Groenlandia mette fine a ricerca petrolio nel paese

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Porto e città di Tasiilaq

COPENHAGEN (Reuters) - La Groenlandia ha messo fine ad una ambizione durata 50 anni, quella di diventare un paese produttore di petrolio, e annunciato la sospensione della ricerca di petrolio e la fine delle licenze esplorative.

La ricerca dell'oro nero ha avuto inizio negli anni '70 ad opera di grandi compagnie petrolifere come Shell, Chevron, ExxonMobil ed Eni, ma la maggior parte delle trivellazioni si è rivelata fallimentare.

La potenziale ricchezza mineraria della Groenlandia, unita alla sua posizione strategica, avevano spinto l'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump a ventilare un possibile acquisto dell'isola artica, un'idea rimandata al mittente in maniera netta dal governo della Groenlandia e dalla Danimarca.

Il ministro groenlandese delle Risorse Naturali, Naaja Nathanielsen, ha spiegato ieri la decisione di sospendere le attività estrattive in un comunicato, in cui si evidenzia come il governo "abbia considerato che le conseguenze ambientali della ricerca e dell'estrazione di petrolio siano troppo vaste".

Secondo un report dello U.S. Geological Survey (Usgs) datato 2007, il sottosuolo del nordest dell'isola conterrebbe potenzialmente fino a 31,7 miliardi di barili equivalenti di petrolio.

Ma l'interesse nella ricerca di petrolio in Groenlandia, un paese che dipende fortemente dall'industria della pesca, è andato scemando nell'ultimo decennio, a causa dell'alta volatilità dei prezzi del greggio e dei rischi e costi che derivano dal lavorare in acque artiche incontaminate e vulnerabili.

Secondo i dati del governo di Nuuk, ci sono solamente quattro esplorazioni attive e altrettante licenze di sfruttamento, tre sulla terraferma, nella penisola di Jameson Land nell'est del paese, e offshore, al largo della costa sudoccidentale della Groenlandia. Queste licenze giungeranno a scadenza nel 2027 e nel 2028.

La ricerca di idrocarburi in Groenlandia ha conosciuto il suo picco tra il 2002 e il 2014, quando vennero concesse oltre 20 licenze per le trivellazioni offshore.

Oltre alle preoccupazioni derivanti dalla questione ambientale, il governo ha citato tra le ragioni che hanno portato alla decisione di sospendere le trivellazioni anche delle analisi economiche. Da queste analisi risulta che ogni ulteriore sviluppo porterebbe profitti molto bassi o addirittura delle perdite.

"Nel prendere questa decisione, le considerazioni climatiche, le considerazioni ambientali e il buon senso economico sono andati mano nella mano", ha detto il ministro Nathanielsen. "Sospendere l'attuale strategia petrolifera è stata la scelta giusta".

La sospensione è entrata in vigore il 24 giugno, ha detto il governo.

(Tradotto da Luca Fratangelo in redazione a Danzica, in redazione a Roma Giselda Vagnoni, luca.fratangelo@thomsonreuters.com, +48587696613)

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