Governo, oggi Conte si dimette: gli scenari

di Angelo Amante
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Una bandiera italiana sventola sul Palazzo del Quirinale

di Angelo Amante

ROMA (Reuters) - Il premier Giuseppe Conte rassegna oggi le dimissioni al capo dello Stato aprendo ufficialmente la crisi di governo oltre 10 giorni dopo l'addio delle due ministre di Italia Viva, che hanno di fatto chiuso l'esperienza del suo secondo esecutivo.

Sono dunque falliti i suoi tentativi di colmare attraverso un gruppo di parlamentari "responsabili" il vuoto lasciato in maggioranza dal partito di Matteo Renzi con il ritiro di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti.

Il governo non aveva più la maggioranza assoluta in Senato. Il voto sulla relazione annuale del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, previsto a giorni, avrebbe prodotto quasi certamente una sconfitta e l'ulteriore indebolimento della figura del premier.

Ecco perché - pressato dalle forze di maggioranza e in particolare dal Partito democratico - Conte ha rinunciato a un nuovo showdown in Parlamento e ha deciso di rimettere il mandato nella speranza che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, lo incarichi di formare il suo terzo esecutivo.

Conte farà nuovamente appello ai parlamentari di fede europeista nell'estremo tentativo di costruire un sostegno che renda la sua maggioranza indipendente da Renzi. Con le dimissioni, il premier ha la possibilità di riscrivere il programma da zero e ridistribuire tutti gli incarichi di governo a chi aderirà al suo progetto.

La strada però è stretta. A Palazzo Madama, dopo l'addio dei 18 senatori renziani, servirebbero non meno di una decina di adesioni per puntellare il nuovo esecutivo.

Italia Viva ha smentito veti sul nome del premier insistendo su un cambio di passo sui dossier, a cominciare dal Recovery Fund, ma sia Conte che i partiti di maggioranza, almeno finora, hanno più volte negato di volere nuovi accordi con l'ex premier.

Movimento 5 Stelle, Pd e Leu si sono invece espressi per un nuovo esecutivo guidato da Conte. Ma se i "responsabili" non dovessero emergere neppure questa volta, i partiti della maggioranza uscente sarebbero costretti a valutare altre soluzioni.

Una di queste passerebbe per la sostituzione del premier e la faticosa ricomposizione della frattura con Renzi. La maggioranza rimarrebbe quella del Conte bis, ma con un cambio al timone. Resta da vedere se - uscito di scena l'avvocato - i partiti riusciranno a trovare un altro nome condiviso.

Più difficile, almeno per il momento, l'ipotesi "maggioranza Ursula", mettendo Forza Italia assieme a 5 stelle e Pd. Si tratterebbe delle forze che hanno sostenuto l'elezione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea.

Silvio Berlusconi si è espresso per un esecutivo di unità nazionale o in alternativa per il voto. Pare difficile una sua rottura con gli alleati della Lega e di Fratelli d'Italia per sostenere un governo assieme a Pd e M5s.

Matteo Salvini e Giorgia Meloni infatti - almeno a parole - non vedono alternativa al voto che secondo gli ultimi sondaggi potrebbe consegnargli una maggioranza almeno relativa in entrambi i rami del Parlamento.

L'ultimo scenario, quello più temuto dai mercati e dagli osservatori internazionali, sarebbe proprio quello delle elezioni, con probabile vittoria delle destre. Si tratta di una possibilità estrema, che i partiti di maggioranza al momento rifiutano.

Nel caso in cui si arrivasse a questo punto - per l'impossibilità dell'attuale Parlamento di esprimere una maggioranza stabile in grado di guidare l'Italia nel mezzo dell'emergenza coronavirus - è possibile la nomina di un governo di transizione per traghettare il paese alle urne.

(In redazione a Roma Francesca Piscioneri)