Governo rinvia riforma giustizia, toglie obbligo vaccinale sanitari

Bandiera italiana a Palazzo Chigi, a Roma

MILANO (Reuters) - Il consiglio dei ministri ha approvato oggi il decreto legge che rinvia al 30 dicembre l'entrata in vigore della riforma del processo penale, parte della riforma della giustizia, approvata dal governo Draghi per tagliare i tempi dei procedimenti e posta come condizione dalla Commissione europea per ricevere i fondi del Pnrr.

Lo ha comunicato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una conferenza stampa con il ministro della Giustizia Carlo Nordio, quello della Salute Orazio Schillaci e dell'Interno Matteo Piantedosi.

La riforma avrebbe dovuto entrare in vigore il 2 novembre, ma dopo le segnalazioni arrivate da tutti i distretti di corte d'appello italiani, il governo ha deciso di rinviarla sino alla fine dell'anno -- termine ultimo per non perdere i fondi Ue -- per dar modo alle corti di riorganizzare gli uffici e per definire una disciplina transitoria.

PREMIER MELONI ESCLUDE RISCHI PNRR DA RINVIO RIFORMA

La decisione ha ricevuto il plauso dell'Associazione nazionale magistrati che l'ha definita necessaria.

Pareri opposti invece da opposizioni, avvocati ed esperti del settore giustizia.

"Il tema essenziale è quello dell'affidabilità dell'Italia a cospetto di Bruxelles - ha detto a Reuters Pier Luigi Gatta, docente di Diritto Penale e uno dei "padri" della riforma Cartabia - Questo rinvio non si può giustificare con la necessità di provvedimenti organizzativi".

"Le criticità segnalate dai magistrati riguardavano solo lo specifico settore delle indagini preliminari, per cui sarebbe bastato disporre una norma transitoria solo per quello - spiega - Invece in questo modo, con questo decreto legge, si ha l'effetto che tutta la riforma del processo penale, una riforma vastissima, torni in Parlamento. Con la possibilità di emendamenti e possibili modifiche, che renderebbero questa riforma diversa da quella concordata con Bruxelles, e approvata dal precedente governo".

"Ogni contenuto di questa riforma è stato concordato con Bruxelles, che ha condizionato i finanziamenti a quei contenuti", conclude.

La presidente del Consiglio però, a fronte dei timori che il rinvio della riforma possa mettere a rischio i fondi europei del Pnrr, ha risposto: "Nell’indicazione della Commissione europea è uno degli obiettivi che dobbiamo centrare entro il 31 dicembre quindi ai fini Pnrr non cambia nulla, ci siamo semplicemente presi due mesi".

Critiche anche dagli avvocati penalisti italiani, che in una nota sottolineano che "non vi è alcuna ragione che giustifichi il differimento dell’entrata in vigore delle parti relative al sistema sanzionatorio e di esecuzione della pena, che non manifestano il benché minimo problema di natura organizzativa posto a fondamento delle ragioni d’urgenza del decreto".

BENEFICI CARCERARI SOLO IN CAMBIO COLLABORAZIONE

Il consiglio dei ministri è intervenuto con decreto anche sul tema del cosiddetto ergastolo ostativo, vietando la concessione dei benefici penitenziari nei confronti dei detenuti o internati che non collaborano con la giustizia.

Il decreto in sostanza interviene nella materia del cosiddetto carcere ostativo, cioè l'articolo 4 bis dell'ordinamento penitenziario, di cui la Corte Costituzionale aveva dichiarato l'illegittimità parziale (laddove fa della collaborazione la sola via, per il condannato, di recuperare la libertà), invitando il Parlamento a legiferare per modificare la normativa in accordo con il parere della Consulta.

La Corte si doveva riunire l'8 novembre per decidere sulla legittimità costituzionale.

Su questo decreto, ancora aspre critiche dagli avvocati penalisti, che in una nota diffusa dall'Unione Camere Penali lo definiscono "un inammissibile atto di ribellione del Governo e del Parlamento alle indicazioni del Giudice delle Leggi".

VIA OBBLIGO VACCINALE

Il cdm è intervenuto inoltre col decreto sull'obbligo vaccinale anti Covid. Come annunciato venerdì scorso dal ministro della Salute Orazio Schillaci, viene anticipata all'1 novembre (dalla precedente scadenza al 31 dicembre) la fine dell'obbligo della vaccinazione del personale sanitario.

Il decreto sancisce quindi il reintegro per il personale sanitario sospeso per non essersi vaccinato.

La misura viene motivata con la "preoccupante carenza di personale medico e sanitario". Il ministro della Salute venerdì aveva scritto infine in una nota che "in considerazione dell'andamento del contagio da Covid-19, ritiene opportuno avviare un progressivo ritorno alla normalità nelle attività e nei comportamenti".

Resta invece l'obbligo della mascherina all'interno di ospedali e strutture sanitarie.

NORMA ANTI "RAVE PARTY"

Il cdm ha infine integrato una nuova fattispecie di reato nel codice penale per contrastare il fenomeno dei cosiddetti "rave party", cioè i raduni nei quali migliaia di giovani organizzano feste musicali occupando spesso aree dismesse.

Il reato, ha detto Meloni, sarà "invasione per raduni pericolosi per incolumità o salute pubblica". Prevederà la confisca degli oggetti utilizzati durante l'occupazione, la reclusione da 3 a 6 anni, e multe da 1.000 a 10.000 euro.

(Emilio Parodi, editing Sabina Suzzi)