"Green Pass a 12 mesi è una scelta necessaria. Non scientifica, ma pratica"

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(Photo: Hp)
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“Il Green Pass a 12 mesi non è una scelta scientifica, ma pratica. Un rischio necessario. Si tratta di equità: o si offre la terza dose o non si limita la libertà del vaccinato”. Antonio Clavenna, responsabile dell’Unità di Farmacoepidemiologia dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, non vede alternative: la possibilità di allargare a un anno la certificazione verde - al momento in scadenza a 9 mesi dalla seconda dose - è inevitabile, nonostante “non sappiamo ancora se dal punto di vista dei vaccini la copertura sia ottimale a 12 mesi”. “C’è una serie di persone, come gli operatori sanitari, che sono stati vaccinati a gennaio 2021” dice il dottor Clavenna ad Huffpost “Per loro, sarebbe in scadenza verso ottobre. Questo è un problema concreto da affrontare: o si decide di offrire la terza dose di vaccino agli operatori sanitari a partire dalle prossime settimane oppure in maniera pragmatica si stabilisce che il green pass ha una durata maggiore di quella inizialmente prevista. È una conclusione che forse non ha molto a che vedere con i dati scientifici, ma è una scelta pratica, per far fronte al fatto che ancor non si è sciolto il nodo terze dosi”.

Dottor Clavenna, analizziamo la questione da un punto di vista scientifico, invece. Quanto dura la copertura vaccinale, secondo ciò che si sa al momento?

Non abbiamo dati così precisi per la variante Delta. Con quelle precedenti, i dati disponibili indicavano che c’è un’efficacia sufficientemente elevata tra i 6 e 8 mesi (la durata massima che abbiamo al momento di osservazione). Quello che sembra documentato è che nel tempo c’è una riduzione del rischio di contrarre forme gravi, con ricovero ospedaliero. È possibile che nel tempo l’efficacia tenda a diminuire, quello che i dati sembrano suggerire è che anche con una diminuzione dell’efficacia di protezione dell’infezione, resta alta la protezione dalla malattia.

Considerando questi dati, nonostante la questione pratica di cui ci parlava prima, non ci sarebbe un rischio? Non è una contraddizione, poiché viene meno la garanzia di protezione che il Green Pass rappresenta?

Ci possono essere dei rischi, ma sono legati alla scelta fatta sul green pass. Alcune nazioni hanno legato la certificazione verde alla possibilità di viaggiare in altri paesi o all'acceso a grandi eventi. L’Italia invece ha deciso di allargare l’utilizzo del pass anche ad altri contesti: bar, ristoranti, prossimamente anche trasporti a lunga percorrenza. L‘obiettivo era permettere ai vaccinati di riprendere una vita normale, ma questo comporta dei rischi anche adesso. Chi è vaccinato non è immune al 100% dall’infezione, anche se la possibilità di contrarre il virus è inferiore. Estendere la durata potrebbe aumentare il rischio che c’è già oggi, ma molto probabilmente rimar inferiore.

E se invece dovesse essere autorizzata la terza dose, avrebbe ancora senso questa estensione? Al momento la certificazione ottenuta con la prima somministrazione scade il giorno dell’appuntamento con la seconda. Sarebbe logico che avvenisse lo stesso anche nel caso in cui in Italia si procedesse con l’iniezione numero 3?

Sì. Il problema è che bisogna capire le tempistiche della terza dose e i destinatari. L’idea è che potrebbe essere utile per le persone più vulnerabili. Difficilmente, a mio parere personale, nei prossimi mesi si procederà in terza dose per tutta la popolazione. Questo significa che chi si è vaccinato tempo fa non avrebbe più il green pass valido, né la possibilità di effettuare una nuova iniezione. Per almeno qualche mese credo che la possibilità di estendere la durata si un compromesso utile finché non si decide se è necessaria la terza dose, a chi destinarla e così via.

E lei che idea si è fatto? È necessaria? A chi bisogna destinarla?

Sulla base di dati scientifici, potrebbe essere necessaria per gli immunodepressi. È possibile che abbia una sua utilità per i più anziani. Credo che per chi non ha particolari problemi di salute, io credo non ci sia necessità, anche alla luce della raccomandazione dell’Oms: pensare di offrire la terza dose in paesi ad alto reddito, togliendo dosi a quelle a basso medio reddito, che ancora oggi sono scarsamente vaccinate, significa da un lato comportarsi in maniera iniqua, dall’altro poco lungimirante: più il virus circola, più aumenta il rischio che si sviluppino varianti che sfuggano dalla protezione vaccinale. Credo che nell’ottica di salute pubblica, sia utile e opportuno che la vaccinazione venga estesa il più possibile alla popolazione mondiale.

Torniamo all’estensione del Green Pass. Sarebbe giusto fare una distinzione di durata a seconda dei soggetti? Per i più fragili, ad esempio, il rischio di cui parlavamo potrebbe comportare conseguenze più gravi

Più che una distinzione, bisognerebbe fare un lavoro di comunicazione. Ripeto: per un problema di equità, non puoi impedire a un vaccinato, che non può accedere alla terza dose, di avere il green pass e quindi limitare le sue attività quotidiane. Per i più fragili vale ancora oggi la raccomandazione di evitare luoghi eccessivamente a rischio, a prescindere dalla vaccinazione.

Fauci ha detto che l’epidemia di Covid potrebbe essere sotto controllo dalla primavera 2022. Questo ci può far sperare che per qualcuno il problema del Green Pass a 12 mesi non si ponga, perché da aprile del prossimo anno non servirà più la carta verde per circolare?

È quello che ci si può augurare, è ancora presto per dirlo. Dipende molto da come andrà il prossimo autunno. È verosimile che con l’andare del tempo, con l’aumentare della copertura vaccinale, la circolazione del virus si riduca e quindi si riesca a gestire meglio l’infezione. Questo potrebbe consentirci di tornare a una sorta di normalità, senza più il bisogno di adottare misure sgradevoli come le zone rosse e arancioni e senza più il green pass.

Come siamo messi invece al momento?

La situazione è a macchia di leopardo. La situazioni in Italia sembra stazionaria, anche se con differenze tra regioni importanti, come dimostra il caso della Sicilia. In alcuni contesti la situazione è tutt’altro che ottimale, altre in cui è sotto controllo. Vedremo gli sviluppi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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