Green pass esteso a 23 milioni di lavoratori. Cdm unanime, la Lega desiste

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Green pass obbligatorio su tutti i posti di lavoro a partire dal 15 ottobre. Ad essere coinvolte sono 23 milioni di persone: “Tocchiamo tutto il mondo del lavoro, privato, dipendente e autonomo”, dice il ministro Renato Brunetta al termine di un Consiglio dei ministri che all’unanimità, anche con i voti leghisti, ha dato il via libera al nuovo decreto. Il provvedimento prevede anche, come già succede nel mondo della scuola, la sospensione di chi non ha il certificato verde, quindi vaccinazione effettuata o tampone negativo. Nel pubblico, arriverà la sospensione dello stipendio dopo 5 giorni senza Green pass, nel privato fin dal primo giorno. E poi per i mancati controlli dei datori di lavoro multe da 400 a 1000 euro, per le violazioni dei lavoratori da 600 a 1500 euro. “Questo decreto è per continuare ad aprire”, spiega Mario Draghi durante il Consiglio dei ministri.

Poco prima, seduti al tavolo con il premier, i governatori leghisti, su input del loro capo Matteo Salvini, hanno provato a strappare qualcosa. “Inseriamo nel decreto Green pass il prezzo calmierato dei tamponi ed estendiamo la loro validità da 48 a 72 ore, anche per i test rapidi”, chiede Massimiliamo Fedriga, il presidente della Conferenza delle Regioni, convinto però che non è tempo di battaglie. Alla fine il leader leghista si consola ottenendo il prezzo di 8 euro a tampone per i minorenni e 15 euro per gli adulti. Ma il test rapido continuerà ad avere una validità di 48 ore, mentre quello molecolare di 72 come stabilito già la scorsa settimana durante il dibattito alla Camera.

Questo nuovo decreto, secondo il ministro del Lavoro Andrea Orlando, “è lo strumento più efficace ma che lascia margine di discrezionalità: noi vogliamo che le persone si vaccinino ma ci fermiamo prima dell’obbligo, che porterebbe a una ulteriore polarizzazione delle posizioni in campo”. Il riferimento è alle diverse sensibilità nel governo e in particolare, ad essere contrario, è Matteo Salvini.

Non si parla di licenziamenti nel nuovo provvedimento, ma di sospensione con stop delle stipendio. “La sanzione è nella sospensione. Non c’è il licenziamento”, chiarisce Orlando. Mentre il ministro Brunetta si dice ottimista sul fatto che questo decreto, annunciato con grande anticipo rispetto al 15 ottobre, data in cui entrerà in vigore nei fatti, possa spingere le persone a vaccinarsi. “A metà ottobre potremmo aver raggiunto e superato gli obiettivi che si era posto il generale Figliuolo”. Giancarlo Giorgetti porta il sì della Lega al nuovo decreto e ottiene il prezzo calmierato dei tamponi, ma poi non partecipa alla conferenza stampa. L’assenza dei leghisti, durante l’incontro con i giornalisti, non passa inosservata.

La discussione tra i ministri si anima sul tema dello smart working: cosa fare per evitare che un No vax chieda di essere sempre esentato dal lavoro in presenza? Nel pubblico si tenderà a tornare in ufficio, spiega Brunetta, mentre Orlando osserva che nel privato le regole saranno riviste con accordi tra le parti. Qualche tensione poi si registra sulla richiesta del ministro Dario Franceschini di eliminare da subito i limiti di capienza per cinema e teatri, dal momento che si entra col Green pass. Il botta e risposta con il collega Roberto Speranza si ripete in cabina di regia e in Cdm (ma Speranza nega che si tratti di uno scontro). Il ministro della Salute sostiene che non si possa procedere prima di aver visto come andranno i contagi a fine mese, quando si vedrà l’impatto della riapertura delle scuole. Franceschini insiste, ma Draghi sposa la linea di Speranza: entro il 30 settembre il Comitato tecnico scientifico si pronuncerà sul distanziamento in tutti i luoghi chiusi, anche quelli di lavoro, poi il governo valuterà se cambiare le regole, per gli eventi - l’orientamento appare favorevole - ma eventualmente anche nelle fabbriche. Giorgetti ottiene che si valuti anche la riapertura delle discoteche, cavallo di battaglia leghista. Una specie di cortesia che ha voluto concedere al leader leghista che da questa storia ne esce sconfitto.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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