Governo, Salvini stacca la spina all’esecutivo e apre crisi

Governo, Salvini stacca la spina all’esecutivo e apre crisi

Roma, 9 ago. (askanews) – La crisi di Governo, aperta mediaticamente da Salvini, in realtà è ancora tutta da formalizzare. Ci sono infatti dei passaggi obbligati per decretare la fine di un esecutivo. Tecnicamente la crisi si apre quando viene meno la fiducia tra il Parlamento e il governo, o quando il presidente del Consiglio presenta le sue dimissioni.

I lavori parlamentari sono sospesi fino al 9 settembre per la Camera e fino al 10 settembre per il Senato, Matteo Salvini chiede di riaprire il Parlamento, cosa che può fare la conferenza dei capigruppo, ma difficilmente prima di Ferragosto.

Una volta formalizzata la crisi di governo, la parola passa al presidente della Repubblica a cui spetta il compito di aprire le consultazioni e valutare se in Parlamento esista ancora una maggioranza in grado di formare un esecutivo anche tecnico o neutrale. In caso contrario si potrebbe pensare di andare al voto entro ottobre.

I tempi però sono assai stretti, le elezioni politiche devono essere fissate dopo almeno 45 giorni dallo scioglimento delle camere, ma c’è il problema del voto all’estero.

Il voto a fine ottobre poi comporterebbe l’esercizio provvisorio del governo. Ci sono infatti dei tempi tecnici per la convocazione delle nuove camere, l’avvio delle consultazioni e la nomina del nuovo governo, insomma un ipotetico nuovo esecutivo non potrebbe essere operativo prima di dicembre. Ma ci sono importanti scadenze, prima di tutto quella della legge di bilancio da approvare entro la fine dell’anno e poi bisogna cercare di scongiurare l’aumento dell’Iva.

Sergio Mattarella potrebbe così decidere di non sciogliere subito le camere, rimandando il voto dopo approvazione della legge di bilancio, affidando magari allo stesso governo Conte il disbrigo degli affari correnti. In questo caso si andrebbe a votare in primavera.

In tutta questa situazione pesa la richiesta del Movimento 5 stelle di votare la riforma che riduce il numero dei parlamentari prima di sfiduciare il governo. La Lega però preme sull’acceleratore e ha presentato in Senato mozione di sfiducia a Conte.