini-Berlusconi-Meloni". "Questi - sottolinea Di Stefano - sono, in modo molto sintetico, i punti fermi del futuro prossimo e ve lo dico in modo davvero chiaro: non sono affatto sereno in nessuno scenario possibile, perché ho conosciuto il Pd di governo e so cosa possa significare. Ma so anche che un futuro governo, senza il M5S, farà al 100% tutte quelle politiche che noi, invece, contrastiamo da anni. Oggi esserci è fondamentale e con un sistema elettorale proporzionale l'esserci sarà sempre condizionato da accordi pre-formazione del governo. Accordi che in questo caso ci sono e sembrano positivi. A voi quindi la scelta, la mia è di votare sì". 

Intanto Gianluigi Paragone, da sempre contrario all'intesa coi dem, via Facebook fa sapere che "su Rousseau voterò NO al governo col Pd".