Grazie a Andrew Moffat in questa scuola inglese nessuno è un "Outsider"

Al Donato

Andrew Moffat è il vicepreside apertamente gay della Parkland Community School di Birmingham. Nel 2017 è stato insignito del premio MBE per i servizi resi all’uguaglianza e alla diversità nell’istruzione. Quest’anno è tra i finalisti del premio annuale Varkey Foundation Global Teacher. Ma è anche finito su tutti i giornali quando centinaia di genitori della scuola elementare a maggioranza islamica in cui insegna hanno protestato contro il suo programma No Outsider, che educa i bambini alla diversità, comprese le relazioni LGBTQ. La protesta è degenerata in minacce di morte e appelli per il licenziamento di Andrew. In questa intervista ci spiega che crescere con una costante sensazione di isolamento, dovuta alla sua “diversità”, ha instillato in lui la convinzione che ogni bambino merita di andare fiero della persona che è. Come leggerete, è più deciso che mai, e nonostante tutto, è riuscito a conservare un sano senso dell’umorismo.

Com’è stata la scuola per te?

Difficile, e parecchio anche. Non c’erano modelli da seguire. In TV non si vedevano esponenti LGBT che andavano avanti tranquilli con la propria vita. Da ragazzino cerchi la persona che vuoi diventare, quella con cui identificarti, e ti rendi conto di non essere come gli altri. La sensazione di essere un outsider era tangibile. Fare coming out a scuola era fuori discussione, non era possibile. Punto.

A che età hai iniziato a pensare di essere gay?

A sei, sette anni sapevo di essere diverso perché non ero come gli altri maschi, che ben presto mi isolarono. Se parliamo di omosessualità, ho iniziato a pensarci alle medie. Quindi verso il 1986, o 1987, lo sapevo per certo. Nella mia mente non c’erano dubbi. Però cercavo dei modelli da seguire… Persone che si erano dichiarate gay.

Da ragazzo chi hai preso a modello?

Ricordo il coming out dei Bronski Beat, nel 1984; avevo 12 anni. Ero fissato con la rivista musicale Smash Hits. Conservo ancora i vecchi numeri! È stata la mia Bibbia....

Continua a leggere su HuffPost