Grecia, Francia ed Egitto: il voto del Mediterraneo salva l'Euro

Grecia, Francia ed Egitto. Il weekend appena passato è stato un fine settimana di passione nel Mediterraneo, dove in ballo c'era più della semplice vittoria elettorale. Al centro dell'attenzione, infatti, c'erano la crisi dell'Eurozona e il futuro nordafricano dopo la primavera araba.

La Grecia sceglie l'euro. Dentro, o fuori. Un po' come nel calcio, dove la nazionale greca si è giocata – vincendo – contro la Russia la qualificazione ai quarti di finale di Euro 2012, così anche nelle urne ci si giocava gran parte del futuro. Da un lato Nea Dimokratia, partito di centrodestra filo europeista, dall'altro Syriza, partito di estrema sinistra contrario alla politica di austerità richiesto per non uscire dall'Eurozona. Un testa a testa nei sondaggi e nei seggi che, però, alla fine ha visto vincere Nuova Democrazia di Antonis Samaras, che con il bonus di maggioranza e un'alleanza strategica con i socialisti del Pasok potrebbe, finalmente, essere in grado di formare un governo che salvi il Paese. Messi in minoranza, quindi, gli estremismi comunisti e neonazisti che avevano vinto l'ultima tornata elettorale, la Grecia ha scelto di tentare di salvarsi. Allontanando la dracma e riavvicinando l'Europa. Un successo fondamentale e non solo per la Grecia, visto che un'uscita greca dall'euro provocherebbe un terremoto che rischierebbe di travolgere anche il resto d'Europa, a partire da Spagna e Italia.

Francia socialista. Tornata elettorale importantissima anche in Francia, dove dopo la vittoria di François Hollande alle presidenziali i francesi erano chiamati a confermare la maggioranza socialista anche in Parlamento, o proporre un governo azzoppato, senza l'appoggio delle Camere. E il secondo turno delle elezioni legislative ha visto riconosciuta al Psf e ai suoi alleati la maggioranza assoluta all'Assemblea nazionale - la Camera bassa - con 307 seggi, all'Ump (centrodestra) 224, ai Verdi sedici, dieci al Fronte di sinistra, e due ciascuno al Fronte nazionale di Marine Le Pen e ai centristi del Modem. Un voto che ha visto diversi sconfitti eccellenti, sopra tutti Segolene Royal e la stessa Le Pen (che però ha già annunciato ricorso per una sconfitta di soli 118 voti), ma che soprattutto garantisce alla Francia un governo stabile. In particolare, il rischio più grosso per Hollande era quello di essere obbligato a un'alleanza con il Fronte di sinistra, con posizioni antieuropeiste molto più forti di quelle di Hollande, che avrebbe potuto incidere in maniera negativa sulle azioni politiche del governo nei prossimi anni. Insomma, come in Grecia, un risultato che fa uscire l'Europa più forte dalle urne.

Caos egiziano. Hanno vinto i Fratelli Mussulmani. Anzi, no. Le prime notizie che giungono dall'altra parte del Mediterraneo sono ancora parziali e confuse e, al momento, ognuno si dichiara vincitore. Il Partito della Libertà e Giustizia, movimento tradizionalista islamico legato ai Fratelli Mussulmani, ha annunciato la vittoria con il 52,5% dei voti dichiarando che “Il dottor Mohammed Morsi è il primo presidente della Repubblica eletto dal popolo”. Frasi dette a urne appena chiuse, quando lo scrutinio non era neppure iniziato. Scrutinio i cui risultati verranno resi pubblici e ufficiali solo giovedì prossimo e, infatti, lo staff di Ahmad Shafiq, ex premier del deposto presidente Mubarak, ha risposto a tono alle dichiarazioni di Morsi, sottolineando che le parole del leader dei Fratelli Mussulmani va contro la legge elettorale e che, comunque, i primi dati in loro possesso parlano di una vittoria del partito vicino ai militari con il 52% dei voti. Insomma, l'unica cosa “certa” è che qualcuno ha vinto con il 52% dei voti, ma su chi sia il vincitore bisognerà aspettare giovedì.

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