Gucci, Facebook intentano causa congiunta per presunta contraffazione

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Prodotti Gucci nella vetrina di un negozio in Old Bond Street a Londra

MILANO (Reuters) - Gucci e Facebook hanno intentato una causa congiunta in California contro una persona che avrebbe utilizzato le piattaforme di social media del gruppo statunitense per vendere prodotti Gucci falsi.

Lo hanno comunicato le due società.

L'iniziativa, la prima nel suo genere sia per Gucci che per Facebook, è l'ultimo esempio di un gigante di Internet che unisce le forze con un marchio del lusso per combattere la proliferazione di merci contraffatte in vendita sui social media.

Amazon ha avviato azioni simili nell'ultimo anno insieme a Valentino e Ferragamo.

In una dichiarazione, Gucci - prima voce di utili per il gruppo francese Kering - e Facebook hanno detto che l'imputato, di cui non è stata rena nota l'identità, ha utilizzato più account Facebook e Instagram per promuovere la sua attività internazionale di contraffazione online.

Le vendite online di borse, scarpe e indumenti di lusso sono aumentate nell'ultimo anno, con la pandemia di coronavirus che ha costretto i rivenditori a chiudere temporaneamente i negozi.

Gruppi come Facebook sono desiderosi di avanzare nel mercato del lusso e del "social commerce", ma per farlo devono dimostrare che le loro piattaforme non sono un canale per la vendita di merce contraffatta e sono sicure per i brand, alcuni dei quali sono riluttanti a vendere i loro prodotti tramite terze parti.

"Più di un milione di contenuti sono stati rimossi da Facebook e Instagram nella prima metà del 2020, sulla base di migliaia di segnalazioni di prodotti contraffatti inviate dai proprietari dei marchi, tra cui Gucci", si legge nel comunicato.

Solo nel 2020, le operazioni del team interno di Gucci che si occupa proprietà intellettuale hanno portato alla rimozione di quattro milioni di annunci online, al sequestro di 4,1 milioni di prodotti contraffatti e alla disabilitazione di 45.000 siti Web, inclusi alcuni account social.

(Tradotto da Alice Schillaci in redazione a Danzica, in redazione a Roma Francesca Piscioneri, alice.schillaci@thomsonreuters.com, +48587696614)