Greenpeace, pratiche di pesca distruttive minacciano l'Oceano Indiano

Redazione
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ROMA (ITALPRESS) - Greenpeace, impegnata in Oceano Indiano nordoccidentale con la propria nave Artic Sunrise, denuncia come "pratiche di pesca distruttive e non regolamentate in alto mare minaccino la salute degli oceani. I governi continuano a non agire per fermare il saccheggio dei nostri oceani, mentre risorse fondamentali per le comunità costiere e preziose specie marine stanno diminuendo drammaticamente a causa della pesca eccessiva". Secondo l'associazione ambientalista "le reti derivanti d'altura, conosciute anche come "muri della morte" e bandite dalle Nazioni Unite trent'anni fa, sono strumenti particolarmente pericolosi per specie marine come tartarughe e cetacei. Note in Italia come spadare, continuano ad essere ampiamente impiegate nell'Oceano Indiano dove le popolazioni di squalo, anche a causa di queste pratiche, sono crollate di quasi l'85 per cento negli ultimi cinquant'anni". Questi sono alcuni dei dati contenuti nel nuovo rapporto di Greenpeace International "High Stakes: The environmental and social impacts of destructive fishing on the high seas of the Indian Ocean".

Con la nave Artic Sunrise Greenpeace ha documentato in Oceano Indiano nordoccidentale l'uso di reti derivanti: ben sette barche sono state filmate mentre calavano muri di reti di oltre 21 miglia di lunghezza causando la cattura 'accidentale' di specie in pericolo come le enormi mante conosciute come 'diavoli di mare'. Greenpeace ha inoltre potuto verificare come la pesca ai calamari è in rapida espansione con oltre cento pescherecci che operano nell'area senza regolamentazione internazionale.

"Per tutelare gli oceani e le comunità costiere che da essi dipendono, servono scelte decise da parte dell'industria che oggi dipende da una pesca eccessiva e distruttiva e dei governi che continuano a permettere lo sfruttamento dei nostri mari",sottolinea Giorgia Monti, responsabile della Campagna mare di Greenpeace Italia.

(ITALPRESS).

fsc/com