Grimaldi (Luv): no a soluzione di comodo per Parco Salute

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Torino, 3 ott. (askanews) - "Garantire l'autonomia e l'elevata qualità delle cure in campo materno-infantile, garantendo al contempo l'accesso dei diversi quadranti del territorio piemontese ai servizi che prima venivano svolti dalle strutture territoriali (spoke): questo era l'obiettivo per assicurare una sempre maggiore qualità del servizio sanitario, tramite un aumento dei posti letto e una maggiore integrazione tra servizi ospedalieri e territoriali. Non si può rinunciare a questo traguardo. Quella a cui si è giunti mi sembra una soluzione di comodo che rischia di snaturare il progetto del Parco della Salute". E' il commento del Capogruppo di Liberi Uguali Verdi in Regione Piemonte, Marco Grimaldi sull'esito dell'incontro all'Anac di ieri, in cui si è deciso che per il Parco della Salute,che consentirà di concentrare in una nuova struttura all'avanguardia le attività ad alta complessità degli ospedali della Città della Salute, non ci sarà il dibattito pubblico, e che per aumentare i 1.040 posti letto previsti, Regina Margherita e Sant'Anna non saranno trasferiti nel nuovo polo sanitario.

"Avevamo chiesto un'attenzione particolare nei confronti di alcuni percorsi di cura, ma a quanto pare non c'è stata", ha constatato Grimaldi.

"La realtà unica di 'policlinico pediatrico' del Regina Margherita, ma soprattutto la ginecologia e l'ostetricia del Sant'Anna devono stare all'interno del Parco della Salute, perché soltanto la presenza di reparti specialistici medici e chirurgici nella stessa struttura garantisce la sicurezza delle donne, che altrimenti potrebbero vedersi costrette a essere trasportate in ambulanza dal Sant'Anna (che accoglie la maggioranza delle partorienti) al Parco della salute", ha messo in guardia Grimaldi.

"Il Sant'Anna non ha tutte le specialità che gli permettono di farsi carico da solo della salute delle donne. Stiamo dunque dicendo che le donne non hanno diritto di accesso al Parco della Salute? L'assenza di una cabina di regia e di uno sguardo complessivo sulle cure del paziente non può che portare disagi e sprechi di risorse. La Regione non se lo può permettere, ma soprattutto i malati non se lo meritano", ha concluso.