Governo M5s-Pd, Zingaretti: le tre vere condizioni per l’accordo

Governo M5s Pd Zingaretti tre condizioni

Sono trascorse poco più di ventiquattr’ore dalla divulgazione dei “cinque punti per la trattativa con i 5 Stelle“, ma già il programma presentato dal segretario davanti alla Direzione Nazionale del partito sembra essere superato. Secondo un retroscena pubblicato da Repubblica, Nicola Zingaretti avrebbe presentato oggi, durante le consultazioni al Quirinale, le tre vere condizioni per la creazione di un governo M5s-Pd.

Governo M5s-Pd, i 3 punti

I tre punti presentati da Zingaretti a Sergio Mattarella per la formazione di un nuovo governo a guida M5s e Pd segnano una forte discontinuità rispetto al passato. Ecco le condizioni del segretario dem:

  • Abolizione del decreto sicurezza e del decreto sicurezza bis (quest’ultimo, approvato a pochi giorni dall’apertura della crisi di governo)
  • Accordo, prima ancora della formazione dell’esecutivo, sulle misure da inserire nella manovra economica d’autunno
  • No al taglio dei parlamentari nella forma che prevede la legge scritta e votata fino a questo momento.

La breve lista presentata al capo dello Stato segna un tentativo, da parte del Partito Democratico, di alzare ulteriormente l’asticella delle trattative e di spingere il M5s ad avvicinarsi alle posizioni dem prima di stringere un accordo. La strada dell’intesa è stata aperta proprio da Zingaretti, prima tramite una telefonata con Davide Casaleggio, già a Ferragosto, e poi con le dichiarazioni rilasciate al Nazareno.

Le reazioni dei renziani

Ma i tre punti di Zingaretti non hanno trovato il favore dei fedelissimi di Matteo Renzi. I sostenitori dell’ex premier hanno dichiarato di essere “sconcertati” dalle condizioni che il segretario avrebbe posto al M5s. Un esponente di punta del partito ha commentato: “Ci aspettiamo che Zingaretti smentisca queste condizioni. Il segretario ha ottenuto la piena fiducia e il pieno sostegno” del partito ma la Direzione “non ha né discusso né votato quei tre punti”.

Il vicesegretario dem Andrea Orlando ha precisato: “Noi non diciamo che si rompe sul taglio dei parlamentari, diciamo che vogliamo sapere in che cornice e con quale legge elettorale. Cosa succede del Rosatellum? Dei collegi uninominali? Quali sono i correttivi per evitare che ci sia un taglio della rappresentanza? Nessuno è contrario alla semplificazione del sistema istituzionale e allo smaltimento delle poltrone. Parliamo dei giusti contrappesi. Non ci si può accusare di far saltare l’accordo per questo”.