Gualtiero Bassetti: "No a ingerenze ma ci auguriamo che il testo del ddl Zan sia riformulato"

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(Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)
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“Nessuno e neppure la Santa Sede ha mai messo in discussione la laicità dello Stato. Il termine ‘ingerenza’ è errato, così come lo è ‘indebita’. Lo ha spiegato il cardinale Parolin: il rilievo della Santa Sede si pone sulle possibili interpretazioni del testo, con conseguenze paradossali. In assenza di precisazioni, nel normale svolgimento delle funzioni evangelizzatrici proprie della Chiesa che è in Italia, parte della Chiesa universale, si corre il rischio di rendere punibili arbitrariamente affermazioni di antropologia fondata, tra l’altro, su una fede condivisa da milioni di credenti. È prassi diplomatica scambiarsi note verbali. La Santa Sede ha fatto notare, con toni pacati, alcuni punti. La vera domanda è un’altra: come mai un documento riservato è stato inviato ai giornali per la pubblicazione?”. Lo dice, intervistato da la Repubblica, il presidente della Cei, Gualtiero Bassetti.

Bassetti ribadisce che c’è “piena continuità di vedute e di azione” tra Vaticano e Cei, “ogni supposizione alternativa è priva di fondamento. La Cei, già da un anno, ha formulato pubblicamente le proprie preoccupazioni sul testo, di ampia portata, circa ad esempio la vaghezza del dettato normativo o la pericolosità dei reati di opinione. Sono state ampiamente condivise anche da associazioni, movimenti, intellettuali e politici di diverso orientamento. Il rilievo della Santa Sede, espresso in via riservata, è diverso per modalità e per contenuto”. “Non c’è stato alcun cortocircuito interno vaticano, né tanto meno tra Santa Sede e Cei”, insiste. “Tutt’altro: è evidente che la Santa Sede e i vescovi hanno la stessa opinione sul ddl. Entrambe le istituzioni sono intervenute nel merito e con modalità loro proprie”.

Per la Chiesa italiana ”È necessario garantire in modo adeguato la libertà di espressione e, tanto più laddove s’intendono introdurre norme di natura penale, non bisogna lasciare margini interpretativi non ragionevoli. Questo discorso vale anche per la Giornata nazionale contro l’omofobia nelle scuole. Altrimenti c’è il rischio che, oltre all’istigazione all’odio, venga sanzionata la libera espressione di convincimenti etici e religiosi e sia inoltre messo in discussione il diritto umano universale dei genitori all’educazione dei figli secondo i propri convincimenti e a insegnare ciò che è bene e ciò che è male”. “Alcune definizioni appaiono molto vaghe - aggiunge - e questo renderebbe l’applicazione della legge penale rischiosamente incerta”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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