**Grillo: la scrittrice Ravera, ‘un passo falso per un comunicatore, spero chieda scusa’**

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Roma, 28 apr. (Adnkronos) – Il video di Beppe Grillo è un incomprensibile passo falso che ha suscitato un “muro di indignazione” e che richiede le sue scuse alla ragazza che ha denunciato di essere stata stuprata. La scrittrice Lidia Ravera, conversando con l’AdnKronos, esprime l’auspicio “che i colpevoli paghino per quello che hanno fatto e che Grillo, in un momento di buon senso, porga le sue scuse alla ragazza”. Un caso che, secondo la Ravera, ha suscitato “un muro di indignazione, se vogliamo un po’ ovvia, è un video che si commenta da sé. E’ stato un incomprensibile passo falso da parte di un uomo della comunicazione che è stato su un palcoscenico per tutta la vita”.

La presa di posizione di Grillo si fonda “sull’indignazione, una tendenza a considerare sempre le vittime di violenza in qualche modo colpevoli. O colpevoli di connivenza, o colpevoli perché non hanno vinto subito quella silenziosa battaglia con se stesse che costa ad ogni donna denunciare un fatto così violento e privato. Oppure colpevoli per come vanno vestite”. La Ravera ritiene che il video “non sia giustificabile come lo sfogo di un padre.La prima cosa che deve fare un padre è farsi delle domande quando suo figlio si rende colpevole, o anche soltanto sospetto colpevole di una violenza di gruppo contro una donna, il che non è il caso del figlio di Grillo. Un padre, insomma, si dovrebbe chiedere: come l’ho cresciuto, che esempi ha avuto in famiglia, che cosa gli ho insegnato, che cosa gli ho insegnato col mio esempio, di che valori morali mi sono fatto testimone. Gettare invece la colpa sulla vittima per salvare la testa al figlio è talmente abnorme nella sua sciocca crudeltà e ingiustizia che quasi mi viene da non commentarlo”.

La scrittrice conclude, infine, parlando di “una sensazione brutta e cioè che le persone famose nel nostro Paese, ogni tanto e non tutte per fortuna, si ritengono al di sopra degli altri vantando dei diritti di cui gli altri non possono godere ponendosi al di sopra delle leggi, del buon senso comune, al di sopra della pietà e del rispetto”.