Green pass falsi, cinque arresti ad Ancona

·3 minuto per la lettura

AGI - Un infermiere cinquantenne, che operava nell'hub vaccinale Paolinelli ad Ancona, è stato arrestato questa mattina con un blitz della squadra mobile. La polizia ha anche dato esecuzione agli arresti domiciliari di altre 4 persone, mentre per altre 45 hanno è stato disposto l'obbligo di dimora nel comune di residenza o di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.

L'inchiesta, che riguarda il rilascio di green pass falsi, è coordinata dal sostituto procuratore Ruggiero Dicuonzo. Un'analoga operazione era stata portata a termine martedì scorso ad Ascoli Piceno, dove era stato arrestato un medico, un intermediario e 73 persone risultano indagate.

Gli inquirenti, questa mattina intorno alle 8, si sono presentati al centro vaccinale per procedere alla misura cautelare e a una perquisizione delle stanze dove si somministrano i vaccini e dello spogliatoio degli infermieri. Contemporaneamente, sono state perquisite l'abitazione dell'arrestato e uno studio legale.

Secondo indiscrezioni, infatti, tra i quattro raggiunti finiti ai domiciliari ci sarebbero un avvocato, oltre a a due persone di Ancona e una di Civitanova Marche (Macerata). Secondo l'accusa sarebbero loro gli intermediari tra l'infermiere e coloro che avrebbero ricevuto i green pass falsi.

Secondo quanto avrebbero accertato gli inquirenti, l'infermiere professionale, in servizio presso il Palasport 'Paolinelli' di Ancona, l'hub vaccinale più grande delle Marche, di fronte a diverse richieste di ricevere in tempi rapidi il green pass per via delle norme nazionali sempre più stringenti, grazie alla complicità di 4 intermediari e dietro il pagamento della prestazione, avrebbe simulato l'inoculazione del vaccino.

A provarlo, confermano gli inquirenti, ci sarebbero intercettazioni, servizi di osservazione e riprese video effettuate all'interno del centro vaccinale. Le dosi di vaccino, invece di essere inoculate, finivano nel cestino e all'interno del contenitore dei rifiuti sanitari, il cosiddetto 'agobox'.

Quanto ai quattro intermediari, la procura ipotizza che grazie ai rispettivi ambiti di lavoro e di conoscenze, avrebbero indicato a chi richiedeva il green pass senza sottoporsi alla vaccinazione, la disponibilità - dietro il pagamento di una somma - dell'infermiere, che nella maggior parte dei casi non aveva conoscenza diretta delle persone che si presentavano per la falsa vaccinazione.

Da quanto hanno riferito fonti della procura, i 45 destinatari dell'obbligo di dimora o di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria, provenienti "da più parti del territorio nazionale", pagavano per sottoporsi alla falsa vaccinazione; per loro si ipotizzano i reati di concorso in corruzione, peculato e falso ideologico.

Questa mattina sono state eseguite 24 perquisizioni personali e locali ed è stato disposto il sequestro preventivo dei reati contestati per 18 mila euro. L'indagine è scattata all'inizio di dicembre e ha portato finora al sequestro di 50 green pass rilasciati dal ministero della Salute.

Le attività investigative sono ancora in corso, con l'obiettivo di accertare l'ampiezza del fenomeno illecito, il suo inizio e il numero dei soggetti interessati. La procura ha anche fatto sapere che le indagini "non hanno invece dimostrato allo stato il coinvolgimento di medici o di altre figure professionali che lavorano presso il centro vaccinale e dei funzionari responsabili".

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli