Greenpeace: tifone Kammuri, Filippine al centro di crisi climatica -2-

Red/Bea

Roma, 3 dic. (askanews) - Il tifone Kammuri ha colpito le Filippine a distanza di poche ore dall'inizio della COP25 di Madrid. Proprio questa mattina, durante la conferenza ONU sul clima in corso nella capitale iberica, l'Organizzazione meteorologica mondiale (Wmo) ha reso noto che il 2019 è stato tra gli anni più caldi della storia e potrebbe piazzarsi al secondo posto in questa non invidiabile classifica.

«Mentre le Filippine vengono colpite dal tifone Kammuri, l'Organizzazione Metereologica Mondiale ha suonato un altro campanello d'allarme sulla situazione che i Paesi più vulnerabili stanno già subendo da diversi anni», dichiara da Madrid Taehyun Park, consigliere politico globale sul clima di Greenpeace Est Asia. «Il 91 per cento della popolazione mondiale respira aria inquinata, derivante da sistemi di trasporto sporchi e da un modello di agricoltura industriale ormai fuori controllo. È ora che i leader politici prestino attenzione agli allarmi lanciati dalla comunità scientifica e mettano alla porta i maggiori responsabili di questa crisi», conclude Park.

  • Marito sviene in sala parto, la moglie scatta selfie /Foto
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    Marito sviene in sala parto, la moglie scatta selfie /Foto

    Lui sviene in sala parto, la moglie -sdraiata- lo fotografa divertita. L’emozione di diventare genitore ha colto di sorpresa un neo papà: mentre la compagna dava alla luce il loro primo figlio, l’uomo ha perso i sensi in sala parto. La donna, come ricostruisce notizie.it, non si è persa d’animo e ha catturato l’esilarante momento in un selfie. Pubblicato sui social, lo scatto ha conquistato innumerevoli commenti scherzosi. La foto è stata pubblicata su Instagram: un uomo steso a terra circondato da medici. Si tratta di un neo papà che si è fatto prendere dall’emozione della nascita del primo figlio. Stava assistendo la moglie nel momento del parto, ma è stato lui ad aver bisogno di soccorso. L’uomo ha perso i sensi in sala parto e il selfie lo ritrae circondato dagli ostetrici divertiti dall’ironia della situazione. La foto è stata scattata dalla moglie stessa, che dopo aver dato alla luce il bambino, non ha perso l’occasione di farsi beffe del “debole” partner. Pubblicato sui social, lo scatto ha attirato innumerevoli commenti. Gli utenti hanno colto l’ironia del momento, facendo battute sull’episodio. “Doveva assistere se stesso” recita un commento. “Povero ragazzo, non aveva idea di cosa sarebbe successo” continua un altro. E ancora: “Lo mostreranno al figlio quando sarà più grande”. Una donna coglie poi il punto della situazione: “Questa foto spiega il motivo per cui siamo noi a dare la vita, siamo senza dubbio più forti“.

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    Giulia De Lellis senza veli: la foto infiamma i social

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    Il sisma di magnitudo 7.7 registrato a 10 Km di profondità

  • "Io, ex di un Casamonica che mi ha distrutto la vita"
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    "Io, ex di un Casamonica che mi ha distrutto la vita"

    "I Casamonica mi hanno distrutto la vita. Non avevo sposato soltanto Massimiliano ma tutto il clan". Lo ha detto in aula la 'pentita' Debora Cerreoni, che è stata sposata con Massimiliano Casamonica, nel maxiprocesso al clan che vede 44 imputati con accuse che vanno dall'associazione mafiosa dedita al traffico e allo spaccio di droga, all'estorsione, l'usura e detenzione illegale di armi. Al processo si è arrivati dopo l'indagine 'Gramigna', coordinata dal procuratore facente funzioni Michele Prestipino e dal pm Giovanni Musarò. Parlando dei soldi del clan, la donna ha detto: "So che Giuseppe Casamonica diceva di avere 10 milioni di euro nascosti nei muri, l'abitudine era di 'murare' i soldi". "Non sono mai stata ben vista da loro perché ero 'gaggia' (cioè non sinti o rom, ndr.) - ha raccontato la donna in alcuni passaggi tra le lacrime, collegata in videoconferenza - dovevo fare quello che dicevano loro, non potevo fiatare, ogni volta erano discussioni e botte. Lavoravo come cuoca e neanche questo andava bene, non mi vestivo come loro. Una volta ero a vicolo di Porta Furba e venni insultata perché mi ero tagliata i capelli di un centimetro, arrivavano a controllarmi anche la spesa. Mi accusavano dei tradimenti ma anche lui mi tradiva, anche con una partecipante di 'Uomini e donne'".Ricostruendo le fasi di quando venne sequestrata, la pentita ha raccontato: "Quel giorno le donne del clan mi hanno sputato davanti ai bambini che si sono messi a piangere. Mi hanno tolto il cellulare. Ero costretta ad andare in bagno lasciando la porta aperta e per cercare di nascondere il sequestro mi hanno anche portato alla festa di un loro parente. Hanno anche minacciato di sciogliermi nell'acido"."Non ce la facevo più - ha concluso la donna -. Più volte ho pensato di denunciarlo ma ogni volta che andavo in caserma alla fine non entravo e piangevo, avevo paura per i bambini. Ma nel maggio 2014 sono riuscita a fuggire e a Bologna ho sporto denuncia. Avevo paura e temevo ritorsioni sui miei figli".

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    Superenalotto, centrato il 6 a La Spezia: jackpot da 67 milioni

    Centrato il "6" milionario al Superenalotto: la prima schedina fortunata del 2020 è stata giocata in provincia della Spezia.

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    Virus Cina: docente cinese in Italia, 'virus fa paura e alimenta razzismo'

    "Il giocatore 13enne di calcio a cui viene augurato di prendere il virus, la studentessa sul treno che riceve sputi e così via. Il dramma del coronavirus preoccupa le persone di origine cinese come italiani e tutti, ma ciò non giustifica intolleranza e violenza di ogni sorta". Lo scrive su Twitter Lala Hu, docente cinese di marketing all'Università Cattolica di Milano e collaboratrice del 'Corriere della Sera' che con l'hashtag Sinofobia lancia l'allarme razzismo collegato alla paura del nuovo virus. "Non sono preoccupata per me o altri che hanno sviluppato anticorpi al razzismo - scrive Hu - ma per chi non ha strumenti per difendersi. In Altopolesine - ricorda la docente - 2 fratellini non possono andare a scuola nonostante siano risultati sani perché i genitori dei compagni 'non vogliono bambini cinesi'". E poi, in un altro tweet aggiunge una testimonianza personale: "Sul Frecciarossa dopo aver tenuto una lezione ad Ancona, mi faccio strada nella carrozza per scendere. Alla mia vista - racconta Hu - 2 passeggere ridacchiano e fanno commenti. Dico loro che sono ignoranti e dovrebbero vergognarsi. Si meravigliano che io possa capire e ribattere".

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    Clima impazzito, farà sempre più caldo

    Quest’anno i 'tre giorni della merla', popolarmente conosciuti come i più freddi dell’anno, saranno in realtà molto miti. La cosa che però farà più scalpore è che le temperature continueranno a salire fino al 4-5 febbraio con valori primaverili da Nord a Sud. Il team del sito www.iLMeteo.it avvisa che l’alta pressione presente sull’Italia, a parte qualche temporaneo cedimento (come oggi), continuerà ad essere presente e anzi, nei prossimi giorni si rafforzerà ulteriormente acquistando addirittura connotati sub-tropicali. La conseguenza diretta sarà un costante aumento delle temperature che saliranno fino a raggiungere i 20-22°C al Sud e fino a 15-16°C al Centro e al Nord (come a Roma, Milano, Firenze). Tutto ciò si concretizzerà nel corso del prossimo weekend. Il team del sito www.iLMeteo.it comunica che il resto della settimana, a parte un debole peggioramento atteso oggi (martedì 28 gennaio) trascorrerà con il sole prevalente e temporanee coperture del cielo dovute al passaggio di corpi nuvolosi compatti, ma che non arrecheranno precipitazioni degne di nota. Come annunciato poi nel corso del weekend l’avanzata dell’anticiclone sub-tropicale farà aumentare considerevolmente le temperature che andranno sopra la media di ben 10°C.

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    Turista sviene in Autogrill, scatta l’allarme coronavirus: area di servizio chiusa

    Paura sulla A1: una turista cinese è improvvisamente svenuta in un Autogrill e tutti i presenti hanno pensato a un possibile caso di coronavirus.

  • Sanremo 2020, Come mia madre di Giordana Angi: testo e significato
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    Sanremo 2020, Come mia madre di Giordana Angi: testo e significato

    Giordana Angi presenta al Festival di Sanremo 2020 la canzone "Come mia madre" scritto in collaborazione con Manuel Finotti: il testo e il significato del brano.

  • Davide Bonolis in ospedale: operato il figlio di Paolo e Sonia Bruganelli
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    Davide Bonolis in ospedale: operato il figlio di Paolo e Sonia Bruganelli

    Il figlio di Paolo Bonolis, Davide, si è recato in ospedale per essere sottoposto ad un'operazione di routine.

  • Storia del medico di Saronno che si fece angelo della morte
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    Storia del medico di Saronno che si fece angelo della morte

    Un medico dell'ospedale di Saronno e un'infermiera uniti da una relazione amorosa clandestina che hanno ucciso quattro pazienti anziani e il marito di lei. È questo il nucleo originario delle accuse che portano in carcere, il 29 novembre 2016, Leonardo Cazzaniga, e Laura Taroni nell'inchiesta 'Angeli e Demoni' condotta dalla Procura di Busto Arsizio. Le indagini poi si amplieranno fino a ipotizzare 15 omicidi: dodici di pazienti in corsia e tre di familiari (il marito, la madre, il suocero) della donna. Per dodici di queste morti Cazzaniga è stato riconosciuto colpevole di omicidio volontario e condannato all'ergastolo più tre anni di isolamento diurno.Il processo diventa l'aspra rappresentazione di due visioni incompatibili: quella dell'ex viceprimario che sostiene di avere agito "nel tentativo di rendere dignitosa la morte per morti indegne, volente e disumane" e quella della procura e degli avvocati di parte civile secondo i quali il medico uccise per "delirio di onnipotenza", scegliendo una terza via non accettabile tra l'accanimento terapeutico e l'abbandono del paziente. La strada di un "angelo della morte" come lui stesso si definiva, in preda a demoni che l'avrebbero portato a scegliere tra il bene e il male, cancellando il giuramento di Ippocrate in un ospedale di provincia della regione considerata un modello nell'assistenza ai malati. L'inizio delle indaginiLe indagini erano partite nel 2014 dopo che un'infermiera del pronto soccorso, Clelia Leto, si era presentata ai carabinieri raccontando del 'protocollo Cazzaniga': un sovradosaggio, in rapida successione, di morfina e farmaci anestetici e sedativi applicato ai pazienti anziani affetti da diverse patologie che venivano ricoverati a Saronno. Cazzaniga, 60 anni, e Taroni, di 20 più giovane, finiscono in carcere due anni dopo con l'accusa di omicidio volontario di quattro pazienti e del marito di lei, Massimo Guerra.L'uomo, possibile ostacolo alla relazione extraconiugale, muore il 30 giugno 2013 dopo essere stato indotto a credere di essere stato malato di diabete e 'finito' con la stessa sequela di farmaci usati per i malati terminali. Tra le ragioni che avrebbero scatenato la furia omicidia di Laura Taroni, ci sarebbero state anche questioni legate all'eredità del consorte. Questo parrebbe emergere da un'intercettazione del 20 maggio 2015, in cui lei "sfoga la sua rabbia, dicendo di avere un'irrefrenabile voglia di uccidere 'uno di loro', cioè uno dei parenti del marito defunto".Gli inquirenti sequestrano e analizzano una cinquantina di cartelle cliniche, mentre arrivano altre segnalazioni di morti sospette. Si indaga su un'altra quindicina di persone accusate di omessa denuncia, favoreggiamento e falso ideologico per avere creato una rete di omertà a protezione dei due presunti assassini.Il 27 febbraio del 2017, dal carcere di Busto, Cazzaniga scrive alla ormai ex amante, detenuta al Bassone di Como. "Cara signora Taroni, ho testé appreso durante l'interrogatorio con il pm di essere stato da lei accusato della morte di Massimo (Massimo Guerra, marito della Taroni, ndr) e di sua madre (Maria Rita Clerici, madre della Taroni, ndr). Sono profondamente amareggiato e addolorato. Evidentemente ho vissuto gli ultimi 5 anni, con lei, nell'oscurità piu' profonda. Dico ciò perché pensavo lei mi amasse. Io la amo ancora profondamente ma considero la relazione che ci univa (apparentemente) irrimediabilmente chiusa. Consapevole che questa mia sarà del tutto irrilevante per lei, le comunico che questa sarà la mia ultima lettera e la invito a non contattarmi mai più. La ringrazio per il dolore che mi sta provocando. Le auguro buona fortuna per la sua vicenda processuale"."Sono stanca, lo dico a te che considero ancora il mio uomo". La risposta della Taroni sembra addolorata. "Tu non hai buttato via 5 anni, non ti ho accusato di niente, ho dato ad ognuno di noi le proprie colpe". Pochi giorni prima, la svolta nelle indagini con gli interrogatori della donna che al pm di Busto, Maria Cristina Ria, descrive un ménage coniugale di brutalità, con l'idea non di eliminare ma di "neutralizzare" il coniuge. "L'ho deciso con Leonardo Cazzaniga, fu lui a suggerirmelo. Leonardo mi suggerì di farlo passare per ammalato". Il 13 febbraio lancia un'altra accusa tremenda: "Leonardo ha deciso di uccidere mia madre". Racconta che il medico l'ha soppressa praticandole nella giugulare una iniezione di fibrinolitico, un anticoagulante del sangue. Omicidi in famigliaNella chiusura delle indagini del 20 ottobre 2017, a Cazzaniga e Taroni vengono contestate altri casi di morti sospette, avvenute tra il 2011 e il 2013. Anche Maria Rita Clerici e Luciano Guerra, rispettivamente madre e suocero dell'infermiera, sarebbero stati uccisi dalla coppia. La prima, in apparenza in buone condizioni di salute, morì sul divano a casa della figlia, il 14 gennaio 2014. Non gradiva la relazione tra i due. Il secondo a 78 anni, viene a mancare il 20 ottobre 2013, dopo un ricovero lampo all'ospedale di Saronno: visitato alle otto del mattino spira quattro ore dopo.Laura Taroni si stacca anche dalla strategia processuale dell'ex amante, scegliendo il rito abbreviato che le permette lo sconto di un terzo della pena. In primo grado, viene condannata a 30 anni di carcere, verdetto confermato il 4 dicembre 2019 in appello, per gli omicidi, in concorso con lui, di Massimo Guerra e della madre Maria Rita Clerici. L'imputata - si legge nelle motivazioni - ha ammesso di aver avviato ai danni del marito nel 2011 terapie farmacologiche del tutto inutili per le sue condizioni di salute, la cui pericolosità è determinata dagli immediati e ricorrenti effetti di grave malessere, che hanno reso necessari vari ricoveri e hanno fatto correre alla vittima pericolo di vita".L'aggravante della premeditazione emerge proprio dalla "persistenza del proposito criminoso per un tempo particolarmente lungo". Per l'omicidio della madre esiste "una vera e propria confessione" della Taroni che negli interrogatori "ha spiegato in maniera precisa e compiuta che l'effetto morte è conseguito alla somministrazione di un farmaco portato appositamente a casa sua dal Cazzaniga, che lo ha iniettato con il suo consenso o comunque senza la sua opposizione". "Una terza via non accettabile"Il processo col rito ordinario per Cazzaniga si compone di una sessantina di udienze, la più importanti delle quali è quella del 22 ottobre 2019. I tre esperti super partes, nominati dai giudici viste le discrasie tra gli studi di parte, espongono le loro conclusioni sfavorevoli al 'protocollo Cazzaniga', definito dal suo inventore, nel frattempo ai domiciliari da settembre dopo tre anni di carcere, "un insieme di principi volti a consentire a persone ormai giunte alla fine della vita di morire libere dal dolore, tenendo presente anche i sentimenti dei familiari".Ben diversa la valutazione da parte di Roberto Moroni Grandini (direttore dell'hospice Cascina Brandezzata), Giuseppe Bacis (direttore del Centro antiveleni di Bergamo) e Roberto Malcontenti (medico legale). Quello esercitato dall'allora viceprimario del pronto soccorso di Saronno (Varese), Leonardo Cazzaniga, "fu un accanimento palliativo da parte di un medico che si ritiene in grado di decidere cosa sia il bene e cosa il male per un paziente: una terza via non accettabile tra l'accanimento e l'abbandono terapeutico"."Potenzialmente - è stato spiegato per un caso - un quantitativo di 30 mg di morfina poteva essere un dosaggio corretto, ma bisogna valutare il paziente e somministrargli 5 mg per volte, osservando la sua reazione. Partire con 30 mg è molto pericoloso. L'atteggiamento deve essere sempre graduale, in modo da aiutare il paziente: queste sono le cure palliative. Se non c'è una risposta, bisogna retrocedere in tempi brevi. Bisogna trovare la giusta via tra l'abbandono terapeutico e l'accanimento, una via che non è l'accanimento palliativo". Nel caso di G.P.V., 71 enne affetto dal morbo di Parkinson, arrivato in stato di incoscienza in ospedale, "il sovradosaggio appare totalmente ingiustificato con tempi e modi sproporzionati".Solo per un paziente di 93 anni, A.I., giunto al pronto soccorso dopo una caduta, non viene ritenuta certa la correlazione tra sedazione 'sbagliata' e morte. In questo caso, la prescrizione e somministrazione viene considerata coerente.La parola "ergastolo" più tre anni di isolamento diurno chiude la lunga requisitoria del procuratore Gian Luigi Fontana e del pm Maria Cristina Ria. L'ex aiuto primario del pronto soccorso di Saronno è imputato degli omicidi di dodici pazienti in corsia e di quelli di tre familiari della sua amante di un tempo. L'accusa chiede il carcere a vita per tutti questi morti tranne per il caso di uno dei pazienti, A.I., per il quale la perizia super partes non ha ravvisato un chiaro nesso causale fra la somministrazione di farmaci in sovradosaggio il decesso: per questo il medico deve essere assolto perché il fatto non sussiste.Per i pubblici ministeri Cazzaniga va condannato anche per lesioni ai danni di Massimo Guerra. Chieste, inoltre, le condanne per omessa denuncia e favoreggiamento personale per i componenti della commissione nominata per verificare l'operato di Cazzaniga.La ricostruzione delle morti di Massimo Guerra e Maria Rita Clerici è drammatica. Fontana rievoca la presunta contraffazione delle analisi al pronto soccorso per convincere il marito della Taroni di essere malato di diabete e dunque della necessità di assumere farmaci. "Abbiamo le prove di una alterazione del sangue in ospedale con una dottoressa che dice: 'Tanto l'ospedale ne uscirà pulito". "Il fine ultimo - dice il pm Ria - era quello di ridurre la libido di Guerra per via delle pratiche a cui sottoponeva la moglie - ma Cazzaniga e la Taroni, infermiera e medico, erano consapevoli delle conseguenze fino alla morte".Diverso il 'livello' di colpevolezza per la morte di Maria Rita Clerici. La madre della Taroni, una donna ancora giovane e in buona salute, subisce un tracollo. Qualche giorno prima il medico preleva farmaci dal pronto soccorso, mentre la Taroni si mostra preoccupata per inesistenti malattie di quella madre con cui ha un pessimo rapporto. Nell'ultimo giorno di vita di Maria Rita, secondo l'accusa, il comportamento della coppia è contraddistinto da "totale inerzia, nessuna volontà di soccorso. Le manovra rianimatorie iniziano solo quando il respiro si arresta e al personale del 118 è impedito di sostituirsi alla Taroni per proseguirle. Una farsa". In conclusione, "esiste una enorme pluralità di elementi di prova che il 'protocollo' era un metodo messo a punto da Cazzaniga al di fuori di ogni intento terapeutico e palliativo, per provocare la morte di soggetti che a suo insindacabile modo di vedere non meritavano di vivere"."La sua condotta che non aveva niente a che fare con la sedazione palliativa, se non lo stato dei pazienti e i farmaci impiegati. A volte Cazzaniga decideva l'applicazione del 'protocollo' e la preannunciava prima ancora di avere visto il paziente"."Era un medico esperto, che si sentiva superiore agli altri e ostentava la sua superiorità. Si definiva 'angelo della morte'. Pronunciava frasi come 'Su questo paziente dispiego le ali di angelo della morte' o 'Io sono Dio'".Per la difesa, con gli avvocati Ennio Buffoli e Andrea Pezzangora, l'unico intento dell'ex vice primario era invece quello di lenire le sofferenze di pazienti in condizioni tanto gravi da essere ormai irreversibili. Viene chiesta l'assoluzione piena perché il fatto non sussiste e, in subordine, la derubricazione del reato da doloso a colposo, con le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti e l'attenuante legata a una condotta di particolare valore morale e sociale.

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    Le intercettazioni della strage di Erba: riesame delle prove il 3 febbraio

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