Governo, Prodi: "Il voto non lo vuole nessuno"

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"Non credo che ci sia chi veramente voglia il voto. Vedo solo la somma di interessi e malesseri personali". Lo dice Romano Prodi in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale consiglia a Giuseppe Conte di "fare presto, presto. Il tempo delle mediazioni si sta esaurendo", mentre per Matteo Renzi preferisce "un consiglio ciclistico: adagio nelle discese e attento alle curve. E' facile scivolare verso le elezioni - spiega -. Credo però che solo un incidente possa fare cadere questo governo, incidente che può sempre capitare. In ogni caso, o si trova in anticipo un accordo su un esecutivo diverso, o si va a un compromesso, magari un rimpasto che per definizione non si sa come vada a finire. Sono comunque convinto che né Iv, né gli scontenti del Pd vogliano arrivare al voto. Vedo solo una somma di interessi e malesseri personali, neppure d'accordo tra di loro".

Il Fondo per la ripresa europea “è ancora una grande opportunità. Siamo in tempo”, dice l’ex presidente della Commissione europea, avvertendo che “ogni giorno perso fa avvicinare il rischio che, senza idee e strategie precise, gli aiuti si trasformano da premesse di cambiamento strutturale in debito: per questa e per le nuove generazioni. Non vedo ancora idee chiare su come saranno spesi. Ho qui davanti i documenti del governo, e mi spiace dire che non vedo ancora questa capacità. Scorro tabelle con indicazioni generali, e riforme descritte in modo altrettanto generale. Si rimane sul generico se non si affrontano due problemi: debbono essere le autorità chiamate a decidere e quali le procedure e gli atti necessari per arrivare alle decisioni”.

"Sono convinto che la responsabilità politica sia del premier e dei due ministri dell'Economia -prosegue l’ex presidente del Consiglio -. Il coordinamento delle decisioni deve fare capo ad una struttura finalizzata allo scopo. Noi ne abbiamo una, il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), che esiste ancora anche se depotenziato. Va rafforzato, anche inserendo consulenti esterni. Ma dico ‘consulenti’ non a caso. Dev 'essere lo Stato a tenere in mano le fila”. Nonostante la burocrazia, di cui “conosco le debolezze e, proprio per questo, ho recentemente firmato un manifesto per la riforma della burocrazia che certamente può migliorare, se vengono semplificate le procedure e le si danno indicazioni operative precise. Tuttavia le grandi decisioni politiche, come il collegamento con regioni e Parlamento, non possono non essere in mano al governo. Vanno utilizzate le strutture statali, buone o cattive che siano. L'alternativa è quella dell'interessante progetto di Giorgio La Malfa, che chiede di fondarsi su una struttura esterna, con un Mario Draghi o un Sabino Cassese alla guida. Ma secondo me senza la collaborazione della pubblica amministrazione ogni soluzione è velleitaria. Conte prenda in mano le cose “.

Quanto al Mes, prosegue Prodi, quello di non decidere è "un errore comprensibile, dati i rapporti di forza. Il Mes è un prestito con interessi a tasso zero, e quindi ci aiuta. Rifiutarlo è uno sbaglio, che nasce dall'ideologia dei Cinque Stelle. È terribile quando l'ideologia si fa teologia ed entra, come tale, nelle scelte della politica. Imprigiona nel passato e inibisce uno sguardo sul futuro. I sondaggi parlano di una forte riduzione dei consensi al M5S, e di decine di parlamentari usciti e in attesa di schierarsi altrove. Dunque, politicamente il populismo è in crisi. Ma nel pensiero del Paese ce n'è ancora tanto. Si salda alla protesta sul Covid e alimenta una cultura antiistituzionale senza senso. Abbiamo commesso errori, ci sono ritardi, alcune misure sono buffe, a essere indulgenti. Ma non siamo gli animali peggiori del gregge europeo. Vedo un dibattito fuori dalle righe che nutre il populismo”.

Tornando a Draghi e all’evocazione di un suo governo, Prodi afferma che “quando i problemi sono gravi, si pensa sempre a qualcosa che viene dal cielo, al ‘deus ex machina’. Ma spesso gli italiani attendono un salvatore per poi crocifiggerlo. E poi, non mi consta che Draghi sia stato consultato. Né qualcuno si è posto il problema di un governo con chi, con che voti, con quali condizioni e programma. Ripeto: oggi è ancora solo un'evocazione del ‘deus ex machina’. È il desiderio tipico di un Paese scontento e disorientato. Questo è un Paese in decadenza. La forza dell'Italia nelle istituzioni internazionali, nel Mediterraneo, in Libia e Libano, nella politica estera è diminuita. Vendiamo sempre più le nostre imprese agli stranieri. O si recupera visione etica e politica, o si continua a andare giù”.