Grenfell Tower, Marco e Gloria diventano una fiaba. La mamma di lui: "Morti per l'avidità dell'uomo"

Selene Gagliardi

"Questa è la storia di un bambino che diventa cavaliere perché ha forza e coraggio. È la storia di Marco, un bambino molto buono". I piccoli adagiati sul pavimento con le gambe incrociate sono tutti'orecchi, non fanno un fiato. Nei loro occhi si legge la grande impazienza di far volare la fantasia ascoltando una fiaba che promette benissimo. E finalmente la lettura inizia, nel silenzio generale di una delle lussuose sale dell'Istituto Italiano di Cultura. I bambini sono stati dunque accontentati: ben presto scoprono gli interessi del piccolo Marco, del suo amore adulto per Gloria e del grande coraggio nello sconfiggere un drago cattivo che ha dato fuoco al suo castello. Eppure questa non è una fiaba come le altre, anche se i più piccoli non lo sanno e dopo la fine della storia si mettono a colorare il libro con le illustrazioni di Roberta Gattel, mentre ai genitori qualche lacrima di commozione riga il viso. Perché questa, in realtà, è una storia vera, è la vita di Marco Gottardi e Gloria Trevisan, i due giovani veneti che il 14 giugno del 2017 persero la vita nell'incendio della Grenfell Tower di Londra, rimasti bloccati al 23esimo piano dell'edificio.

È passato un anno esatto da quella terribile notte in cui morirono 72 tra gli inquilini del grattacielo (questi, almeno, i dati ufficiali forniti dalle forze dell'ordine britanniche) e centinaia di altre persone persero la casa e tutti gli averi. Molti sono ancora i dubbi su quanto accaduto: ad esempio, come abbia potuto bruciare una torre di 24 piani a seguito del corto circuito di un singolo frigorifero; se i soccorsi, arrivati sul luogo 6 minuti dopo l'allarme, abbiano fatto tutto il possibile per mettere in salvo gli abitanti; di chi è quindi la colpa per la morte di decine di persone. Gli interrogativi sono ancora tanti e una commissione di inchiesta pubblica sta cercando di fare chiarezza, benché la verità sembri ancora lontana. Nell'attesa di trovare giustizia, però, ai superstiti di...

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