Gozi: "Per i francesi le regionali non contano nulla"

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Per i francesi "le elezioni regionali non contano nulla" e trarre dal voto di ieri indicazioni per le prossime presidenziali, che invece contano "molto", rischia di essere fuorviante. Ma l'astensione "elevatissima" registrata alle urne ieri Oltralpe è un dato che "preoccupa" e sul quale il presidente Emmanuel Macron dovrà "lavorare", per arrivare a chiedere un secondo mandato lanciando una stagione di riforme in Francia e in Europa, mobilitando così il suo elettorato. A leggere così i risultati delle regionali francesi, che ieri al secondo turno hanno visto votare solo poco più del 34% degli aventi diritto, è l'eurodeputato Sandro Gozi, eletto in Francia nella liste del partito di Macron. L'astensione "altissima" registrata nelle elezioni di ieri, dice Gozi all'Adnkronos, dimostra che i cittadini francesi "non ritengono" che nel voto regionale "ci siano implicazioni politiche particolarmente importanti".

Inoltre, la pandemia di Covid-19 "ha premiato i presidenti uscenti, che sono stati tutti confermati". Un ruolo nella disaffezione degli elettori potrebbe averlo giocato la complessità della macchina statale transalpina: "E' sempre più difficile - spiega Gozi - capire chi fa cosa nel 'millefoglie' francese: tra Regioni, dipartimenti, collaborazione intercomunale la gente non sa chi fa cosa. E quindi l'elettorato non si mobilita, perché non è chiaro che cosa esattamente fanno le Regioni".

Nello Stato francese, continua Gozi, "c'è molta sovrapposizione amministrativa, che rende dal punto di vista politico illeggibile la dinamica". Però, "il dato che secondo me deve preoccupare di più e sul quale Emmanuel Macron dovrà lavorare di più è quello dell'astensione, perché il fatto che En Marche non abbia fatto buoni risultati sul territorio è deludente, ma non sorprende". Perché, spiega, le regionali sono elezioni in cui "sono mobilitate molto le reti degli eletti, di persone che sono lì da 5, 10,15 o 20 anni, quindi è chiaro che la sinistra e i repubblicani sono più radicati. E in un voto che non mobilita l'opinione pubblica, si mobilitano soprattutto le reti già radicate sul territorio, cosa che En Marche non ha". Ciò detto, ammette l'eurodeputato, il risultato, che ha premiato la sinistra e la destra 'classiche' "è certamente deludente per En Marche, ma il punto chiave su cui deve lavorare Macron è l'astensione. Bisogna vedere se è legata alla stanchezza post Covid e alla illeggibilità del sistema locale, oppure se c'è una disaffezione più ampia".

Macron deve agire, continua Gozi, perché "la disaffezione" che gli elettori francesi hanno dimostrato ieri "gli verrà attribuita, in maniera strumentale, quindi credo che la questione sia la risposta a questa astensione. Secondo me, la risposta deve essere proseguire il cammino delle riforme, sia francesi che europee, dato che il primo gennaio la Francia assumerà anche la presidenza dell'Ue. Questo per mobilitare quella parte dell'elettorato che riconosce in Macron un leader". Le regionali segnano, nota Gozi, un "altro fallimento" per il Rassemblement National, che "non riesce a vincere al secondo turno. Lo stesso Renaud Muselier (presidente uscente, riconfermato, della regione Paca, Provenza-Alpi-Costa Azzurra, ndr) ha riconosciuto che En Marche è stata decisiva". E poi bisognerà vedere se "i Repubblicani conserveranno le loro tradizionali divisioni: abbiamo già tre potenziali candidati alle presidenziali".

In ogni caso, prosegue Gozi, "con il 66% di astensione, il tema non è quale sarà l'effetto delle regionali sulle presidenziali, che sono le uniche elezioni che contano per i francesi. Il punto è vedere come Macron arriverà alle presidenziali: con una nuova fase di prosieguo di riforme e anche il lancio di riforme per la nuova legislatura, oppure no".

Marine Le Pen, invece, per Gozi "ha il dilemma tipico degli estremisti e dei populisti: per cercare di allargare la sua base elettorale, ha rinnegato una serie di posizioni storiche. Prima voleva uscire dall'euro, ora vuole ridurre il debito pubblico. Prima voleva uscire dall'Ue, ora le va bene. Ha cercato di far dimenticare quello che è l'Rn, un movimento estremista". Questa strategia, nota Gozi, "funziona nei sondaggi, ma sembra non funzionare nella mobilitazione dell'elettorato, perché poi il suo zoccolo duro la critica o comunque non si muove".

Quindi, ragiona, come può fare Le Pen "per abbattere il tetto di cristallo che ha sopra la testa?". Il dilemma che si trova di fronte la leader della destra nazionalista non è dei più semplici: "Tornare ad una mobilitazione radicale, sapendo che poi al secondo turno questo la metterà in posizione di minoranza, oppure continuare questo tentativo di trasformazione, sapendo però che poi magari rischia di non passare al primo turno?".

Ciò detto, occorre fare molta "attenzione" a trarre lezioni generali dal voto di ieri: "Anche qui, bisogna ricordare che le regionali non contano nulla, per tirare giudizi definitivi sulle presidenziali, che invece contano molto", conclude Gozi.

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