Grande freddo tra Vaticano e Usa. Neanche un faccia a faccia Parolin/Pompeo

Maria Antonietta Calabrò
·Giornalista
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(Photo: Anadolu Agency via Getty Images)
(Photo: Anadolu Agency via Getty Images)

Non c’è stato nessun incontro tra il segretario di Stato americano, Mike Pompeo e il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin. Certo, i due si sono visti, ma all’interno di un incontro tra le due delegazioni, americana e vaticana - con i rappresentanti diplomatici, l’arcivescovo inglese Paul Gallagher e l’ambasciatrice Callista Gingrich. In un grande salotto, una decina di persone in tutto.

Già questo fatto da solo colloca la visita in Vaticano in un preciso contesto e di fatto la “ridimensiona”. Ma non è il solo segnale della “diplomazia”, così attento ai “messaggi” reciproci. Sull’incontro non è stato diramato nessun comunicato ufficiale da parte della Sala Stampa della Santa Sede, ma più semplicemente una comunicazione ai giornalisti da parte del Direttore della Sala Stampa, Matteo Bruni, il quale rispondendo alle richieste, ha comunicato che nel corso dei colloqui “le parti hanno presentato le rispettive posizioni riguardo i rapporti con la Repubblica Popolare Cinese, in un clima di rispetto, disteso e cordiale. Si è parlato, inoltre, di alcune zone di conflitto e di crisi, particolarmente il Caucaso, il Medio Oriente e il Mediterraneo Orientale. L’incontro è durato circa 45 minuti”. E questo basta. Clima cordiale e rilassato dunque come si confà a persone ben educate, ma ognuno è rimasto sulle proprie posizioni.

Mentre l’Osservatore Romano in testa alla pagina 3 ha questo titolo di apertura (con riferimento alla campagna elettorale americana) “Biden in testa nei sondaggi”. Mentre di spalla in prima pagina c’è la presentazione dell’intervento del cardinale Parolin al convegno sulla libertà religiosa organizzato dall’Ambasciata americana pubblicato in toto all’interno insieme al discorso dell’arcivescovo Gallagher nella stessa occasione, laddove Pompeo (che ha dato una pacca sulla spalla al cardinale americano ultra conservatore Raymond Leo Burke, “nemico” di papa Francesco) non ha lesinato un duro intervento, invitando la Chiesa ad avere coraggio nei confronti della Cina. Alla visita di Pompeo in Vaticano l’Osservatore Romano dedica una notizia breve, contenente solo le parole del portavoce Bruni.

Il downgrade della visita di Pompeo è sottolineato anche dal fatto che questa stessa mattina il flusso di comunicazione da parte del Vaticano è stato concentrato su intervento del prefetto della Segreteria dell’Economia Juan Antonio Guerrero Alves che ha presentato - per la prima volta - i conti della Curia romana all’interno del bilancio vaticano, con tanto di grafici e slide, una risposta a quanto sta emergendo in sede giudiziaria italiana e vaticana sugli investimenti in immobili della Segreteria di Stato a Londra (vicenda che ha portato alle dimissioni forzate di monsignor Angelo Becciu). Insomma il Vaticano - che come ha detto ieri il cardinale Parolin non si attendeva l’attacco di Pompeo sulla Cina affidato già qualche settimana fa ad un suo intervento sulla rivista First Things - ha reagito alla “sorpresa” di settembre da parte dell’amministrazione Trump, con tutta la forza di inerzia del suo peso universale.

“Tutti cerchiamo la liberta’ religiosa, noi ci differenziamo sul metodo” rispetto agli Stati Uniti, “rivendichiamo da parte nostra la scelta del Papa e la libertà di continuare ad andare avanti”, ha aggiunto in serata Parolin. Affermando anche che “finché l’accordo tra Vaticano e Cina sarà ad experimentum, resterà segreto, quindi per altri due anni dovrebbe restare segreto”. E ancora: “Con Pompeo il colloquio è stato cordiale, ma restano le posizioni distanti”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.