##Greta al Consiglio Ue: così non fermerete cambiamento clima

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Bruxelles, 5 mar. (askanews) - Ieri, parlando a porte chiuse davanti alla Commissione europea e poi, pubblicamente, davanti alla commissione Ambiente dell'Europarlamento, l'attivista svedese leader del movimento dei giovani contro il riscaldamento globale, Greta Thurnberg, aveva criticato duramente i responsabili politici dell'Ue, accusandoli di decidere misure poco ambiziose e inadeguate, e di non avere il senso dell'urgenza della crisi climatica. Così, davanti al mondo, Greta aveva stroncato come "una resa" la proposta della Commissione per una "legge europea sul clima", architrave del "Green Deal", proprio nel giorno del suo lancio.

Oggi, invitata al Consiglio Ambiente dell'Ue, non è stata da meno, e ai ministri dell'Ambiente dei Ventisette ha praticamente dato una lezione, come se fossero studenti che non studiano abbastanza: il vostro metodo per ridurre le emissioni a effetto serra, ha detto in sostanza ai ministri, è sbagliato, non è basato su quello che ha accertato oggettivamente la scienza, e non garantisce affatto che si riesca a tenere al di sotto di 1,5 gradi centigradi l'aumento della temperatura media del Pianeta, come invece tutti i paesi si sono impegnati a fare nell'Accordo di Parigi del 2015.

Davvero frustrante, per la pretesa leadership mondiale dell'Ue nella lotta per il clima. La testarda ragazzina svedese ha ricordato il rapporto speciale che l'Ipcc (il 'panel' intergovernativo sul cambiamento climatico, autorità scientifica mondiale in questo campo) pubblicò nel 2015, proprio in occasione della Conferenza Onu di Parigi. Il rapporto mirava a dare sostanza scientifica all'obiettivo del limite a 1,5 gradi centigradi del riscaldamento globale, e a quantificare con misurazioni rigorose lo sforzo di riduzione delle emissioni necessario per arrivarci.

Quella sostanza scientifica, quelle misurazioni, costituiscono un approccio, un metodo oggettivo che viene chiamato "carbon budget" che potrebbe tradursi come "bilancio del ciclo del carbonio". Greta, che lo aveva già detto ieri, lo ha ripetuto oggi nel modo più chiaro possibile: la "legge europea su clima", così come tutto il "green deal" europeo finora, non si basano sul metodo del "carbon budget", ma fissano le riduzioni delle emissioni da raggiungere in base ai compromessi politici raggiunti dopo lunghi negoziati. Ma, ha sottolineato la testarda ragazzina svedese, "la natura non negozia, non potete fare un accordo con la natura".

"Leggete a pagina 108 del capitolo 2 del rapporto dell'Ipcc del 2015: per avere circa il 67% delle probabilità di limitare il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi centigradi, nel 2018 ci restavano 420 megaton di gas serra da emettere", ha detto oggi Greta rivolta ai ministri dell'Ambiente dei Ventisette. E' come un bilancio finanziario che ti dice quante risorse hai ancora a disposizione, suggerendoti come impiegarle nel corso del tempo. "Ma il contenuto di questo 'carbon budget' sembra non ottenere mai nessuna attenzione", ha osservato, frustrata la giovane attivista, aggiungendo che le riduzioni di emissioni previste dalla "legge europea sul clima", secondo questo metodo, "danno meno del 50% delle probabilità" di conseguire l'obiettivo.

Oggi sarebbe necessario, invece di fissare gli obiettivi del 2030 e del 2050, "includere riduzioni annuali delle emissioni da cominciare immediatamente", ha incalzato Greta.

E poi, sempre rivolta ai ministri dell'Ue: "Questo é quello che dice l'Ipcc, questa è la scienza. Non dovrei essere io a dirvelo, dovrebbe essere scontato per voi. Io davvero mi aspetto che lo facciate. Non possiamo avere una legge sul clima che non includa questo, significa che non riusciremo a rispettare l'Accordo di Parigi. Dobbiamo prendere la strada più sicura possibile per raggiungere i suoi obiettivi", ha concluso Greta.

Ma, per ora, non sembra sia stata ascoltata. Sicuramente non dalla Commissione, che non ha incluso neanche come una possibile ipotesi in discussione il metodo del "carbon budget" nella consultazione in corso sul "green deal", e che punta al massimo a portare al 55% la riduzione delle emissioni per il 2030, rispetto al 1990. Forse alcuni Stati membri, quelli tradizionalmente più "ambientalisti" potrebbero prendere in considerazione l'esortazione di Greta, e sicuramente alcuni gruppi politici al Parlamento europeo (almeno i Verdi), oltre naturalmente le Ong ambientaliste. Ma, come diceva lei, la giovane Cassandra del clima, "manca il senso d'urgenza".