In Gran Bretagna le opposizioni si compattano contro il 'no deal'

Un patto dell'opposizione britannica per scongiurare uno scenario No deal, l'arma brandita dal premier Boris Johnson al fine di strappare una modifica dell'accordo sull'uscita dall'Ue. La sfida all'inquilino di Downing Street è stata lanciata dal leader laburista, Jeremy Corbyn, e sottoscritta da Snp, Lib Dem, Verdi e Independent Group for Change attraverso una dichiarazione congiunta. Nel testo si afferma che è necessario lavorare insieme per "frenare un'uscita disastrosa dalla Ue" e si mette in evidenza "l'urgenza di collaborare per trovare soluzioni pratiche per evitare un'uscita 'no deal', inclusa la possibilità di approvare nuove norme e un voto di sfiducia".

Secondo indiscrezioni della stampa d'Oltremanica, la priorità sarebbe data alla stesura e approvazione di una legge che costringa il premier a chiedere l'estensione dell'articolo 50 del Trattato sulla Unione europea, per ottenere così un ulteriore rinvio del divorzio. Il voto di sfiducia al governo rimarrebbe quindi una sorta di "nuclear option", l'ultima opzione da percorre e si terrebbe non prima di ottobre. 

Chiusura forzata per Westminster?

Sono 160 deputati a firmare la dichiarazione, nella quale si afferma di fare "tutto quello che è necessario" per impedire a Johnson di "aggirare" il Parlamento con i suoi piani per la Brexit. "Chiudere il parlamento sarebbe un'indegnità antidemocratica in un momento così importante per il nostro Paese e rappresenterebbe una crisi costituzionale di dimensioni storiche", scrivono i deputati dell'opposizione. Il fatto è che Johnson non ha escluso questa opzione, una sorta di "chiusura forzata" di Westminster per almeno cinque settimane alla scopo di evitare che decida una proroga della Brexit. Era stato l'Observer a rivelare che il premier si è rivolto al ministro della Giustizia, Geoffrey Cox, chiedendo in merito un apposito parere legale. 

Ma nel frattempo un sostegno alla linea del premier arriva dal leader del Brexit Party, Nigel Farage, che ha offerto a Johnson un patto elettorale di "non aggressione", se terrà fede al piano di portare il Regno Unito fuori dalla Ue senza accordo. Allo stesso tempo, però, ha promesso ai Tory battaglia in ogni collegio alle prossime elezioni, qualora il capo del governo eviterà una Brexit 'no deal'. "Se Johnson è pronto a fare la cosa giusta per l'indipendenza di questo Paese, allora metteremo il Paese prima del partito", ha detto Farage in un comizio a Londra. "A queste condizioni saremo pronti ad aiutarlo, a lavorare con lui, forse nella forma di un patto di non-aggressione alle elezioni generali".

Da Bruxelles intanto si guarda con scetticismo alle ultime evoluzioni britanniche, ma non si chiudono tutte le porte. Il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker si è detto pronto a "lavorare costruttivamente" sulla Brexit e di "guardare a qualsiasi proposta concreta possa avere, a condizione che sia compatibile con l'accordo" già sottoscritto con l'Unione europea.

La nota di Bruxelles è arrivata dopo una conversazione telefonica tra Juncker e Johnson, nella quale il numero uno della Commissione ha ricordato che l'Ue è "assolutamente pronta per uno scenario di no-deal", anche se farà "tutto il possibile per evitarlo". In pratica, Juncker ribadisce a a BoJo la stessa linea di Angela Merkel e Emmanuel Macron: un "no-deal sarà sempre e solo la decisione del Regno Unito, non dell'Ue".

In campo anche l'arcivescovo di Canterbury

Intanto ha creato molto scompiglio e rumore la "discesa in campo" contro il 'no deal' dell'Arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, massima autorità religiosa del Paese dopo la regina. Ufficialmente lo fa senza prendere alcuna posizione ma "per favorire il confronto tra i cittadini".

Tuttavia il fatto che presiederà un'assemblea voluta da deputati europeisti ha scatenato l'ira dei falchi della Brexit: sarà a capo di alcuni incontri pubblici, in calendario per settembre, dove all'ordine del giorno vi saranno le iniziative per evitare un 'no deal'. A cominciare dall'ex leader del partito conservatore, Iain Duncan Smith, è soprattutto dal mondo Tory che si alzano le critiche nei confronti dell'Arcivescovo: "Non interferisca in questioni politiche".