Gualtieri premia Vasco in Campidoglio: lo dedico a mio padre

Image from askanews web site
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Roma, 9 nov. (askanews) - Campidoglio cinto da un abbraccio di fan che hanno trascorso l'attesa di Vasco Rossi cantando le sue canzoni più famose. Accolto da cori anche in un'Aula Giulio Cesare gremita di giornalisti, consigliere e consiglieri staff e dipendenti capitolini, oltre a invitati e curiosi, Vasco Rossi si è accomodato a uno dei due microfoni collocati davanti al seggio della presidenza dell'Aula con tre fogli in mano, "quello che vorrei dire, anche se potrei andare anche a braccio", e "un certo imbarazzo: io non sono abituato alla mia voce, di solito c'è la musica sotto, mi vergogno", ha detto il cantante, prima di ricevere dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri la statuetta della Lupa capitolina "in riconoscimento del suo percorso artistico e del suo legame con la città", ha spiegato il sindaco.

"È per noi un grande onore accogliere Vasco Rossi, che ha dato tanto alla città che lo accoglie con un affetto che non gli permette più di girare Roma da solo, come ha scritto in un suo bel post, in cui ricordava i suoi primi viaggi nella Capitale - ha detto il sindaco Gualtieri nel suo discorso di benvenuto all'artista -. I suoi concerti hanno segnato il record assoluto del Cieco Massimo e insieme, nei momenti che abbiamo condiviso prima di questo incontro - ha aggiunto Gualtieri- abbiamo ricostruito il primo concerto alla Festa dell'Unità di Villa Gordiani nell'83. Vasco a Giugno sarà di nuovo a Roma - ha annunciato Gualtieri- e per tutte queste motivazioni noi diamo a Vasco questo omaggio della Lupa Capitolina".

"Questo edificio sorge dove nasceva l'asilum - ha raccontato il sindaco all'ospite - dove Roma è nata aprendosi al mondo con quello spirito di libertà che è propria di Vasco. Roma è la tua città, ti vuole bene, benvenuto Vasco", ha concluso il sindaco.

"Sono veramente orgoglioso e fiero di ricevere un riconoscimento così importante da una città così importante: mi sento importante anch'io - ha detto Vasco Rossi -, ringrazio il sindaco e l'assessore Onorato - ha aggiunto, cominciando a giocare con l'assessore affidandogli i fogli del discorso via via che li esauriva -, e sono onorato, lusingato e fiero per questo riconoscimento della Caput munsi, la città più importante del mondo".

Vasco ha raccontato delle sue prime incursioni a Roma negli anni Settanta "rincorrevo una ragazza che avevo conosciuto a Zocca, e sono rimasto affascinato da questi palazzi alti, e che ogni sasso qui sprizza cultura. Poi il clima che avete qui per noi che veniamo da città grigie è unico".

Ha ricordato, ancora, dei tour della promozione, degli incontri in Rai e nelle radio, "e poi di quella volta che camminavo verso piazza del Popolo e una macchina si ferma e scende il maestro De Gregori, per salutarmi. Lui che per me era un mito". "Tra le persone che venivo a trovare a Roma c'era Pannella - ha detto ancora Vasco - sempre attivo nella difesa dei diritti civili, sociali e io resto legato a lui: sono il Pannella della musica come lui era il Vasco della politica". Vasco Rossi poi ha parlato della nascita, sempre a Roma, di suo figlio Davide "nato grazie alla provvidenza divina, cui ho dovuto spiegare chi ero io, e non il personaggio". Elencando i suoi successi nella capitale, dopo Villa Gordiani, il cantante ha spiegato di aver "espugnato Roma nell'86 al Palaeur e lì è stata l'apoteosi, fino agli anni Novanta, anno della svolta perché era la prima volta che un italiano faceva più degli stranieri. Lì è cambiato tutto e gli stranieri devono bussare, ho dato forza al rock italiano, che canto in italiano, perché canto come mangio, se capisci capisci", ha aggiunto ridendo. Qualche anno dopo "suonai al Flaminio, che deve essere abitato intorno da gente abbastanza perbene perché non lo hanno dato più a nessuno - ha sogghignato ancora - E poi dall'anno dopo abbiamo occupato l'Olimpico 29 volte. Sono trent'anni che vengo a Roma, non vi voglio e non ci posso credere".

Vasco ha dedicato un passaggio intimo del suo discorso alla pandemia: "Dopo due anni senza musica è stato un disastro, anche io non sapevo più che cosa stavo al mondo a fare: non vado a cavallo, non gioco a tennis, non ho un hobby, ho solo la musica. Ma dopo è scoppiato un entusiasmo incredibile e abbiamo ricominciato a abbracciarci, a accoppiarci. Il Circo Massimo Ci stava". "Siamo usciti da un bruttissimo incubo - ha sottolineato Vasco Rossi, accompagnato da caldi applausi dell'Aula - e ora siamo qui. Sembra che qui sia arrivata davvero l'ora, speriamo di superare questo inverno", ha aggiunto con un tono serio, rotto dalla felicità di ricevere dal sindaco la Lupa dorata: "Roma ti ho conquistata, sono davvero contento di portate a casa questa statuetta - ha commentato -. La volevo dedicare a mio padre, che partiva per Roma con il camion della frutta. Lui non ha visto questa fantastica avventura", ha aggiunto prima di gridare: "grazie Roma".