Governo Meloni, Fini: “Il premier non ha bisogno di ispiratori. Io ho aperto una strada”

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Il leader di Alleanza Nazionale ed ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha rotto il silenzio e ha rilasciato alcune dichiarazioni su Giorgia Meloni e sul nuovo Governo guidato dal presidente del Consiglio.

Governo Meloni, Fini: “Il premier non ha bisogno di ispiratori. Io ho aperto una strada”

Dopo una lunga assenza dal piccolo schermo, Gianfranco Fini ha deciso di tornare a parlare. Ha, infatti, accettato di essere ospite di Lucia Annunziata a Mezz’ora in più su Rai 3, nel pomeriggio di domenica 30 ottobre. In questa circostanza, l’ex leader di Alleanza Nazionale prima e Futuro e Libertà per l’Italia (Fli) ha sorpreso non poco la conduttrice.

Durante l’intervista, Fini ha elogiato Giorgia Meloni descrivendola come una leader che “non ha alcun bisogno di ispiratori e di essere ispirata”. A proposito dell’esecutivo guidato dal nuovo presidente del Consiglio, inoltre, l’ex leader di An ha spiegato che si tratta di un Governo di destra-centro in quanto Fratelli d’Italia ha “raccolto più voti di quelli messi insieme da Fi e Lega”. E questo “mette in agitazione gli alleati che hanno il diritto di rimarcare la loro identità”.

Secondo Fini, l’esecutivo verrà percossa da numerose tensioni e ha consigliato a Meloni di munirsi di grande pazienza: “Dovrà essere paziente e abile nel tentativo di tenere tutti insieme, nell’ambito di un programma unico e delle risorse disponibili, agendo sulla base di valori condivisi”.

Inoltre, ha spiegato di non considerarsi il metorship del premier ma ha affermato di aver soltanto indicato la strada: “Meloni non ha bisogno di essere ispirata ma posso dire che c’è stato chi ha indicato una strada, che poi tocca ai più giovani percorrere – e ha aggiunto –. ho detto che la realtà italiana della destra era un po’ diversa da come veniva loro raccontata, dissi di avere votato Meloni e lo confermo”.

“Non ho alcuna intenzione di tornare in politica, di chiedere tessere. Si può lavorare senza chiedere incarichi”, ha poi dichiarato Fini che ha descritto il suo contributo alla fondazione e alla guida del Popolo delle libertà un “errore imperdonabile”.

Il nodo del 25 aprile

L’ex presidente della Camera dei deputati ha espresso la sua opinione a proposti del 25 aprile. Per l’attuale presidente del Senato Ignazio La Russa, la festa della Liberazione è “appannaggio di una certa sinistra”

Per Fini, che è intervenuto sul tema dell’antifascismo militante, il 25 aprile è un evento “acceso dalla sinistra come un interruttore in modo strumentale, quando ravvisa un pericolo per la democrazia”, e lo considera come una polemica pretestuosa. La Russa “non andrebbe ai cortei del 25 Aprile perché si troverebbe quei giovanotti che, nel nome dell’antifascismo, lo hanno minacciato di morte”, ha spiegato. “Questa polemica sul 25 aprile è strumentale e la capisco anche, perché il Pd sta ancora elaborando il lutto, forse perché la sconfitta è stata superiore alle dimensioni attese, forse perché hanno sottovalutato l’avversaria”, ha aggiunto. “L’antifascismo è un valore, lo abbiamo detto a Fiuggi e Meloni non si è dissociata”, ha concluso Fini facendo riferimento alla svolta di Fiuggi del 1995.

Gli anni ’90 e l’antifascismo

Nel corso dell’intervista con Lucia Annunziata, l’ex presidente della Camera ha ribadito che negli anni ’90 “la vigilanza antifascista era finita”. Ripercorrendo i fatti tra il 1995 e il 1999, ha affermato: “Nel 1995 Massimo D’Alema diventò presidente della commissione bicamerale e si parlò dell’asse Fini-D’Alema, l’ultimo segretario post-comunista e l’ultimo post-fascista. Nel 1996, Violante viene eletto presidente della Camera, Alleanza Nazionale lo applaude in modo sincero quando dice che per fare della liberazione un momento unitario, condiviso, bisognava guardare ai vinti di ieri, e bisogna fare attenzione ai verbi, non dice capire. Nel ’99, prima dell’elezione di Carlo Azeglio Ciampi alla presidenza della Repubblica, non svelo un segreto, incontrai riservatamente il segretario dei Ds Walter Veltroni, ragionammo e trovammo che il nome di Ciampi era quello che poteva garantire tutti”.

Il congresso di Fiuggi

“Meloni e La Russa non mi seguono quando vengo estromesso dal Popolo delle libertà. Poi escono e danno vita alla casa della destra cioè FdI. Non ci credevo, ora devo dire he avevano ragione loro e torto io”, ha ammesso Fini a Mezz’ora in più. “Quando nasce Fdi c’era scetticismo totale a destra, io per primo dicevo: dove vanno?”, ha aggiunto. “È chiaro che il congresso di Fiuggi e i comportamenti conseguenti, come il viaggio in Israele, determinarono per An una maggiore assunzione di responsabilità, con l’ambizione di essere destra con cultura di governo. Quando nasce il Popolo delle Libertà, che è l’errore imperdonabile, non lo perdono a me stesso, credevamo nel bipolarismo, pensavamo fosse naturale dare vita a un rassemblement della destra, ma quel movimento finì come finì», ha detto.

Governo Meloni, Fini su Berlusconi

Soffermandosi su Silvio Berlusconi, invece, Fini ha spiegato che il Cav ha ormai “perso lo scettro”. “Berlusconi ha una fortissima personalità e credo di essere buon testimone al riguardo, lo dico senza acrimonia e si trova nel momento in cui prende atto, anche in modo amaro, che non è più dominus, che il sovrano ha perso lo scettro e per giunta per mano di una donna che da quando era ragazzina ha sempre masticato politica, non un titolo di merito per lui essere professionista della politica”, ha osservato. Per poi sottolineare che “Berlusconi non è un irresponsabile, basta vedere i ministri di Fi, penso a Tajani, che danno ampia garanzia di continuità nell’azione di governo. Anche perché Berlusconi i sondaggi li guarda, ha capito che alcune fibrillazioni danneggiano soprattutto FI”.

Fini sui diritti civili e il Covid nel Governo Meloni

Infine, l’ex leader di An è intervenuto sul tema dei diritti civili, asserendo: “I diritti civili sono una materia importante ed estremamente delicata e su queste questioni il governo farebbe molto meglio a dire che è il Parlamento che deve occuparsene”.

Sul Covid, Fini continua a optare per la linea della prudenza. “È meglio che rimangano le mascherine obbligatorie negli ospedali», ha detto.