Gualtieri: migliorare e rafforzare reddito cittadinanza

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Greccio (Rieti), 14 gen. (askanews) - "C'è la necessità di rafforzare, migliorandolo, il reddito di cittadinanza nel quadro delle politiche attive per il lavoro". Lo ha detto il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri, intervenendo al seminario in corso all'abbazia di San Pastore a Greccio (Rieti).

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    Giulia De Lellis senza veli: la foto infiamma i social

    Uno scatto di Giulia De Lellis ha fatto impazzire i fan: l'influencer si è concessa un bagno notturno completamente senza veli.

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    Turista sviene in Autogrill, scatta l’allarme coronavirus: area di servizio chiusa

    Paura sulla A1: una turista cinese è improvvisamente svenuta in un Autogrill e tutti i presenti hanno pensato a un possibile caso di coronavirus.

  • Davide Bonolis in ospedale: operato il figlio di Paolo e Sonia Bruganelli
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    Davide Bonolis in ospedale: operato il figlio di Paolo e Sonia Bruganelli

    Il figlio di Paolo Bonolis, Davide, si è recato in ospedale per essere sottoposto ad un'operazione di routine.

  • GF Vip, Zequila sul flirt con la Marini: “C’è stato, posso dire i dettagli”
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    GF Vip, Zequila sul flirt con la Marini: “C’è stato, posso dire i dettagli”

    Durante il confronto con lei nella casa del GF Vip, Antonio Zequila ha rievocato il flirt avuto anni fa con Valeria Marini.

  • Le intercettazioni della strage di Erba: riesame delle prove il 3 febbraio
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    Le intercettazioni della strage di Erba: riesame delle prove il 3 febbraio

    Durante il processo per la strage di Erba, alcune intercettazioni non sono state messe a disposizione della difesa, che adesso ne chiede l'accesso.

  • Rodrigo Alves operato in turchia: le foto prima e dopo l’intervento
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    Rodrigo Alves operato in turchia: le foto prima e dopo l’intervento

    Rodrigo Alves ha annunciato di essersi recato in Turchia per l'ennesimo intervento e ha spiegato i motivi della sua decisione.

  • Sanremo 2020, Andromeda di Elodie: testo e significato
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    Sanremo 2020, Andromeda di Elodie: testo e significato

    Elodie presenta al Festival di Sanremo 2020 la canzone "Andromeda", brano scritto da Mahmood e Dardust: il testo e il significato.

  • "Questa foto è vera. Vietare tv, Netflix e videogame ci ha ridato i nostri figli. Ora amano creare"
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    "Questa foto è vera. Vietare tv, Netflix e videogame ci ha ridato i nostri figli. Ora amano creare"

    Niente televisione, niente Youtube, niente Netflix, niente videogame.

  • Turisti cinesi insultati e presi a sputi a Venezia
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    Turisti cinesi insultati e presi a sputi a Venezia

    Dei ragazzini insultano e sputano su una coppia di turisti cinesi a Venezia. La dichiarazione della vittima: "Sono rimasto davvero scioccato".

  • Caso Desiree, il papà: "Ho cercato di salvarla, non ho potuto"
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    Caso Desiree, il papà: "Ho cercato di salvarla, non ho potuto"

    "Ho cercato di salvarla ma non ho potuto fare niente". Lo ha detto in lacrime il padre di Desiree Mariottini, Gianluca Zuncheddu, sentito al processo sulla morte della 16enne di Cisterna di Latina trovata senza vita il 19 ottobre del 2018 all’interno di uno stabile abbandonato del quartiere San Lorenzo a Roma. Davanti ai giudici della III corte d'Assise, l'uomo ha riferito di aver notato un cambiamento in Desiree e di averle trovato una carta stagnola bruciata, ma di non aver potuto fare nulla anche a causa del divieto di avvicinamento che aveva verso l'ex compagna e madre della ragazza.  Sul banco degli imputati, per la morte della giovane, ci sono 4 cittadini africani, Alinno Chima, Mamadou Gara, Yussef Salia e Brian Minthe, accusati di omicidio volontario, violenza sessuale aggravata e cessione di stupefacenti a minori. In un'udienza a porte chiuse durata molte ore, sono stati sentiti oggi anche il medico legale che ha svolto l'autopsia e l'anamopatologo, il quale ha confermato lesioni compatibili con una violenza sessuale. Infine è stato ascoltato anche il nonno di Desiree, l'ultimo della famiglia a vederla in vita: l'uomo ha riferito di averla accompagnata da un'amica ma poi la 16enne ha telefonato - non dal suo cellulare - a casa per dire che non sarebbe tornata e che si fermava a dormire fuori.

  • Jole Santelli, la malattia che deve affrontare la Presidente della Calabria
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    Jole Santelli, la malattia che deve affrontare la Presidente della Calabria

    Dopo la vittoria alle elezioni regionali in Calabria del 2020, Jole Santelli dovrà ora affrontare una battaglia più dura: quella contro la malattia.

  • Morto Kobe Bryant: la Lega lo ricorda scrivendo “Borgonzoni Presidente”
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    Morto Kobe Bryant: la Lega lo ricorda scrivendo “Borgonzoni Presidente”

    L'account ufficiale della Lega ha ricordato Kobe Bryant, morto tragicamente in un incidente aereo, twittando l'BorgonzoniPresidente.

  • È morta la blogger tunisina Lina Ben Mhenni
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    È morta la blogger tunisina Lina Ben Mhenni

    Affetta da tempo da una grave malattia cronica ai reni, è morta a soli 36 anni la popolare blogger e giornalista Lina Ben Mhenni, capofila della rivoluzione che nel 2011 ha messo fine al regime di Ben Ali. Ad annunciare la scomparsa del volto noto delle proteste popolari tunisine sono stati i suoi famigliari citati dai media locali ed internazionali. Docente di linguistica all'Università di Tunisi, Lina era ancor prima un'agguerrita militante per i diritti umani.Per anni e nonostante i rischi per la sua incolumità, sul suo blog 'a Tunisian girl' ('Una ragazza tunisina') non si stancava di denunciare le derive della dittatura, documentando anche il deteriorarsi delle condizioni di vita della popolazione nelle aree più depresse del Paese. Dopo la morte del venditore ambulante Mohamed Bouazizi, che si diede fuoco il 17 dicembre 2010, è stata la prima cronista a raggiungere la città di Sidi Bouzid, culla di quella che lei chiamava la 'Rivoluzione della dignitaà.Lina andava in giro con la sua piccola telecamera per riprendere le prime manifestazioni contro il potere e poi postare i video sui social. Ha coperto la cronaca dell'intero movimento insurrezionale in lingua francese, inglese e araba, fino alla caduta del regime. Da questo suo lavoro è nato un libro intitolato "Tunisian Girl, blogger per una primavera araba". Colei che viene considerata la "voce della rivolta tunisina", è stata anche candidata al premio Nobel per la Pace, a soli 28 anni.Nonostante i gravi problemi di salute e il deteriorarsi del suo fisico Lina, figlia di Sadok Ben Mhenni, militante marxista imprigionato dall'ex presidente Habib Bourghiba, ha portato avanti fino alla fine le sue battaglie in difesa dei diritti fondamentali in Tunisia, sempre in prima linea nelle manifestazioni e nei processi attinenti alla liberta' di espressione. Per lei il buon esito della rivoluzione era solo una tappa verso una Tunisia pienamente democratica e moderna, in cui doveva esserci una chiara divisione tra politica e religione, che doveva garantire un futuro dignitoso ai giovani.Il suo attivismo aveva come nemici tutte le forme di corruzione, il fondamentalismo della politica, la tortura e i diritti violati, anche quelli dei detenuti. La donazione d'organo ricevuta dalla madre non aveva prodotto gli effetti sperati e le sue condizioni di salute si sono progressivamente aggravate, anche come conseguenza dei maltrattamenti inflitti dalla polizia e che lei stessa denunciava come "mirati". Negli ultimi mesi sui social Lina ha raccontato il suo "calvario": deplorava il cattivo stato degli ospedali della capitale, ma nonostante il rapido peggioramento si è rifiutata di lasciare il Paese, in cerca di cure alternative all'estero.

  • Alessia Marcuzzi copia Chiara Ferragni? I fan insorgono
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    Alessia Marcuzzi copia Chiara Ferragni? I fan insorgono

    Alessia Marcuzzi si è fatta un nuovo regalo ma in tanti l'hanno accusata di aver copiato in pieno lo stile di Chiara Ferragni.

  • Grande Fratello Vip: lite tra Paola Di Benedetto e Fernanda Lessa
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    Grande Fratello Vip: lite tra Paola Di Benedetto e Fernanda Lessa

    Un lunedì mattina di fuoco tra Paola Di Benedetto e Fernanda Lessa, la quale pare non abbia gradito alcuni toni usati dall'ex Madre Natura

  • GF Vip, Barbara Alberti torna nella casa: “Sono pronta al crimine!”
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    GF Vip, Barbara Alberti torna nella casa: “Sono pronta al crimine!”

    Tornata nella casa del GF Vip a seguito di un malore, Barbara Alberti ha deciso di continuare il suo percorso all'interno del reality.

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    Askanews

    Vendono villa Lago di Garda a 19 mln e ne dichiarano 7, scoperti

    Sequestro della guardia di Finanza di Desenzano del Garda

  • “Il leghista ha mobilitato contro di sé elettori che non votavano più”, dice Casini
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    “Il leghista ha mobilitato contro di sé elettori che non votavano più”, dice Casini

    “Questo è un successo che si deve soprattutto a Bonaccini. La citofonata di Salvini, conoscendo il buon senso degli emiliani, è stata un autogol”. È sicuro l'ex presidente della Camera dei deputarti Pier Ferdinando Casini nel giudizio sull'esito elettorale emiliano nel corso di un'intervista a La Stampa.Dunque, per l'ex presidente dell'Aula di Montecitorio, “l'idea che il buongoverno, l'amministratore serio, non conti niente perché prevale la politica spettacolo, è stata smentita” perché si è trattato di “un voto su come è stata amministrata la regione” e l'idea di “evocare la liberazione dell'Emilia-Romagna poteva andare bene in un'epoca post-ideologica” come per altro già fatto da Guazzaloca vent'anni fa quando espugnò il Comune di Bologna nel nome di Silvio Berlusconi.Poi Casini riflette e aggiunge: con questo risultato e questa sconfitta Salvini ”sporca la sua immagine di leader vincente. Ma attenzione – avvisa – Salvini non è sconfitto”, lui ha solo polarizzato “convinto che giocasse a suo favore”. E invece? “In realtà ha mobilitato una marea di elettori che probabilmente non sarebbero nemmeno andati a votare” e il dato da tenere presente, secondo l'ex presidente della Camera dei deputati, “è che tutti i moderati che si sono avvicinati e che hanno sostenuto Bonaccini sono stati la migliore risposta”.“La stampa continua a parlare di centrodestra – è la lettura conclusiva del voto di ieri da parte di Casini – ma non c'è più il centrodestra: c'è la destra. E questo vuole dire che se il centrosinistra presenta persone ragionevoli come Bonaccini, i moderati sono pronti a votarla...".

  • Chi sono i "dubbiosi" sul pontificato di Papa Francesco
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    Chi sono i "dubbiosi" sul pontificato di Papa Francesco

    Il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti, li ha indicati come i responsabili del "distruttismo" che agita in queste giornate tormentate la Chiesa cattolica. Quell'atteggiamento, vale a dire, che tende a segare alla radice i tentativi di rinnovamento della comunità e magari anche dei semplici tentativi di capirsi e spiegarsi vicendevolmente al suo interno, come dovrebbe essere in qualsiasi agape.Loro però spesso si difendono ribadendo che la loro è solo affezione filiale alla Chiesa, e che ci sono dei dubbi espressi questi esistono per via della scarsa chiarezza delle posizioni dottrinarie dello stesso Papa. Insomma, la Chiesa è troppo amata per lasciarla in mani giudicate deboli. Solo una piccola parte arriva a posizioni sedevacantiste, vale a dire di non riconoscimento della persona di Bergoglio come legittimo Papa della Chiesa Cattolica.I tradizionalisti vengono una volta per tutte allo scoperto con una lettera firmata, il 19 settembre 2016, da ben quattro cardinali: Walter Brandmueller, Raymond L. Burke, Carlo Caffarra, Joachim Meisner. Chiedono spiegazioni su alcuni aspetti dell'enciclica "Amoris Laetitia", che a loro dire ha creato difficoltà interpretative e confusione all'interno della Chiesa. Le chiamano, queste loro perplessità, "Dubia", alla latina. Un termine che ha fatto scuola.In Italia il fronte tradizionalista fa capo alla Fondazione Lepanto del professor Roberto De Mattei e a Tradizione, Famiglia e Proprietà di Julio Loredo: l'universo tradizionale è molto composito. Inutile dire che si tratta di una realtà composita, in qualche modo proteiforme, che agisce sia nel campo dei rapporti umani diretti, sia con grande disinvoltura sul web, dove contano su contatti a livello internazionale.Siti come Lifesite sono i loro interlocutori naturali e ricorrenti. Nell'aprile dello scorso anno definirono Francesco "eretico". A novembre hanno promosso una raccolta di firme nella quale condannano "gli atti sacrileghi e superstiziosi" che Jorge Mario Bergoglio avrebbe commesso durante il recente Sinodo sull'Amazzonia. Il riferimento è al caso della Pachamama, rappresentazione della Madre Terra nella cultura indio la cui effigie venne portata oltre le Sacre Mura in occasione del sinodo sull'Amazzonia. Insieme a Bergoglio mettono in guardia coloro che seguono il Papa dal rischio della "dannazione eterna".Dei quattro cardinali autori dei Dubia sulla linea di Bergoglio, Caffarra e Meisner sono deceduti. Burke ha rilasciato di recente una sibillina intervista alla testata americana The Wanderer. Come ai tempi di Liberio I e di Anastasio di Alessandria, bisogna essere pronti ad un lungo cammino di sofferenza nel nome della verità, ha detto.Secondo lui Liberio scomunicò Anastasio per una decisione politica (non voleva dispiacere all'imperatore). Chi sia l'uomo che lancerà la scomunica per amor di politica, chi sarà il santo vescovo destinato agli onori degli altari dopo una lunga prova è cosa da affidare alle interpretazioni personali. Da parte sua Brandmueller, amico di vecchia data di Benedetto XVI, che nei confronti del Sinodo panamazzonico ha avuto espressioni come "apostasia" ed "eresia".Un altro porporato che si è distinto per oltranzismo dottrinale è l'olandese Willem Jacobus Eijk, i cui stralisi dirigono contro l'intercomunione con i protestanti. Il vescovo Athanasius Schneider è forse il più attivo tra i presuli critici del corso attuale. L'attuale vescovo ausiliare di Astana, in Kazakhstan, non è favorevole a quella che vede come una equiparazione gerarchica tra confessione religiosa cristiano-cattolica e confessione religiosa islamica, che sarebbe presente nel documento che il Papa ha sottoscritto nel febbraio scorso con l'imam di Al-Azhar.Discorso a parte per l'ex nunzio apostolico a Washington, Carlo Maria Viganò. L'eco del suo memorandum di dodici pagine con cui ha domandato le dimissioni del Santo Padre circola ancora su alcune fonti tradizionaliste. Secondo le sue accuse, il Pontefice sarebbe stato avvertito per tempo della situazione creata dagli abusi dell'allora vescovo della capitale americana, McCarrick, e non avrebbe fatto niente.In una intervista ad una televisione messicana, Papa Francesco lo ha accusato di dire falsità. La questione Viganò (il quale pare sia stato visto a Monaco di Baviera a metà gennaio, con tanto di barba lunga, a manifestare contro la Chiesa aperturista) sarà affrontata da un dossier che sarà pubblicato a giorni in Vaticano.

  • Pensionato suicida a Venezia: Procura apre inchiesta per omicidio
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    Pensionato suicida a Venezia: Procura apre inchiesta per omicidio

    Secondo amici e parenti si sarebbe tolto la vita perché rischiava lo sfratto: sul caso del pensionato suicida a Venezia è stata aperta un'inchiesta.

  • "Presunto colpevole", una storia di pietà sospesa
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    "Presunto colpevole", una storia di pietà sospesa

    Quant'era alto Craxi: prima di tutto è per l'impatto fisico che spicca "a paragone di una classe politica normodotata", ed è questa la prima cosa di lui che impressiona il giovanissimo cronista mandato da Palermo a Roma il giorno che lo vede da vicino: è sulla fine del 1978, quando copiosamente ancora sanguina sull'intero Paese la ferita del sequestro, e dell'assassinio, di Aldo Moro.Quarantadue anni dopo quel cronista dalla prestigiosa carriera, Marcello Sorgi, rivive con freschezza i sentimenti, le inestricabili mosse politiche, i contrasti umani di allora e quelli di dopo, della stagione ricordata come Tangentopoli. Ne scrive col bisogno di ricomporre in un libro, sveltamente ma senza fretta, tre tempi distanti: la tragedia di Moro, il dramma di Bettino e l'adesso di un Paese segnato dai "partiti liquidi", dove gli elettori "non vanno più a votare, perché tanto, ogni giorno, ogni ora, ogni momento si vota su Facebook e su Twitter". Questo c'è, talora filtrato dall'esperienza personale di Sorgi, nelle 108 pagine di "Presunto colpevole - Gli ultimi giorni di Craxi" (Einaudi).Un libro che parte da Moro, dalla vana quanto generosa pietas del leader socialista Bettino Craxi per salvarlo, che non sarà retribuita a sua volta dal fato. Perché - ventun anni, dopo cioè vent'anni fa - la medesima pietas non sarà, non fu elargita all'ex leader del Psi, per consentirgli una "soluzione umanitaria" ai fini delle cure mediche malgrado le condanne giudiziarie. Secco fu il "no" della Procura di Milano quanto esitante fu, per qualche eccesso di opportunità, l'intervento delle istituzioni politiche. Secco altrettanto fu sull'altra sponda del Mediterraneo, da Hammamet, il "no" di principio di Craxi ("esule" o "latitante") all'ipotesi di un piantonamento in ospedale, di perizie mediche o della semplice eventualità dei successivi arresti domiciliari.Fosse stato un altro, Bettino, magari uno di quei politici "normodotati" che ricordava il cronista, sarebbe addivenuto a un compromesso. Gli rafforzò invece il rifiuto, e non è solo per dire, l'imperterrita ossessione per Giuseppe Garibaldi: se lo sognò finanche sotto anestesia, sul tavolo operatorio di un ospedale di Tunisi, quando disse di avere sognato anche Milano dove non sarebbe tornato mai più."Non era solo uno che amava Garibaldi, che prima di lui se n'era andato in Tunisia per sfuggire a un ordine di cattura dei Savoia. Craxi - racconta Sorgi - si sentiva come Garibaldi. E in questo senso considerava l'esilio come un gesto estremo di libertà e ribellione. Pronto a sopportarne le conseguenze, come testimonia Gianni De Michelis, che è suo amico e prevede in anticipo che Hammamet sarebbe stata la sua Caprera". Con una gamba piagata come l'Eroe dei Due Mondi a cui il "foruncolone" (vocabolo del pm Di Pietro) lo aveva aperto una pallottola dei bersaglieri che gli sbarrarono sull'Aspromonte la marcia verso Roma.Non c'è presa nè pretesa di posizione nel libro di Sorgi, piuttosto l'umano tentativo di rispondere - o forse di spiegare come mai non riesca a farlo - alla domanda che gli rivolse una sera l'ex premier britannico Tony Blair: "Perché non è stato possibile costruire un corridoio umanitario per Craxi, farlo rientrare in Italia per curarsi e consentirgli una degna fine?".Nel ventennale della morte di Bettino, fra libri, articoli, programmi e un film dedicati alla sua fine, il volume di Sorgi è la ricostruzione di un puzzle che non si potrà chiudere: "Craxi - osserva - è stato il grande capro espiatorio di Tangentopoli. Lasciando l'italia e non volendoci tornare, se non da uomo libero, ha consentito ai magistrati di affermare che era fuggito perché era colpevole. Le forzature giudiziarie, grazie alle quali gli sono state inflitte condanne così pesanti che, malmesso com'era, non sarebbe mai stato in condizione di espiare, fanno ancora oggi della sua vicenda un caso irrisolto".La pietas del cronista, dote piuttosto rara in quanto non obbligatoria, gira a chi legge il quesito di mister Blair. La responsabilità di una risposta è alla fin fine, o lo dovrebbe, come quella penale. Un fatto individuale.

  • Aeroporto di Bari: il tunnel di luminarie che accoglie i turisti
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    Aeroporto di Bari: il tunnel di luminarie che accoglie i turisti

    Aeroporto di Bari: tutto sul progetto del tunnel delle luminarie.

  • Elezioni, Occhetto: "Sardine hanno risvegliato sinistra sonnolenta e apatica"
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    Elezioni, Occhetto: "Sardine hanno risvegliato sinistra sonnolenta e apatica"

    Il successo di Bonaccini? "Lo speravo, più che aspettarmelo, poi con l'ingresso sulla scena delle sardine la speranza si è rafforzata, perché più che ampliare il fronte della sinistra e distruggere la destra, speravo che avrebbero risvegliato una sinistra sonnolenta e apatica, disabituata alla lotta politica, e così è avvenuto". All'AdnKronos, Achille Occhetto, ultimo segretario del Pci, commenta il voto in Emilia Romagna. Per Occhetto Salvini "ha commesso alcuni errori", sia "di comunicazione, tema su cui anche la sinistra lo considerava forte", sia di "tipo politico". "Aveva - attacca il fondatore del Pds - dimostrato di essere zero per l'operatività politica, già da ministro dell'Interno". Ma soprattutto "sulla comunicazione politica, è andato a sbattere contro quel muro che voleva capovolgere, mettendo in campo l'idea di voler liberare l'Emilia, la sua citofonata, e il tentativo di distruggere 50 anni di storia, tutte cose che hanno determinato una reazione, non solo delle sardine". "Nello stesso tempo non va sottovalutato il successo Pd, l'Emilia era già stata persa alle elezioni europee, c'è ora una riconquista che va tenuta presente", conclude Occhetto.

  • Storia del medico di Saronno che si fece angelo della morte
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    Storia del medico di Saronno che si fece angelo della morte

    Un medico dell'ospedale di Saronno e un'infermiera uniti da una relazione amorosa clandestina che hanno ucciso quattro pazienti anziani e il marito di lei. È questo il nucleo originario delle accuse che portano in carcere, il 29 novembre 2016, Leonardo Cazzaniga, e Laura Taroni nell'inchiesta 'Angeli e Demoni' condotta dalla Procura di Busto Arsizio. Le indagini poi si amplieranno fino a ipotizzare 15 omicidi: dodici di pazienti in corsia e tre di familiari (il marito, la madre, il suocero) della donna. Per dodici di queste morti Cazzaniga è stato riconosciuto colpevole di omicidio volontario e condannato all'ergastolo più tre anni di isolamento diurno.Il processo diventa l'aspra rappresentazione di due visioni incompatibili: quella dell'ex viceprimario che sostiene di avere agito "nel tentativo di rendere dignitosa la morte per morti indegne, volente e disumane" e quella della procura e degli avvocati di parte civile secondo i quali il medico uccise per "delirio di onnipotenza", scegliendo una terza via non accettabile tra l'accanimento terapeutico e l'abbandono del paziente. La strada di un "angelo della morte" come lui stesso si definiva, in preda a demoni che l'avrebbero portato a scegliere tra il bene e il male, cancellando il giuramento di Ippocrate in un ospedale di provincia della regione considerata un modello nell'assistenza ai malati. L'inizio delle indaginiLe indagini erano partite nel 2014 dopo che un'infermiera del pronto soccorso, Clelia Leto, si era presentata ai carabinieri raccontando del 'protocollo Cazzaniga': un sovradosaggio, in rapida successione, di morfina e farmaci anestetici e sedativi applicato ai pazienti anziani affetti da diverse patologie che venivano ricoverati a Saronno. Cazzaniga, 60 anni, e Taroni, di 20 più giovane, finiscono in carcere due anni dopo con l'accusa di omicidio volontario di quattro pazienti e del marito di lei, Massimo Guerra.L'uomo, possibile ostacolo alla relazione extraconiugale, muore il 30 giugno 2013 dopo essere stato indotto a credere di essere stato malato di diabete e 'finito' con la stessa sequela di farmaci usati per i malati terminali. Tra le ragioni che avrebbero scatenato la furia omicidia di Laura Taroni, ci sarebbero state anche questioni legate all'eredità del consorte. Questo parrebbe emergere da un'intercettazione del 20 maggio 2015, in cui lei "sfoga la sua rabbia, dicendo di avere un'irrefrenabile voglia di uccidere 'uno di loro', cioè uno dei parenti del marito defunto".Gli inquirenti sequestrano e analizzano una cinquantina di cartelle cliniche, mentre arrivano altre segnalazioni di morti sospette. Si indaga su un'altra quindicina di persone accusate di omessa denuncia, favoreggiamento e falso ideologico per avere creato una rete di omertà a protezione dei due presunti assassini.Il 27 febbraio del 2017, dal carcere di Busto, Cazzaniga scrive alla ormai ex amante, detenuta al Bassone di Como. "Cara signora Taroni, ho testé appreso durante l'interrogatorio con il pm di essere stato da lei accusato della morte di Massimo (Massimo Guerra, marito della Taroni, ndr) e di sua madre (Maria Rita Clerici, madre della Taroni, ndr). Sono profondamente amareggiato e addolorato. Evidentemente ho vissuto gli ultimi 5 anni, con lei, nell'oscurità piu' profonda. Dico ciò perché pensavo lei mi amasse. Io la amo ancora profondamente ma considero la relazione che ci univa (apparentemente) irrimediabilmente chiusa. Consapevole che questa mia sarà del tutto irrilevante per lei, le comunico che questa sarà la mia ultima lettera e la invito a non contattarmi mai più. La ringrazio per il dolore che mi sta provocando. Le auguro buona fortuna per la sua vicenda processuale"."Sono stanca, lo dico a te che considero ancora il mio uomo". La risposta della Taroni sembra addolorata. "Tu non hai buttato via 5 anni, non ti ho accusato di niente, ho dato ad ognuno di noi le proprie colpe". Pochi giorni prima, la svolta nelle indagini con gli interrogatori della donna che al pm di Busto, Maria Cristina Ria, descrive un ménage coniugale di brutalità, con l'idea non di eliminare ma di "neutralizzare" il coniuge. "L'ho deciso con Leonardo Cazzaniga, fu lui a suggerirmelo. Leonardo mi suggerì di farlo passare per ammalato". Il 13 febbraio lancia un'altra accusa tremenda: "Leonardo ha deciso di uccidere mia madre". Racconta che il medico l'ha soppressa praticandole nella giugulare una iniezione di fibrinolitico, un anticoagulante del sangue. Omicidi in famigliaNella chiusura delle indagini del 20 ottobre 2017, a Cazzaniga e Taroni vengono contestate altri casi di morti sospette, avvenute tra il 2011 e il 2013. Anche Maria Rita Clerici e Luciano Guerra, rispettivamente madre e suocero dell'infermiera, sarebbero stati uccisi dalla coppia. La prima, in apparenza in buone condizioni di salute, morì sul divano a casa della figlia, il 14 gennaio 2014. Non gradiva la relazione tra i due. Il secondo a 78 anni, viene a mancare il 20 ottobre 2013, dopo un ricovero lampo all'ospedale di Saronno: visitato alle otto del mattino spira quattro ore dopo.Laura Taroni si stacca anche dalla strategia processuale dell'ex amante, scegliendo il rito abbreviato che le permette lo sconto di un terzo della pena. In primo grado, viene condannata a 30 anni di carcere, verdetto confermato il 4 dicembre 2019 in appello, per gli omicidi, in concorso con lui, di Massimo Guerra e della madre Maria Rita Clerici. L'imputata - si legge nelle motivazioni - ha ammesso di aver avviato ai danni del marito nel 2011 terapie farmacologiche del tutto inutili per le sue condizioni di salute, la cui pericolosità è determinata dagli immediati e ricorrenti effetti di grave malessere, che hanno reso necessari vari ricoveri e hanno fatto correre alla vittima pericolo di vita".L'aggravante della premeditazione emerge proprio dalla "persistenza del proposito criminoso per un tempo particolarmente lungo". Per l'omicidio della madre esiste "una vera e propria confessione" della Taroni che negli interrogatori "ha spiegato in maniera precisa e compiuta che l'effetto morte è conseguito alla somministrazione di un farmaco portato appositamente a casa sua dal Cazzaniga, che lo ha iniettato con il suo consenso o comunque senza la sua opposizione". "Una terza via non accettabile"Il processo col rito ordinario per Cazzaniga si compone di una sessantina di udienze, la più importanti delle quali è quella del 22 ottobre 2019. I tre esperti super partes, nominati dai giudici viste le discrasie tra gli studi di parte, espongono le loro conclusioni sfavorevoli al 'protocollo Cazzaniga', definito dal suo inventore, nel frattempo ai domiciliari da settembre dopo tre anni di carcere, "un insieme di principi volti a consentire a persone ormai giunte alla fine della vita di morire libere dal dolore, tenendo presente anche i sentimenti dei familiari".Ben diversa la valutazione da parte di Roberto Moroni Grandini (direttore dell'hospice Cascina Brandezzata), Giuseppe Bacis (direttore del Centro antiveleni di Bergamo) e Roberto Malcontenti (medico legale). Quello esercitato dall'allora viceprimario del pronto soccorso di Saronno (Varese), Leonardo Cazzaniga, "fu un accanimento palliativo da parte di un medico che si ritiene in grado di decidere cosa sia il bene e cosa il male per un paziente: una terza via non accettabile tra l'accanimento e l'abbandono terapeutico"."Potenzialmente - è stato spiegato per un caso - un quantitativo di 30 mg di morfina poteva essere un dosaggio corretto, ma bisogna valutare il paziente e somministrargli 5 mg per volte, osservando la sua reazione. Partire con 30 mg è molto pericoloso. L'atteggiamento deve essere sempre graduale, in modo da aiutare il paziente: queste sono le cure palliative. Se non c'è una risposta, bisogna retrocedere in tempi brevi. Bisogna trovare la giusta via tra l'abbandono terapeutico e l'accanimento, una via che non è l'accanimento palliativo". Nel caso di G.P.V., 71 enne affetto dal morbo di Parkinson, arrivato in stato di incoscienza in ospedale, "il sovradosaggio appare totalmente ingiustificato con tempi e modi sproporzionati".Solo per un paziente di 93 anni, A.I., giunto al pronto soccorso dopo una caduta, non viene ritenuta certa la correlazione tra sedazione 'sbagliata' e morte. In questo caso, la prescrizione e somministrazione viene considerata coerente.La parola "ergastolo" più tre anni di isolamento diurno chiude la lunga requisitoria del procuratore Gian Luigi Fontana e del pm Maria Cristina Ria. L'ex aiuto primario del pronto soccorso di Saronno è imputato degli omicidi di dodici pazienti in corsia e di quelli di tre familiari della sua amante di un tempo. L'accusa chiede il carcere a vita per tutti questi morti tranne per il caso di uno dei pazienti, A.I., per il quale la perizia super partes non ha ravvisato un chiaro nesso causale fra la somministrazione di farmaci in sovradosaggio il decesso: per questo il medico deve essere assolto perché il fatto non sussiste.Per i pubblici ministeri Cazzaniga va condannato anche per lesioni ai danni di Massimo Guerra. Chieste, inoltre, le condanne per omessa denuncia e favoreggiamento personale per i componenti della commissione nominata per verificare l'operato di Cazzaniga.La ricostruzione delle morti di Massimo Guerra e Maria Rita Clerici è drammatica. Fontana rievoca la presunta contraffazione delle analisi al pronto soccorso per convincere il marito della Taroni di essere malato di diabete e dunque della necessità di assumere farmaci. "Abbiamo le prove di una alterazione del sangue in ospedale con una dottoressa che dice: 'Tanto l'ospedale ne uscirà pulito". "Il fine ultimo - dice il pm Ria - era quello di ridurre la libido di Guerra per via delle pratiche a cui sottoponeva la moglie - ma Cazzaniga e la Taroni, infermiera e medico, erano consapevoli delle conseguenze fino alla morte".Diverso il 'livello' di colpevolezza per la morte di Maria Rita Clerici. La madre della Taroni, una donna ancora giovane e in buona salute, subisce un tracollo. Qualche giorno prima il medico preleva farmaci dal pronto soccorso, mentre la Taroni si mostra preoccupata per inesistenti malattie di quella madre con cui ha un pessimo rapporto. Nell'ultimo giorno di vita di Maria Rita, secondo l'accusa, il comportamento della coppia è contraddistinto da "totale inerzia, nessuna volontà di soccorso. Le manovra rianimatorie iniziano solo quando il respiro si arresta e al personale del 118 è impedito di sostituirsi alla Taroni per proseguirle. Una farsa". In conclusione, "esiste una enorme pluralità di elementi di prova che il 'protocollo' era un metodo messo a punto da Cazzaniga al di fuori di ogni intento terapeutico e palliativo, per provocare la morte di soggetti che a suo insindacabile modo di vedere non meritavano di vivere"."La sua condotta che non aveva niente a che fare con la sedazione palliativa, se non lo stato dei pazienti e i farmaci impiegati. A volte Cazzaniga decideva l'applicazione del 'protocollo' e la preannunciava prima ancora di avere visto il paziente"."Era un medico esperto, che si sentiva superiore agli altri e ostentava la sua superiorità. Si definiva 'angelo della morte'. Pronunciava frasi come 'Su questo paziente dispiego le ali di angelo della morte' o 'Io sono Dio'".Per la difesa, con gli avvocati Ennio Buffoli e Andrea Pezzangora, l'unico intento dell'ex vice primario era invece quello di lenire le sofferenze di pazienti in condizioni tanto gravi da essere ormai irreversibili. Viene chiesta l'assoluzione piena perché il fatto non sussiste e, in subordine, la derubricazione del reato da doloso a colposo, con le attenuanti generiche prevalenti sulle aggravanti e l'attenuante legata a una condotta di particolare valore morale e sociale.

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