Green pass, Salvini perde e rispolvera la tecnica del "ben altro"

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PIAZZA SOLFERINO, TURIN, ITALY - 2021/09/09: Matteo Salvini speaks during an event part of Paolo Damilano electoral campaign for Mayor of Turin. (Photo by Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images) (Photo: Nicolò Campo via Getty Images)
PIAZZA SOLFERINO, TURIN, ITALY - 2021/09/09: Matteo Salvini speaks during an event part of Paolo Damilano electoral campaign for Mayor of Turin. (Photo by Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images) (Photo: Nicolò Campo via Getty Images)

Non è una giornata facile per Matteo Salvini perché è la giornata del Green pass contro cui da mesi si batte dentro la maggioranza praticamente da solo, al netto dell’aiuto di Claudio Borghi, di Simone Pillon e dei suoi sodali più stretti in questa lotta sincera ma perdente. Saper perdere, del resto, fa parte dell’arte politica e lui cerca di elaborare il lutto della sconfitta ricorrendo alla sempreverde tecnica del “ben altro”. Cioè del parlar d’altro.

Nel giorno del Green pass day il capo leghista tenta di spostare l’attenzione verso un tema del tutto diverso quanto fumoso, quello del nucleare e delle centrali che lui sarebbe disposto a far costruire in terra lombarda, in particolar modo a Mantova. Tirar fuori un tema estraneo all’agenda nella speranza di far parlare di quello e scatenare, come sta succedendo, le reazioni degli avversari (i grillini sono sul piede di guerra contro la linea nuclearista) è una tecnica comprensibile politicamente, molto meno concretamente. Salvini parla di nucleare nella maniera più forte che può: “Una centrale nucleare in Lombardia? E che problema c’è? Ci sono centrali nucleari nei pieni centri storici di tante città. L’Italia è l’unico Paese del G8 senza nucleare, oggi sono funzionanti 128 centrali nucleari, di cui 58 in Francia, e la Svezia di Greta ha otto centrali nucleari”.

Parole che raccontano in realtà una sconfitta. Perché oggi Salvini è lo sconfitto: il Green pass viene allargato ai lavori di ogni ordine e grado ma il capo lumbard non va in escandescenze, almeno ufficialmente. Incassa il colpo e sposta il terreno di gioco. Complice la campagna elettorale su cui si è buttato a capofitto per allontanarsi da Roma, dalle beghe di Palazzo e quindi dal Green pass. Non solo nucleare, però. Il capo leghista si lancia anche su temi che fanno presa sul suo elettorato.

Ecco l’evergreen Quota 100. “Se a metà settembre Pd e Cinque stelle proveranno a mettere mano sulla quota 100 per andare in pensione, per tornate alla legge Fornero, faremo le barricate dentro e fuori il Parlamento”, annuncia Salvini in un comizio a Mileto, provincia di Vibo Valentia. Da qui torna a parlare anche degli immancabili immigrati, cavallo di battaglia a fasi alterne, ma sempre presente in campagna elettorale. Questione che lo spinge a chiedere le dimissioni del ministro dell’Interno Lamorgese. “Noi vogliamo, regole, legge, rispetto: solo ieri sono sbarcati in Calabria 400 clandestini, altri ne stanno sbarcando stamattina. Chi vota Lega fa una scelta precisa – dice - non ne possiamo più di immigrati che non fanno niente dalla mattina alla sera, che spacciano, che aggrediscono e che si beccano il reddito di cittadinanza al posto di un pensionato o di un disoccupato”. Sfiora così anche un altro tema, quello del reddito di cittadinanza.

E sul Green pass? Salvini, come detto, non dice nulla nel giorno in cui in Italia non si parla d’altro. Anzi, il leader leghista si nasconde dietro un “aspetto di leggere il testo”. Suona strano però immaginare che a un leader di partito non sia arrivato un testo ormai noto a tutti. Evidentemente tranne che a lui.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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