Governo, sul tavolo nodo semplificazioni. Draghi alla prova delle nomine

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I nodi da sciogliere sul dl semplificazioni - a partire dalla norma del subappalto - ma anche la prova delle nomine, con i vertici di Ferrovie dello Stato e Cassa depositi e prestiti da indicare entro domani, nel segno della discontinuità e del cambio di passo. Un'altra settimana decisiva per il premier Mario Draghi, che a Bruxelles suona la sveglia al Consiglio europeo sul dossier migranti, "perché mettere a dormire un problema non lo fa sparire", le parole con cui ha esordito mettendo il tema sul tavolo.

Intanto il presidente del Consiglio blinda la mediazione sui licenziamenti, che segna "un miglioramento considerevole - afferma - sia di una situazione che vedeva l'eliminazione pura e semplice del blocco, sia di una posizione che vedeva il mantenimento del blocco tout court fino a dicembre". La soluzione individuata "è in linea con tutti gli altri Paesi europei che hanno preso questa strada", mette in chiaro Draghi, confidando che "sia i sindacati che le imprese si ritrovino in questa mediazione".

Un'altra, senz'altro complessa da individuare, va trovata sul dl semplificazioni, in particolare sulla liberalizzazione del subappalto, che ha indispettito M5S e Pd, oltre ai sindacati. Da Bruxelles Draghi precisa che quelle circolate nei giorni scorsi sono solo bozze, le norme non sono blindate. Fonti di governo sostengono che la norma che tanto ha fatto discutere potrebbe essere alleggerita, la soglia riportata al 40%. La decisione verrà presa in una cabina di regia che potrebbe tenersi già oggi o al più tardi domani. Ma sulle semplificazioni, e in questo il premier è chiarissimo, il cambio di passo deve esserci e deve essere decisivo, come l'Europa si aspetta. Il decreto, il primo sul percorso serrato di riforme atteso dall'Ue, deve apportare "cambiamenti sollecitati dalla Commissione", che siano "profondi. Io mi aspetto diversità di vedute - mette in chiaro Draghi - ma si tratterà di trovare un punto di incontro senza che venga naturalmente snaturato l'obiettivo principale di questo sforzo, che è quello di costruire un'Italia più equa, più competitiva, più capace di aumentare la produzione in maniera sostenibile, di aumentare l'occupazione".

Con misure che spingano la ripresa, liberandola da lacci e lacciuoli, e mettano l'Italia in condizione di osare di più. A Draghi il compito di individuare il punto di caduta, non semplice viste le diverse anime che abitano la maggioranza. Dove non mancano mugugni e mal di pancia anche per la partita nomine, con la scelta dei vertici decisa in solitaria. Il cosiddetto 'metodo Draghi', che lascia ai partiti solo le seconde file, sostanzialmente al buio sui nomi apicali.

Oggi dovrebbe esserci un punto tra il presidente del Consiglio e i suoi fedelissimi - in primis il consulente economico Francesco Giavazzi e il sottosegretario Roberto Garofoli - per sciogliere la riserva su Fs e Cdp. Su Cassa, sembrano scendere le quotazioni dell'attuale ad Fabrizio Palermo, mentre salgono con forza quelle di Dario Scannapieco, vicepresidente della Banca europea per gli investimenti e uomo fidato di Draghi. Quanto a Ferrovie, continua a rimbalzare il nome dell'ex amministratore delegato di Terna Luigi Ferraris. Anche se nessuno esclude sorprese all'ultima curva. "Dopo Figliuolo, Belloni, Gabrielli - dice all'Adnkronos un ministro di peso - non troverei nulla di strano. Del resto è il metodo Draghi: in sintesi, decide lui...".