Grecia, la guerra civile è vicina? E cosa rischia l'Europa?

La data è stata già fissata: 17 giugno, giorno di una nuova, ipotetica tornata elettorale in Grecia, nel caso non si riuscisse a formare un nuovo governo in tempi rapidi. E i presupposti non sono dei più rosei: dopo il fallimento di Antonis Samaras - leader di Nea Dimokratia - ora è il turno di Alexis Tsipiras, giovane leader della sinistra radicale ellenica. Il quale ha tra i suoi principali obiettivi la rinegoziazione degli accordi con la troika, ma soprattutto di attivare una "commissione internazionale d’inchiesta per capire se il debito pubblico ellenico è legale o no". Un'instabilità politica direttamente connessa al futuro economico del Paese, che potrebbe perdere il programma di aiuti della troika e ricadere nuovamente nel baratro del default. I rischi ci sono, e sono altissimi: la divisione ricerca di Citigroup ha avvisato i clienti che il rischio che la Grecia possa uscire dall’eurozona in un arco temporale di 12-18 mesi oscilla fra il 50% e il 75%, mentre prima delle elezioni la quota era fissa al 50 per cento. "La percentuale è in ascesa, dato che senza progressi è possibile che la troika decida di fermare il programma di sostegno per la Grecia", scrivono gli analisti di Citigroup, affermando che  "la situazione è degenerata proprio a causa delle elezioni e l’ascesa di partiti con forte carattere nazionalista".

Intanto, il Fondo Monetario Internazionale conferma soltanto la tranche di aiuti - 5,2 miliardi di euro -  prevista per giugno, dichiarando che "senza un adeguato governo, è possibile che non si possa procedere al mantenimento in vita del programma di aiuti". Ad aggravare il tutto, c'è la poca volontà dei nuovi leader politici di collaborare: Tsipras, infatti, nega la possibilità di formare un governo con Nea Dimokratia, mentre il leader socialista Venizelos dichiara di voler estendere fino al 2015 il periodo di grazia per l’aggiustamento economico senza l’introduzione di nuove imposte. A queste si aggiungono le opinioni divergenti del leader del partito dei greci indipendenti Panos Kammenos e quelle del capo del partito di estrema destra Michaloliakos, che aggravano ancora di più l'ipotesi della realizzazione in tempi brevi di  un governo, qualunque esso sia. Con questi presupposti politici ed economici, lo spettro di una guerra civile non è da escludere: se già a dicembre la banca svizzera Ubs, pubblicando una ricerca sugli effetti dell’eventuale secessione di un Paese come la Grecia dalla zona euro, aveva previsto che le probabilità dell’instaurazione di un governo autoritario o la nascita di una guerra civile erano del 65%, dopo queste elezioni le probabilità sono sicuramente aumentate.

Intanto l'Europa trema. Sulla rivista Forbes, un'ipotetica guerra civile greca e più in generale l'instabiltà economica e politica del Paese ellenico, rappresentano una minaccia alla pace e alla sopravvivenza della stessa UE. Provocando non soltanto un crollo generale dei mercati, ma anche il timore che la "soluzione greca" possa essere presa da esempio da altri Stati in crisi - come l'Italia - comportando nuovi assetti politici e nuove coalizioni tra Stati, inclusi gli Stati Uniti, per mettere ordine nel caos. Uno scenario catastrofico, ma che alla basa vuole evidenziare come nè l'euro nè l'Europa potranno facilmente sopravvivere a un' implosione in seguito al fallimento greco.

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