Grasso: stop ai collaboratori dei parlamentari in visite carceri

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Roma, 5 nov. (askanews) - Nessun imbarazzo per la vicenda di Antonino Nicosia, l'ex collaboratore arrestato per mafia della senatrice eletta con LeU (oggi in Italia viva) Giuseppina Occhionero. Pietro Grasso, che di LeU è stato il leader fino alla divisione, dopo le elezioni, del listone di sinistra nelle varie componenti, ha commentato così la notizia del blitz della Dda di Palermo in una intervista al Fatto quotidiano. "Assolutamente no, Nicosia era collaboratore, peraltro allontanato, della Occhionero, non mio. E poi ci sono le intercettazioni in cui si evince che era lui ad essere in difficoltà: si preoccupava del fatto che avrei potuto scoprire i suoi precedenti penali".

"Questa inchiesta però - ha sottolineato l'ex procuratore antimafia - dimostra anche altro: ossia che Cosa Nostra cerca ancora i rapporti con la politica, continua ad infiltrarsi nelle istituzioni".

Quanto all'uso improprio che Nicosia, secondo l'accusa, faceva del suo ruolo accompagnando Occhionero nelle visite ai detenuti, Grasso ha aggiunto: "I parlamentari devono controllare che vengano rispettati i diritti dei detenuti. Bisogna tutelare questa funzione. Ma i politici devono essere accompagnati dalla polizia penitenziaria e dal direttore del carcere. Possono parlare solo delle condizioni di vita in cella, se si parla di altro deve essere segnalato. Io però sono dell'idea di evitare l'ingresso dei collaboratori. Maggiore attenzione poi - ha concluso il senatore di LeU - quando i contatti sono con chi si trova al 41 bis: i detenuti al carcere duro non devono avere alcune possibilità di comunicare su temi al di fuori delle condizioni carcerarie, neanche durante le visite ispettive dei parlamentari".