Governo, maggioranza in stand-by: regge ipotesi Conte ter

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"E' tutto fermo, come se ne uscirà non è ancora chiaro a nessuno, Conte compreso...". Un big e ministro M5S fotografa con questa frase l'incertezza che serpeggia nel governo, mentre la deadline del 6 gennaio - il giorno in cui Matteo Renzi sarebbe pronto a ritirare le sue ministre dall'esecutivo - si avvicina a grandi falcate. La trattativa per uscire dalla palude appare in stand-by, salvo possibili accelerazioni dell'ultimo minuto. Stasera alle 21 il Consiglio dei ministri, possibile che il premier faccia capolino a Palazzo Chigi direttamente per il Cdm. Ma tra i palazzi romani impazza il 'toto nomi', mentre la strada del Conte ter appare al momento -ma il quadro muta di continuo- la più percorribile.

Poltrone che tremano, altre che sembrano intoccabili nonostante accendano gli appetiti dei più, tra chi rischia e chi invece appare inamovibile. "Quando la macchina del rimpasto si mette in moto si sa come inizia e non si sa mai dove si va a finire. Nessuno può dirsi saldamente in sella", osserva un sottosegretario dem.

Per ora, stando ai rumors che rimbalzano nei palazzi, Ettore Rosato -difficile che entri in squadra Matteo Renzi, più probabile che lasci spazio a un suo fedelissimo - potrebbe andare alla Difesa, mentre Lorenzo Guerini potrebbe fare le valigie per il Viminale, con un passo indietro di Luciana Lamorgese: trattandosi di un tecnico, toccare la pedina dell'Interno sarebbe meno complicato. Oppure, altra ipotesi che circola, Guerini potrebbe prendere la delega ai Servizi, ammesso che Conte voglia cederla.

Anche il ministero degli Esteri rientrerebbe nei presunti desiderata di Iv, ma Luigi Di Maio figurerebbe tra gli 'intoccabili', complice il Colle che avrebbe blindato il ministero dell'Economia sotto la guida di Roberto Gualtieri e la Farnesina. Tra i nomi più deboli si fanno spazio quelli delle ministre Nunzia Catalfo e Paola Pisano e torna in 'black list' quello della ministra dei Trasporti e alle Infrastrutture Paola De Micheli, ma anche il responsabile dello Sport, il grillino Vincenzo Spadafora, non godrebbe della simpatia dei dem. Sempre sul Mit, altre voci parlano di un possibile spacchettamento del dicastero -sulla scia di quanto accaduto nel gennaio scorso per il Miur- così da lasciare i Trasporti alla De Micheli ma assegnare le Infrastrutture a Iv, essendo questo un tema caro ai renziani. Ma per lo spacchettamento occorrerebbe una legge ad hoc ed inoltre si rischia di sforare il tetto dei 65 componenti del governo, stabilita per legge.

Nel mirino, ancora di Italia Viva, c'è anche Alfonso Bonafede, forte però del sostegno del premier oltre che di Di Maio: difficile immaginare che in un possibile Conte ter l'attuale Guardasigilli possa cedere il passo ad altri. Ammesso che sia quella di un rimpasto per tenere in piedi il governo la strada più percorribile, perché al momento nulla sembra escluso. Tutto è possibile, che Iv si sfili, che prenda piede l'ipotesi di nuove elezioni o che si opti per un governo istituzionale, vista la pandemia che continua a minare il Paese e il tesoretto del Recovery fund da ottenere prima e gestire poi.

E anche sull'ipotesi del governo di responsabilità nazionale va in scena il totonomi, tra chi vede Marta Cartabia, ex presidente della Corte costituzionale, come possibile carta da calare, mentre si fa spazio un altro nome proveniente dalla Consulta, quello di Mario Rosario Morelli, a capo della Corte Costituzionale da settembre fino a dicembre scorso. Sotto traccia, ma agitato a spauracchio ormai da mesi, il nome di Mario Draghi, l'ex presidente della Bce: una sua indicazione decreterebbe la vittoria dei tecnici sulla politica.