Grano duro, Coldiretti Puglia: puntare a trasparenza filiera

Red
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Roma, 3 feb. (askanews) - La CUN sperimentale sul grano duro, riunitasi oggi per la prima volta, è stato "uno strumento fortemente voluto" da Coldiretti Puglia, che ha fatto pressing affinché si arginassero le continue fluttuazioni di mercato al ribasso di uno dei prodotti simbolo della regione.

"La pandemia non ha fermato l'invasione di grano canadese con il raddoppio nel 2020 degli arrivi cresciuti in quantità del 96%, spinte dall'accordo di libero scambio Ceta, con continui tentativi di quotare al ribasso il prezzo del grano Made in Puglia. Con la CUN dovremo riportare in trasparenza costi di produzione e prezzi del grano, sottoposto a speculazioni inaccettabili, oltre a controlli serrati con una cabina di regia coordinata tra ICQRF, NAS, ASL e gli altri organi deputati alle verifiche ", denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

La Puglia è il principale produttore italiano di grano duro, con 343.300 ettari coltivati e 9.430.000 quintali prodotto ed era paradossalmente anche quello che ne importa di più, tanto da rappresentare un quarto del totale del valore degli arrivi di prodotti agroalimentari nella regione.

"L'allarme globale provocato dal Covid ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza. Dobbiamo riscoprire - aggiunge il presidente Muraglia - la tradizione agricola per puntare all'obiettivo della autosufficienza a tavola per difendersi dalle turbolenze provocate dall'emergenza coronavirus che ha scatenato corse agli accaparramenti e guerre commerciali con tensioni e nuove povertà".

Nella sola provincia di Foggia la superficie coltivata a frumento duro è pari a 240.000 ettari e una produzione media di grano duro di 7.200.000 quintali. "Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy - insiste Coldiretti Puglia - mentre dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa del 500% e quelli dal grano al pane addirittura del 1400%". "Ci sono le condizioni per rispondere alla domanda dei consumatori ed investire sull'agricoltura del nostro territorio che è in grado di offrire produzione di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che - insiste Pietro Piccioni, delegato Confederale di Coldiretti Foggia - valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto equo, basato sugli effettivi costi sostenuti".

Nel periodo gennaio-luglio si è verificata, denuncia Coldiretti Puglia, una vera e propria invasione di grano duro per fare la pasta dal Canada. "La domanda di grano 100% Made in Italy si scontra infatti con anni di disattenzione e abbandono che nell'ultimo decennio hanno portato alla scomparsa di un campo su 5 dopo con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati con effetti dirompenti sull'economia, sull'occupazione e sull'ambiente", denuncia Piccioni che stigmatizza quanto lo scenario sia aggravato "dalla concorrenza sleale delle importazioni dall'estero soprattutto da aree del pianeta che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale in vigore nel nostro Paese".