Green Pass, estensione sì ma si tratta ancora sul come

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Italian Prime Minister Mario Draghi attends a joint press conference in Rome, Italy, on Sept. 2, 2021. Italy will start administering a third COVID-19 vaccine shot to people with the most fragile immune systems and plans to extend the use of the so-called Green Pass certificate, the country's leaders said here on Thursday. (Photo by Xinhua via Getty Images) (Photo: Xinhua News Agency via Getty Images)
Italian Prime Minister Mario Draghi attends a joint press conference in Rome, Italy, on Sept. 2, 2021. Italy will start administering a third COVID-19 vaccine shot to people with the most fragile immune systems and plans to extend the use of the so-called Green Pass certificate, the country's leaders said here on Thursday. (Photo by Xinhua via Getty Images) (Photo: Xinhua News Agency via Getty Images)

Un allargamento dell’obbligo del Green pass ci sarà ma la maggioranza è ancora spaccata e anche i sindacati si sono messi di traverso chiedendo che il costo dei tamponi, per i lavoratori non vaccinati, sia a carico delle aziende. Mentre appare ormai scontato che il certificato verde da ottobre entrerà in vigore per i dipendenti pubblici e per coloro che, pur operando nel settore privato, si trovano a contatto con utenti ai quali viene richiesto. Si pensa in particolare ad attività come la ristorazione. Su tutto il resto, compreso l’eventuale obbligo vaccinale, si tratta ancora. La cabina di regia, che era stata ipotizzata questa settimana, non è stata ancora convocata e anche se si dovesse riunire non sarà l’incontro risolutivo. Si svolgerà casomai solo un giro di tavolo tra il premier Mario Draghi, i rappresentati dei partiti di maggioranza e quelli del Comitato tecnico scientifico. Per prendere una decisione servirà del tempo, si pensa alla prossima settimana, poiché al momento un accordo all’interno del governo non c’è. Tanto che il ministro della Salute Roberto Speranza si limita a dire che per adesso auspica che in settimana “si possa arrivare a un Consiglio dei ministri che estenda il Green pass agli statali e ai lavoratori degli ambiti in cui si usa”.

Lo scoglio principale per allargare l’obbligo del certificato verde è rappresentato dalla Lega. Il leader Matteo Salvini ha in parte “ammorbidito” la linea dura dei giorni scorsi, tanto da non aver alzato le barricate riguardo il decreto sul Green pass. Quello varato a luglio, ora in discussione alla Camera e su cui il governo, con ogni probabilità, non porrà la questione di fiducia poiché non è vista l’ostruzionismo leghista. Salvini fissa però dei paletti precisi sui provvedimenti futuri. “Chiederò a Draghi che intenzioni ha. Per me non c’è bisogno di obblighi e il green pass meno complica la vita e meglio è. Ad esempio, prevederlo per il trasporto pubblico locale è una follia”.

Ma la stessa Lega, al di là di quanto sostiene Salvini, non ha una linea unanime. Il ministro per lo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, che fa parte di quell’ala governista, la vede in maniera molto diversa. Per lui “le condizioni di sicurezza esigono che chi frequenta i luoghi affollati in qualche modo dia garanzie di non contagiare nessuno. Quindi, il Green pass è una misura che va esattamente in questa direzione, ne prevedo un’ulteriore estensione”. E così la pensano gli altri partiti di maggioranza. Il Pd con Andrea Romano sostiene che il certificato verde sia “l’unica alternativa al ritorno alle chiusure” e anche il leader del M5s Giuseppe Conte vede “nell’immediato un uso sempre più diffuso del green pass”. Anche per Forza Italia “per raggiungere l’immunità di gregge entro la prima settimana di ottobre è necessario potenziare lo strumento del green pass estendendolo verso tutto il mondo del lavoro pubblico e privato e i fruitori dei servizi”.

Nella dialettica politica si inseriscono i sindacati. I leader di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra, Pierpaolo Bombardieri vedono prima il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, e poi quello di Confapi, Maurizio Casasco. Si presentano con una richiesta: “Se Bonomi vuole utilizzare il green pass all’interno delle aziende deve caricarsi dei costi dei tamponi e di non licenziare nessuno anche chi non fa il tampone”, chiede il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri. Il tema è così delicato ed è entrato così nel vivo che il segretario Cgil Maurizio Landini oggi ha varcato il portone di Palazzo Chigi per un colloquio con Mario Draghi durato un’ora e mezza. Difficile che la strada di far pagare alle aziende il costo dei tamponi sia percorribile. Vale lo stesso discorso fatto relativamente alla scuola alcune settimane fa quando la battaglia portata avanti dalla Lega non è andata a buon fine. Pagare i tamponi significherebbe disincentiva la vaccinazione, in un momento in cui si sta facendo il possibile per allargare la platea e non arrivare all’obbligo vaccinale, che comunque il premier non ha affatto escluso. Tema su cui ci sono i dubbi dei 5Stelle e il netto no leghista che si somma, anche se con sfumature diverse, alla contrarietà di alcuni sull’estensione dell’obbligo del Green pass.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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