Green pass obbligatorio al bancone, i bar: "È caos, rischiamo perdite". E non tutti verificano

- (Photo: ansa)
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“Caffè ristretto, lungo, corretto o macchiato?”: a questa domanda, dal 25 dicembre, i baristi italiani hanno dovuto aggiungere la richiesta del Green pass ai loro clienti, anche per la consumazione al bancone. Come testimoniato dalle riprese dall’Ansa, qualche gestore si lamenta: “C’è disagio e confusione perché la gente pensa che non sia obbligatorio”. “Stiamo incontrando grandi difficoltà, è un caos”, dice un altro barista. Un altro dice che “alcuni clienti se la prendono con noi”. Entusiasmo viene però manifestato da un’altra componente della clientela: “È giusto così – dice un uomo in fila nel suo bar di fiducia - in qualche modo dobbiamo arginare questa pandemia che sembra non fermarsi”.

A far sentire la loro voce in queste ore ci sono anche le associazioni di categoria. “Tanti non riescono a capire perché si inizi sempre da bar e ristoranti rispetto ad altri settori dove è più possibile la trasmissione del Covid”, spiega all’Agi Claudio Pica della Fiepet Confesercenti di Roma. “La clientela è un po’ scettica - prosegue - alcuni tendono a minimizzare. C’è anche un po’ di confusione nelle diverse norme tra asporto e consumazione all’interno”.

“Alcune attività hanno difficoltà ad avere personale in numero adeguato per metterlo alla porta e fare i controlli - prosegue Pica - a Roma stimiamo che perderemo fino a 4 milioni di euro di incassi al giorno. Chi ci rimette sono in particolare le piccolissime imprese che hanno 1 o 2 lavoratori per turno. Qualche gestore si rifiuta di controllare, la maggioranza invece lo fa”.

“Appoggiamo in pieno i recenti provvedimenti del Governo volti ad arginare l’aumento dei contagi, al fine di aiutare le attività di ristorazione a non chiudere e a continuare la loro regolare attività ma crediamo che il controllo del Green pass al banco del bar diventi davvero complicato per gli esercenti”, sono invece le perplessità espresse da Fiepet Confesercenti Modena.

Fiepet, già nei mesi scorsi, “aveva denunciato la difficoltà degli esercenti a dover entrare nella parte di ‘controllori’ del possesso o meno da parte del cliente di Green pass e, con questa decisione, l’associazione crede che non si faccia altro che complicare ulteriormente il loro lavoro, considerando che gli accessi in un bar per il consumo di un caffè a banco sono in certi casi centinaia e il tempo per il controllo rischia di essere superiore a quello per il servizio al cliente”.

Insomma, prosegue Fiepet Confesercenti Modena, “siamo consapevoli della necessità di possedere il Green pass per poter consumare all’interno di un’attività di ristorazione ma ribadiamo la difficoltà per i ristoratori e baristi che già nei mesi scorsi sono stati costretti a farsi carico di costi e responsabilità per riuscire a lavorare in sicurezza”.

Come segnalato dal Corriere, in questi primi giorni di applicazione delle nuove regole non tutti i locali controllano il Green pass. Di solito a non fare le verifiche, sono le attività in cui i dipendenti sono meno e devono coprire diverse mansioni. In un viaggio tra i bar romani si legge:

Non tutte le attività del Centro storico, tuttavia, fanno i controlli regolarmente. Nei bar più piccoli, come uno in piazza di Trevi, chi sta dietro il banco si affida all’onestà dei clienti. «Avete il Green pass?», chiede. E subito dopo la risposta affermativa, senza scansionare nulla, aggiunge: «Cosa prendete?» [...] I bar con più personale verificano, quelli meno frequentati no.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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